Un 25 novembre ipocrita
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Le riforme costituzionali….Anche quelle di cui nessuno parla !
Il ritmo convulso di questa campagna referendaria offusca ogni altro aspetto della nostra vita di cittadini. Il braccio di ferro con la Commissione europea, che guarda con diffidenza i nostri conti, mi induce a riflettere su di una strana coincidenza.
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Una Rifondazione Italiana?
Mesi senza scrivere nulla, un piccolo blog quasi dimenticato. Mi ricordo della sua esistenza quando vorrei scrivere qualcosa, ma non so a chi. E non so chi leggerebbe con animo libero le mie parole.
La rete è un mare magnum in cui ciascuno getta ciò che vuole: acqua pulita di fiumi e torrenti, discariche putride, rifiuti, lacrime.
Dopo essermi iscritta a facebook ho imparato a dire la mia con piccoli commenti, post fugaci e qualche foto. Ma il mio blog mi ha permesso, negli anni, di approfondire, comunicare e conoscere. Chinorisica è altro, rispetto ad un profilo facebook molto più popolare, ma molto meno profondo.
In questi mesi mi sono scoperta intollerante. Non sopporto più che il mio Paese venga trattato come terra di conquista da personaggi in cerca di un benessere senza corrispettivo. E non sopporto che il mio fastidio sia tacciato di razzismo o crudeltà.
Non mi piace vedere la mia città sporca, deturpata da orde di incivili ( di ogni appartenenza etnica o nazionalità) che abbandonano bottiglie e vomito sulle piazze curate e nei giardini , così come odio la puzza di piscio dei vicoli e dei molti spazi verdi ritagliati tra le vie del centro.
Piazze, monumenti, chiese, sempre meno presidiati perchè i soldi sono pochi e vengono usati per un ordine pubblico timoroso e scarso, quello di un Paese che ha paura.
L’incuria dei troppi Italiani indifferenti ed ignoranti si è sommata al disprezzo di molti nuovi arrivati, che vogliono sfruttare lo Stato sociale e il residuo benessere concesso da un PIL in stallo.
Se poi aggiungiamo la malafede e il bizantinismo di una classe politica fra le peggiori al mondo, il quadro è completo.
Povera patria, povero Paese. Io che lo amo e ne vado fiera soffro molto. Non credo affatto che i figli non nati dai giovani Italiani, sempre più poveri e disoccupati, potranno essere rimpiazzati dai figli degli immigrati. Come non credo che l’anima e l’identità di un popolo possano avvantaggiarsi solo dei titoli di studio ottenuti all’estero.
So che esprimo concetti difficili da accettare, che il terzomondismo radical chic storcerebbe il naso leggendomi ( ma tanto non lo farà…), che potrei essere tacciata di populismo ( che cos’è poi….?) o, peggio, di razzismo. Ma non sono mai stata razzista, nè posso dire di essere attratta da culture che escludono o vivono rinchiuse nei loro confini ordinati.
Ma il limite della mescolanza virtuosa, della solidarietà costruttiva, dell’aiuto finalizzato a far crescere mi sembra sia stato superato.
Non c’è nulla di utile o virtuoso nell’accumulare disperati su prati e panchine, nel consentire a orde di nullafacenti nerboruti di monopolizzare piazze e giardini, nel riempire le città di mendicanti senza speranza.
Presto la misura sarà colma e un popolo abituato a sopportare le nefandezze e l’illegalità di politici corrotti soccomberà alla criminalità ” minore “, quella che rende insicure le città, le metropolitane, le piazze. Una violenza che la mancanza di fondi non riesce a fermare, che arriva a ondate costanti, sommandosi al nostro sottofondo storico di delinquenza mafiosa e comune.
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Sanifonds
Un fantasma si aggira fra i dipendenti pubblici in Trentino: Sanifonds.
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Un po’ di Colonia?
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la condanna dell’amore
Chiudo il 2014 con il trentesimo post dell’anno. Il meno fecondo da quando Chinonrisica esiste.
Anni di fatica inutile, che pesano tanto su spalle non più in grado di reggere, fingendo che serva a qualcosa.
Forse le vite di tutti sono impastate dall’ipocrisia del fare e forse poi, alla fine, resta poco o nulla dell’indaffararsi di ognuno. Vite che generano vite e che sono destinate ad essere ingombro, fastidio, peso. Quanto sarebbe meglio decidere di bastare a se stessi o di sparire, non appena chi nasce da noi è in grado di gestire l’essenziale.
A che cosa serve portare la croce di una quotidianità inutile, ipocrita e per qualcuno persino irritante? Non c’è salvezza senza amore, comprensione, affetto e complicità. E sono virtù rare e preziose: scambiate facilmente, in gioventù, con la soddisfazione di un istinto sessuale vigoroso, ma ben lontane dall’esserne sinonimi.
L’amore non è una facile scopata, affetto e complicità non sono l’attrazione sessuale, comprensione non è la reciprocità del desiderio. Lo capisci quando è tardi per scegliere chi vuoi davvero accanto, per vivere – non sopravvivere – nei giorni freddi della maturità.
Se essere soli è inevitabile, sarebbe bene scoprire un sano egoismo riparatore. Soli per se stessi e con se stessi. Bastando alle proprie risorse e alle proprie forze, fino a che si può.
La condanna dell’amore ti porta invece a cercare toppe e rimedi a lacerazioni sempre più ampie.
Rammendi che si applicano a tessuti sempre più fragili, indeboliti forse dai lavaggi eccessivi, dalle cure continue, dal calore del ferro da stiro con cui – ingenua e stolta donnina – volevo coltivarne e mantenerne la bellezza.
Il trentesimo articolo del 2014. Mai ho atteso un nuovo anno con tanta intensità, terminando quelli trascorsi con tanta disillusione.
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Ancora Remigini?
I Remigini erano i bambini che iniziavano la scuola.
Piccoli, con enormi cartelle rigide (gli zaini erano di là da venire), grembiulini bianchi e neri, in attesa del fiocco che la maestra avrebbe scelto per loro.
Era il primo giorno di ottobre e l’esordio era salutato dalla TV( dei ragazzi!), dalle cartolerie, dai genitori e dai parenti.
La scuola era vista come una tappa essenziale della vita,i piccoli studenti riempivano ordinati aule grandissime, affollate, con banchi di formica verde, lavagne girevoli e cattedra rialzata.
Oggi molto è cambiato, ma credo restano intatte le emozioni di chi inizia. Ci sarà tempo per dissacrare,sbuffare, disprezzare…..Piccoli occhi in aule meno severe ed affollate, pieni della stessa curiosità.
Cerchiamo di essere all’altezza delle loro attese!!
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Lecce, luce azzurra e miele
Ringrazio un amico che mi ha consigliato di riprendere il blog. Oggi ho pubblicato due post, sull’onda dell’entusiasmo.
L’articolo che segue è così bello che mi sarebbe dispiaciuto perderlo e non fissarlo tra i miei ricordi.
Lecce è una città del cuore, per me. E questo articolo la descrive splendidamente
Consiglio a tutti una visita: barocco spavaldo, azzurro e luce, due mari vicini, ottimo cibo e cortesia.
Lecce, città inzuppata nel latte
di Tomaso Montanari
“Il Fatto Quotidiano”, 7 lug. 2014
IL SEGRETO DEGLI ARCHITETTI
Lecce è un biscotto. Tutto traforato, decorato, stampigliato.
E infatti Lecce è stata inzuppata nel latte, tanto tempo fa. Davvero, sul serio: gli scultori e gli architetti del Seicento avevano capito che per farla durare, la pietra morbida che tagliavano e scolpivano (il leccisu), bisognava impregnarla di latte. Così sarebbe diventata impermeabile, e col tempo si sarebbe indurita. Lo scrive un poeta, nel 1635: le pietre a Lecce sono così numerose che nessuno ci fa caso. E sono tenere, come un legno giovane – dice ancora: ma dopo che vengono tagliate «in loro passa virtute che le pregia e che l’indura: mirabili a vederle». Poi, col passare dei decenni e dei secoli, quella pietra prende il color del miele, biondo e solenne. Ecco: Lecce è una città di latte e di miele, come quelle di cui si parla nei Salmi.
E nel latte e nel miele vivono migliaia di figurine, animate e misteriose. Putti grassocci e goffi che si abbracciano per non cadere nel vuoto, circondati da cherubini e serafini affogati tra i festoni di verzura. E ancora aquile, draghi, leoni, unicorni, scimmie e pirati turchi: tutti a reggere le mensole su cui posano santi timidi, o quelle su cui si agitano altri santi più estroversi, quasi esibizionisti. E ovunque frutta: festoni, cesti, trionfi, monti di frutta di ogni tipo. Ci sono terrazze rette da sette o otto cavalli alati, e scritte di pietra srotolate da legioni di angioletti sbarazzini. Interi alberi di pietra, abitati da uccelli del paradiso, crescono sulle facciate delle chiese: e uno pensa che sia di zucchero filato, questa città meravigliosa e struggente. E poi ancora: dalle pareti sbucano donne che pregano a mani giunte, ma anche loro sono di pietra, e pensi che tra poco saranno reinghiottite in questo mare giallo e dolce. Infine, mentre il sole gira, capisci che questo traforo di pietra, questo magnifico scialle, serve solo a catturare la luce, ad ingannare le vampe d’estate: a dipingere tutta Lecce con un chiaroscuro che cambia lentamente, ma inesorabilmente. Come se un pittore divino fosse perennemente incerto sulle luci del suo immenso quadro.
Sant’Oronzo, che era una persona seria, contempla tutto questo dalla vetta di una solida colonna romana: e guarda con benevola perplessità quel gran biscotto scolpito, tuffato nel latte e ormai color di miele. E non smette mai di proteggerla, la sua Lecce: per farcela ritrovare ogni volta più commoventemente bella di prima. Per invitarci a tornare, per offrirci ancora il suo latte e il suo miele.
Pubblicato su Senza categoria | Tag:il fatto quotidiano, Lecce, Tomaso Montanari
Daniza che muore……
Daniza è l’ora trentina uccisa dall’incuria umana, a causa di una anestesia poco accurata. Ha lasciato orfani i suoi piccoli alla vigilia di un letargo difficile, per loro.
Questa lettera è stata pubblicata sul Venerdì di Repubblica, il 19 settembre. Ne sono fiera….Un piccolo peccato d’orgoglio.
Daniza è un simbolo, una metafora dei nostri giorni e dei rapporti di forza di cui siamo spettatori.
Pubblicato su Senza categoria | Tag:Life Ursus, Orsa Daniza, Rossi e Daniza, Trentino e orso
Sola
Che cosa ti porta a guardare con indifferenza il tuo corpo che cede sotto la trascuratezza e l’inedia? Il gusto un po’ tetro di mangiare le unghie, rinunciando ad avere mani dignitose. Gli abiti indossati per coprire, nascondere, non più per piacersi e piacere.
Questa sensazione di inutilità profonda che parte dall’impossibilità di procreare e diventa negazione di sè, trasparenza totale agli occhi di chi dovrebbe guardarti con la tenerezza degli anni: è una condanna che forse merito. Non so.
Certo è dura e difficile da sopportare, come un castigo inaspettato. Cuore pesante e mente in subbuglio, dovere da compiere e voglia di sottrarsene e scappare.
Non può essere vita.
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