Pubblicato da: chinonrisica | 1 dicembre 2016

Contra factum non valet argumentum”

Non vorrei sempre scrivere di politica! Ma non posso farne a meno. Come i tifosi al bar dello sport o gli amanti del gossip davanti ad una rivista patinata….

Le ultime 48 ore di campagna elettorale stanno scorrendo veloci e ad un tempo lentissime, tra le mille scorrettezze dell’informazione obbediente, le bugie sparate da Renzi, le piccole vendette del misero Prodi, le statistiche addomesticate dell’ISTAT, la disoccupazione che diminuisce, la domanda interna che cresce e persino gli arresti di latitanti eccellenti.

Tutto va bene, quindi. E perchè vada meglio ancora votate SI. Improvvisamente gli sbarchi sulle nostre coste sono cessati, la deflazione sparita, il debito pubblico ( gonfiato per le mance elettorali)azzerato, gli anziani poveri sono ringiovaniti ed arricchiti, i terremotati felici di abitare nelle casette di legno, il dissesto idrogeologico è…acqua passata!

Credo che il voto di domenica sarà uno spartiacque indispensabile per chi, come me, crede che l’approvazione di questa  modifica costituzionale sarà una vera iattura. Gli Italiani voteranno:  e solo lunedì sapremo se siamo un popolo maturo, capace di guardare la realtà per affrontarne i problemi e risolverli o se ancora crediamo alle illusioni propagandate dall’Uomo Forte, della Provvidenza.

Se sarà così, non c’è speranza per il nostro Paese. Diventeremo, come la Grecia, lo sgabuzzino in cui l’Europa del Nord farà confluire tutti i migranti clandestini che , con la attuale normativa europea ed italiana, resteranno per sempre qui, prima a farsi mantenere e poi a delinquere. Elemosineremo anno per anno qualche risorsa per far fronte a finte emergenze, allo scopo di tamponare l’obbligo autoimposto del pareggio di bilancio, sforneremo masse di giovani ignoranti e disinformati  in uscita da una scuola ridotta a puro babysitteraggio. E avremo un futuro di anziani  senza pensioni o con assegni miserabili. Mentre i rampolli dei vip veleggiano ( e veleggeranno) nel mondo, lontani dal nostro Paese ridotto al lumicino

Io penso che qualcosa si debba fare. E vorrei tanto poter essere utile e credere che un futuro migliore sia realizzabile.

 

 

 

 

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Pubblicato da: chinonrisica | 25 novembre 2016

Un 25 novembre ipocrita

 Pur con amarezza, non celebrerò in alcun modo la giornata della violenza contro le donne.
E non lo farò da  madre di una giovane professionista alle prese con le difficoltà di inserimento in una società in piena e prolungata crisi economica. Non lo farò da insegnante,abituata a confrontarmi con le mie tante studentesse, ormai donne.
Non lo farò da persona impegnata politicamente da sempre. Non mi presterò all’ennesima ipocrisia, che identifica la tutela delle donne  con lo sdegno contro le uccisioni, i ferimenti e le umiliazioni delle tante vittime di falsi ed ingannevoli amori.
Sotto i nostri occhi, che non vogliono vedere, si moltiplicano i casi di donne che non sono pienamente cittadine, non conoscono la nostra lingua, non possono  aspirare ad una pur piccola indipendenza economica, vivono delle scelte e delle decisioni di uomini che su di loro hanno un potere totale. Questi ultimi non le uccidono,( ma a volte si, come ovunque), tuttavia negano loro lo status di parità e di dignità che la nostra Costituzione invece garantisce..
Sono indignata dal silenzio su questi temi fondamentali, contrabbandati come rispetto culturale e bollati come manifestazione di strisciante razzismo.
Islam Italia di Gad Lerner, nella puntata di domenica scorsa,  ha mostrato con inconfutabile  evidenza, in tarda serata ( perchè?), il ruolo sottomesso e marginale delle donne nell’Islam italiano.
Molto ci sarebbe da dire sul trattamento universale riservato alle donne: spose bambine,destinate ad una triste rivisitazione del matrimonio riparatore nella Turchia di oggi,mogli di poligami riproduttori instancabili ( a quando una seria politica di controllo delle nascite nei Paesi da cui i giovani fuggono per povertà e disperazione?), schiave di lusso di sauditi miliardari, che suppliscono con oro e gioielli ad una mancanza totale di autonoma visibilità e dignità per le loro compagne.
Mi si dirà che altrettanta libertà manca alle icone occidentali del successo, vittime della sopraffazione maschile con altrettanta crudeltà: chirurgia plastica estrema, sessualità ostentata, sindrome della “donna del capo”, come dimostrano le ultime scelte in ambito statunitense.
Ma credo che non esista paragone tra la sofferenza di  donne vilipese ( come Rosy Bindi o  le vittime del novello presidente Trump) e quella di donne costrette a non votare, non parlare la lingua del Paese in cui vivono, non guidare nè andare in bicicletta, non mostrare il proprio volto e tanto meno il proprio corpo , non poter sposare un uomo di fede religiosa diversa. Donne spesso, invece, obbligate ad accettare scelte matrimoniali imposte dal padre e a diventare proprietà del marito.
Questo mi indigna sapendo che è pratica frequente nel mondo. Mi diventa insopportabile, però, se vissuto e tollerato come scelta culturale nel mio Paese, con la Costituzione vigente, per la quale donne  e uomini orgogliosi hanno combattuto.
Si dirà che sono scelte culturali e libere.
Come quelle delle nostre nonne? Libere di non lavorare, di lasciare la politica (  una “cosa sporca”!) agli uomini, che non permettevano loro di votare nè di essere votate);  libere di non uscire la sera, di sposare il loro rapitore evitandogli la condanna per violenza carnale. Erano libere, le nostre nonne che hanno conquistato per noi l’emancipazione, di dedicarsi alle cure domestiche, soffocando ogni vocazione professionale, di subire la potestà maritale, di seguire il marito ovunque quest’ultimo avesse voluto stabilire la residenza familiare.
Con questi precedenti e senza ipocrisia che valore possiamo riconoscere alla pseudo – libertà delle donne che sempre più spesso arrivano, con i ricongiungimenti, più che con gli sbarchi, nel nostro Paese? Interessa a qualcuno il fatto che non possano dedicarsi allo studio della lingua perchè il marito non  permette loro di uscire e frequentare corsi aperti alla collettività?  Che non possano rispondere ad un’intervista, partecipare alle decisioni sul futuro dei figli, lavorare fuori casa, vestire come preferiscono,frequentare chi desiderano, essere protagoniste delle loro scelte religiose, civili, economiche e familiari?
 Con quale coscienza condanniamo la violenza degli uomini che uccidono il corpo restando indifferenti a quelli che soffocano l’anima, l’autonomia, la libertà, la creatività, in nome di un qualunque credo religioso, in una società che garantisce in privato libertà di culto, ma si ispira, nella vita sociale, a laicità di pensiero e di azione? A questo proposito,sulla presunta libertà e sulla simbologia offerta ( e il predecente creato)  dalla consigliera velata, eletta per il PD presso il Comune di Milano, Lorella Zanardo( Il Fatto quotidiano, 15 giugno 2016) scrive “Credo fermamente … che le conquiste ottenute con fatica ed enormi sacrifici vadano rispettate e onorate e che se si desidera occupare un posto nella gestione politica pubblica delle nostre città, lo si debba fare rispettando le lotte e le conquiste di noi donne italiane, onorandone anche i simboli più evidenti; come lo è il presentarsi, uomini e donne, a volto e a capo scoperto.”
Pubblicato da: chinonrisica | 25 novembre 2016

Le riforme costituzionali….Anche quelle di cui nessuno parla !

Il ritmo convulso di questa campagna referendaria offusca ogni altro aspetto della nostra vita di cittadini. Il braccio di ferro con la Commissione europea, che guarda con diffidenza i nostri conti, mi induce a riflettere su di una strana coincidenza.


Nell’aprile del 2012 ( era esattamente il 17 di un bisestile infausto) il Senato approvò in via definitiva la modifica dell’articolo 81 della Costituzione, obbligando così il nostro Paese a prevedere che la contabilità dello Stato dovesse necessariamente far  pareggiare le uscite con le entrate, salvo eventi eccezionali e, naturalmente, temporanei.E’ da notare che nessun Paese europeo ha inserito una simile clausola capestro tra i principi costituzionali, ad eccezione della Germania, che però lo ha fatto solo nel 2009, molto tempo dopo aver risolto la profonda crisi interna dovuta alla riunificazione.
L’approvazione di questa epocale modifica della Costituzione avvenne in sordina, quasi clandestinamente, con un percorso ( pur aggravato da una doppia lettura, come previsto dall’articolo 138 che tutela la rigidità della nostra Carta fondamentale) iniziato il 5 ottobre 2011. In sei mesi, quindi, e nel quasi totale silenzio dei media, si realizzò una modifica costituzionale, di rango analogo a quella che sta incendiando gli animi in tutto il Paese. 
Non ci fu dibattito tra i cittadini perchè ad approvare quella modifica scellerata fu una maggioranza bulgara: su 281 presenti e 280 votanti, i favorevoli furono 235, 11 i contrari, 34 gli astenuti.
L’aula del Senato non era affollata , dato che il tema era ostico e un po’ imbarazzante. Molti gli assenti, ma il risultato fu deludente per chi sperava che una maggioranza meno compatta avrebbe potuto lasciare spazio alla voce del popolo sovrano, attraverso il  referendum confermativo, come quello che ci accingiamo a celebrare il 4 dicembre.
Lascia l’amaro in bocca constatare come oggi Matteo Renzi si appelli alla Commissione europea per reclamare la possibilità di finanziare alcune scelte di politica economica attraverso il ricorso al debito pubblico ( quello stesso che si è voluto esorcizzare attraverso la silente ed occulta modifica costituzionale del 2012) e che nel contempo si invitino i cittadini a votare a favore di una nuova modifica costituzionale, stavolta propagandata in modo roboante e intesa come salvifica delle sorti del Paese.
Con il nuovo testo della Costituzione si ridurranno i tempi di approvazione delle leggi? Forse,ma la breve e triste storia del pareggio di bilancio – che oggi ci obbliga a mostrare i muscoli in Europa con scarso e comunque effimero risultato –   dimostra che in brevissimo tempo un Parlamento compatto può addirittura modificare la Costituzione, inserendo in un testo così fondamentale clausole indigeste e pericolose, in totale assenza di limiti, contestazioni e pubblicità.
Avremo, se il referendum confermerà le modifiche costituzionali, un Parlamento dimezzato, con costi pressocchè identici, che dovrà rispettare regole economiche sciagurate e utili alla sola Germania.
Se davvero si volevano fare delle riforme importanti in favore dei cittadini, non sarebbe stato opportuno sconfessare la scelta del 2012 e cancellare l’obbligo del pareggio di bilancio dalla Costituzione? Se davvero poi si volevano mantenere le mani libere dai vincoli capestro imposti da regole egoiste e spietate, non si poteva cogliere l’opportunità di ritornare al vecchio dettato dell’articolo 81 della Costituzione? Perchè non ricomprendere anche questo articolo nell’insieme delle modifiche effettuate?
La storia delle elezioni e del referendum tenutisi nel 2015 in Grecia dovrebbe essere per noi un campanello di allarme: i popoli sono vittime dell’ingordigia economica di un potere mondiale di cui i Governi sono complici o succubi.Evitarne l’abbraccio mortale ci consentirà di rimanere umani e democratici.
 
Giovanna Giugni- Trento-
Pubblicato da: chinonrisica | 21 settembre 2016

Una Rifondazione Italiana?

Mesi senza scrivere nulla, un piccolo blog quasi dimenticato. Mi ricordo della sua esistenza quando vorrei scrivere qualcosa, ma non so a chi. E non so chi leggerebbe con animo libero le mie parole.

La rete è un mare magnum in cui ciascuno getta ciò che vuole: acqua pulita di fiumi e torrenti, discariche putride, rifiuti, lacrime.

Dopo essermi iscritta a facebook ho imparato a dire la mia con piccoli commenti, post fugaci e qualche foto. Ma il mio blog mi ha permesso, negli anni, di approfondire, comunicare e conoscere. Chinorisica è altro, rispetto ad un profilo facebook molto più popolare, ma molto meno profondo.

In questi mesi mi sono scoperta intollerante. Non sopporto più che il mio Paese venga trattato come terra di conquista da personaggi in cerca di un benessere senza corrispettivo. E non sopporto che il mio fastidio sia tacciato di razzismo o crudeltà.

Non mi piace vedere la mia città sporca, deturpata da orde di incivili ( di ogni appartenenza etnica o nazionalità) che abbandonano bottiglie e vomito sulle piazze curate e nei giardini , così come odio la puzza di piscio dei vicoli e dei molti spazi verdi ritagliati tra le vie del centro.

Piazze, monumenti, chiese, sempre meno presidiati perchè i soldi sono pochi e vengono usati per un ordine pubblico timoroso e scarso, quello di un Paese che ha paura.

L’incuria dei troppi Italiani indifferenti ed ignoranti si è sommata al disprezzo di molti nuovi arrivati, che vogliono sfruttare lo Stato sociale e il residuo benessere concesso da un PIL in stallo.

Se poi aggiungiamo la malafede e il bizantinismo di una classe politica fra le peggiori al mondo, il quadro è completo.

Povera patria, povero Paese. Io che lo amo e ne vado fiera soffro molto. Non credo affatto che i figli non nati dai giovani Italiani, sempre più poveri e disoccupati, potranno essere rimpiazzati dai figli degli immigrati. Come non credo che l’anima e l’identità di un popolo possano avvantaggiarsi solo dei titoli di studio ottenuti all’estero.

So che esprimo concetti difficili da accettare, che il terzomondismo radical chic storcerebbe il naso leggendomi ( ma tanto non lo farà…), che potrei essere tacciata di populismo ( che cos’è poi….?) o, peggio, di razzismo. Ma non sono mai stata razzista, nè posso dire di essere attratta da culture che escludono o vivono rinchiuse nei loro confini ordinati.

Ma il limite della mescolanza virtuosa, della solidarietà costruttiva, dell’aiuto finalizzato a far crescere mi sembra sia stato superato.

Non c’è nulla di utile o virtuoso nell’accumulare disperati su prati e panchine, nel consentire a orde di nullafacenti nerboruti di monopolizzare piazze e giardini, nel riempire le città di mendicanti senza speranza.

Presto la misura sarà colma e un popolo abituato a sopportare le nefandezze e l’illegalità di politici corrotti soccomberà alla criminalità ” minore “, quella  che rende insicure le città, le metropolitane, le piazze.   Una violenza che  la mancanza di fondi non riesce a fermare, che arriva a ondate costanti, sommandosi al nostro sottofondo storico di delinquenza mafiosa e comune.

Pubblicato da: chinonrisica | 11 febbraio 2016

Sanifonds

Un fantasma si aggira fra i dipendenti pubblici in Trentino: Sanifonds.

Pochissimi sanno che cosa sia e persino che ci sia. Eppure tutto il  “ personale della Provincia autonoma di Trento, degli enti strumentali della Provincia, dei Comuni, delle Comunità e delle Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona, appartenenti ai vari comparti di contrattazione (Comparto Autonomie locali, Comparto Scuola, Comparto Sanità, Comparto Ricerca),” dovrà assoggettarsi all’  ” obbligatorietà dell’iscrizione ……. al Fondo Integrativo “Sanifonds Trentino”;
Così recita testualmente la delibera n.2693 del 2013.
Una spesa di otre 5 milioni di euro erogati dalla PAT ( cioè da tutti noi) per assistenza sanitaria integrativa,e anche, citando la precedente delibera,  per ” 1,75 milioni di euro a carico del personale (36.000 beneficiari stimati)” .
Premesso che non sono chiari i servizi sanitari integrativi garantiti dal neonato Sanifonds, non sarebbe stato un bene informare gli interessati delle possibilità offerte dal nuovo organismo? E perchè destinare risorse pubbliche ( 128 euro per ogni dipendente) a realizzare servizi sanitari integrativi privati mentre si tagliano risorse al servizio sanitario pubblico, tanto che, dai dati emessi dalla stessa Azienda sanitaria, il 17% dei trentini ricorre a visite e ricoveri fuori provincia e il 35% dei cittadini è deluso dai tempi di attesa?
Se il problema della sanità trentina è quello dei costi, perchè distrarre da un settore in sofferenza risorse necessarie a garantire una maggiore efficienza e soddisfazione degli  utenti? E perchè i destinatari di tanta generosità sono stati tenuti all’oscuro di ogni dettaglio, privati della possibilità di avere piena consapevolezza dei vantaggi ( o degli svantaggi) di questa modalità di gestione del denaro dei contribuenti?  
Norberto Bobbio sosteneva che ” quando non si vede bene cosa c’è davanti, viene spontaneo chiedersi cosa c’è dietro“
Sarebbe interessante sapere a quanto ammontano i costi di gestione del fondo, ricco di 8 consiglieri di amministrazione, 16 componenti dell’assemblea dei delegati, 4 membri del collegio sindacale. 
E perchè, se l’intento era davvero solo quello di ampliare i servizi a vantaggio dei cittadini, non consentire a ciascun beneficiario di scegliere l’assicurazione sanitaria più idonea alle proprie esigenze, mettendo a disposizione dei singoli fondi vincolati allo scopo e risvegliando nel contempo una sana concorrenza, tipica di quel privato che si vuole sollecitare? 
Un incontro pubblico risolutore avrebbe consentito a tutti di acquisire notizie, rinsaldando convinzioni , chiarendo dubbi e perplessità.
Ma è stata un’occasione persa, forse perchè le elezioni sono ancora lontane.
Pubblicato da: chinonrisica | 15 gennaio 2016

Un po’ di Colonia?

Sono rimasta senza parole nel percepire l’imbarazzo dei giornalisti incaricati di dare la notizia dei fatti accaduti a Colonia.
Un imbarazzo figlio di ipocrisie infinite, dannose per tutti, letali per le conquiste femminili.
Le donne occidentali fanno i conti da sempre con la violenza e la prevaricazione maschili: per mantenere viva l’attenzione sull’uguaglianza  e realizzare piena parità- almeno sulla carta- sono nate associazioni, comitati, manifestazioni e sono state ottenute modifiche significative ai nostri codici, civile e penale.
Questo non significa che la strada ancora da percorrere sia breve.
Ma sono  fiera di poter spiegare ai miei studenti che non esistono più potestà maritale e paterna, che i coniugi hanno eguali diritti e doveri, che lo stupro è finalmente un reato contro la persona.
Questo mentre ancora le donne che lavorano fuori casa sono la metà degli uomini,  il cognome attribuito ai figli è quasi esclusivamente quello paterno,  i media ci propongono immagini femminili spesso imbarazzanti.
Quello di cui proprio non abbiamo bisogno, in questo clima di faticosa e continua conquista , è il ritorno alla donna come preda sessuale , realizzato con schemi da giungla e con metodi rapaci, organizzato per ferire nell’animo, prima ancora che nel corpo.
Le donne di Colonia ( ma anche svizzere o di Amburgo) sono diventate il simbolo di quello che, per molti uomini, tutte le donne  devono diventare: animali in fuga, da utilizzare per sfogare istinti, per terrorizzare popoli, per affermare identità.
A questo ci ha portato il non voler vedere come gli uomini provenienti dal mondo islamico troppo spesso trattano le loro donne. Ci siamo nascosti dietro il rispetto dell’altrui cultura per diluire la nostra. Anzi, per sminuire , minimizzare e togliere forza alle conquiste femminili in Occidente.
In una stessa realtà territoriale non possono esserci donne che dissertano sulla femminilizzazione dei sostantivi legati ai ruoli ( ministra, assessora, chirurga..) ed altre costrette a restare a casa, a non conoscere la lingua del Paese che le ospita, a camminare a rispettosa distanza dai propri mariti.
Non ci possono essere donne a cui non è permesso uscire per frequentare corsi di lingua o di diritto ed altre che si candidano ad importanti ruoli istituzionali. I diritti, se non sono universali e sostanziali,non possono definirsi tali.
In Europa abbiamo accettato, per le donne di altri Paesi, ciò  a cui mai avremmo consentito per gli uomini provenienti da quegli stessi Paesi!
Immagino l’indignazione popolare davanti a individui di sesso maschile ghettizzati dalle loro donne, in un continente che fa dei diritti umani un’ indiscussa bandiera civile!
Non lo si sarebbe tollerato, giustamente. Mentre lo si accetta per le donne.
Ciò ha indotto alcuni fanatici, dotati di un ego maschile belluino ed immaturo, a pensare che fosse possibile – ed anzi giusto –  “punire” la libertà femminile con una violenza a raffica, beffarda e irridente.
Intendiamoci, l’anello debole della catena, le donne, piacciono sottomesse e umiliate a molti uomini, senza troppe differenze etniche e culturali: ad alcuni viene lasciato il “lavoro sporco”, mentre  altri li supportano, con il silenzio complice e con la minimizzazione facile.
Dobbiamo dire con chiarezza che non ci stiamo. Troppo vicino il ricordo della vis grata puellae, dei jeans come alibi per non condannare gli stupratori, dei proverbi contadini per i quali “la donna non è gente”.
In Danimarca sono stati istituiti corsi per insegnare ai migranti il modo con cui è necessario rapportarsi alle donne. Li si istituisca subito, ovunque, rendendoli obbligatori e lasciando che ad insegnare siano solo donne.
Quelle donne studentesse e lavoratrici, non solo compagne  invisibili, con cui gli uomini occidentali hanno imparato a convivere, pur con rigurgiti di rabbia e di violenza, in un percorso faticoso di reciproco riconoscimento e rispetto.
Deve essere così anche per chi arriva da altre realtà. Senza  ambigue vie di mezzo o mediazioni al ribasso.
Intestare gli alloggi popolari alle mogli dei migranti, alle stesse mogli far percepire gli assegni familiari dei figli, legare i vantaggi dello stato sociale alla conoscenza della lingua da parte delle donne e al rispetto dei principi costituzionali di parità e uguaglianza in ambito familiare: è possibile. Basta credere alla bontà delle proprie regole e alla inalienabile dignità delle donne. Ogni altra scelta mostrerà con evidenza che ci attende un  medioevo culturale, anelato da troppi pur se perpetrato, ancora, da pochi.
Pubblicato da: chinonrisica | 30 dicembre 2014

la condanna dell’amore

Chiudo il 2014 con il trentesimo post dell’anno. Il meno fecondo da quando Chinonrisica esiste.

Anni di fatica inutile, che pesano tanto su spalle non più in grado di reggere, fingendo che serva a qualcosa.

Forse le vite di tutti sono impastate dall’ipocrisia del fare e forse poi, alla fine, resta poco o nulla dell’indaffararsi di ognuno. Vite che generano vite e che sono destinate ad essere ingombro, fastidio, peso. Quanto sarebbe meglio decidere di bastare a se stessi o di sparire, non appena chi nasce da noi è in grado di gestire l’essenziale.

A che cosa serve portare la croce di una quotidianità inutile, ipocrita e per qualcuno persino irritante? Non c’è salvezza senza amore, comprensione, affetto e complicità. E sono virtù rare e preziose: scambiate facilmente, in gioventù, con la soddisfazione di un istinto sessuale vigoroso, ma ben lontane dall’esserne sinonimi.

L’amore non è una facile scopata, affetto e complicità non sono l’attrazione sessuale, comprensione non è la reciprocità del desiderio. Lo capisci quando è tardi per scegliere chi vuoi davvero accanto, per vivere – non sopravvivere – nei giorni freddi della maturità.

Se essere soli è inevitabile, sarebbe bene scoprire un sano egoismo riparatore. Soli per se stessi e con se stessi. Bastando alle proprie risorse e alle proprie forze, fino a che si può.

La condanna dell’amore ti porta invece a cercare toppe e rimedi a lacerazioni sempre più ampie.

Rammendi che si applicano a tessuti sempre più fragili, indeboliti forse dai lavaggi eccessivi, dalle cure continue, dal calore del ferro da stiro con cui – ingenua e stolta donnina – volevo coltivarne e mantenerne la bellezza.

Il trentesimo articolo del 2014. Mai ho atteso un nuovo anno con tanta intensità, terminando  quelli trascorsi con tanta disillusione.

Pubblicato da: chinonrisica | 1 ottobre 2014

Ancora Remigini?

I Remigini erano i bambini che iniziavano la scuola.
Piccoli, con enormi cartelle rigide (gli zaini erano di là da venire), grembiulini bianchi e neri, in attesa del fiocco che la maestra avrebbe scelto per loro.
Era il primo giorno di ottobre e l’esordio era salutato dalla TV( dei ragazzi!), dalle cartolerie, dai genitori e dai parenti.
La scuola era vista come una tappa essenziale della vita,i piccoli studenti riempivano ordinati aule grandissime, affollate, con banchi di formica verde, lavagne girevoli e cattedra rialzata.
Oggi molto è cambiato, ma credo restano intatte le emozioni di chi inizia. Ci sarà tempo per dissacrare,sbuffare, disprezzare…..Piccoli occhi in aule meno severe ed affollate, pieni della stessa curiosità.
Cerchiamo di essere all’altezza delle loro attese!!

Pubblicato da: chinonrisica | 24 settembre 2014

Lecce, luce azzurra e miele

Ringrazio un amico che mi ha consigliato di riprendere il blog. Oggi ho pubblicato due post, sull’onda dell’entusiasmo.

L’articolo che segue è così bello che mi sarebbe dispiaciuto perderlo e non fissarlo tra i miei ricordi.

Lecce è una città del cuore, per me. E questo articolo la descrive splendidamente

Consiglio a tutti una visita: barocco spavaldo, azzurro e luce, due mari vicini, ottimo cibo e cortesia.

Lecce, città inzuppata nel latte
di Tomaso Montanari
“Il Fatto Quotidiano”, 7 lug. 2014

IL SEGRETO DEGLI ARCHITETTI
Lecce è un biscotto. Tutto traforato, decorato, stampigliato.
E infatti Lecce è stata inzuppata nel latte, tanto tempo fa. Davvero, sul serio: gli scultori e gli architetti del Seicento avevano capito che per farla durare, la pietra morbida che tagliavano e scolpivano (il leccisu), bisognava impregnarla di latte. Così sarebbe diventata impermeabile, e col tempo si sarebbe indurita. Lo scrive un poeta, nel 1635: le pietre a Lecce sono così numerose che nessuno ci fa caso. E sono tenere, come un legno giovane – dice ancora: ma dopo che vengono tagliate «in loro passa virtute che le pregia e che l’indura: mirabili a vederle». Poi, col passare dei decenni e dei secoli, quella pietra prende il color del miele, biondo e solenne. Ecco: Lecce è una città di latte e di miele, come quelle di cui si parla nei Salmi.
E nel latte e nel miele vivono migliaia di figurine, animate e misteriose. Putti grassocci e goffi che si abbracciano per non cadere nel vuoto, circondati da cherubini e serafini affogati tra i festoni di verzura. E ancora aquile, draghi, leoni, unicorni, scimmie e pirati turchi: tutti a reggere le mensole su cui posano santi timidi, o quelle su cui si agitano altri santi più estroversi, quasi esibizionisti. E ovunque frutta: festoni, cesti, trionfi, monti di frutta di ogni tipo. Ci sono terrazze rette da sette o otto cavalli alati, e scritte di pietra srotolate da legioni di angioletti sbarazzini. Interi alberi di pietra, abitati da uccelli del paradiso, crescono sulle facciate delle chiese: e uno pensa che sia di zucchero filato, questa città meravigliosa e struggente. E poi ancora: dalle pareti sbucano donne che pregano a mani giunte, ma anche loro sono di pietra, e pensi che tra poco saranno reinghiottite in questo mare giallo e dolce. Infine, mentre il sole gira, capisci che questo traforo di pietra, questo magnifico scialle, serve solo a catturare la luce, ad ingannare le vampe d’estate: a dipingere tutta Lecce con un chiaroscuro che cambia lentamente, ma inesorabilmente. Come se un pittore divino fosse perennemente incerto sulle luci del suo immenso quadro.
Sant’Oronzo, che era una persona seria, contempla tutto questo dalla vetta di una solida colonna romana: e guarda con benevola perplessità quel gran biscotto scolpito, tuffato nel latte e ormai color di miele. E non smette mai di proteggerla, la sua Lecce: per farcela ritrovare ogni volta più commoventemente bella di prima. Per invitarci a tornare, per offrirci ancora il suo latte e il suo miele.

Pubblicato da: chinonrisica | 24 settembre 2014

Daniza che muore……

Daniza è l’ora trentina uccisa dall’incuria umana, a causa di una anestesia poco accurata. Ha lasciato orfani i suoi piccoli alla vigilia di un letargo difficile, per loro.

Questa lettera è stata pubblicata sul Venerdì di Repubblica, il 19 settembre. Ne sono fiera….Un piccolo peccato d’orgoglio.

Daniza è un simbolo, una metafora dei nostri giorni e dei rapporti di forza di cui siamo spettatori.

Daniza muore per l’ incapacità e l’indifferenza dell’uomo, quello stesso che l’ha voluta in Trentino e l’ha usata, per trarne profitto e e godere di un’immagine immacolata e rispettosa dell’ambiente
Utile finchè quieta,mamma orsa, da sopprimere quando difende ciò che le è caro: i suoi cuccioli, il futuro della sua specie.
Dovremmo tutti trarre insegnamento dal suo sacrificio, per imparare a salvaguardare i nostri “cuccioli”- il nostro domani- dall’insipienza arida di politicanti scaltri. Che usano la natura finchè è funzionale al marketing e la prevaricano senza  scrupoli quando inevitabilmente vuole – come è giusto, irriducibile e atavico – reagire e salvarsi.
Una vergogna per il Trentino, questa morte “accidentale”. Una piccola lotta per la libertà finita con il più debole che soccombe agli interessi del più forte. Un messaggio che trascende l’attualità e fa riflettere.
E’ giusto chiedere che chi ha responsabilità di governo risponda per questo: un metodo sbrigativo e semplicistico per risolvere problemi che possono essere  piccoli solo per una visuale miope della realtà. Quella di chi crede che al Trentino del futuro basti una natura da cartolina, di plastica, pura immagine. Priva dei sussulti, dei pericoli e delle emozioni che solo la Natura vera sa dispensare.

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