Pubblicato da: chinonrisica | 14 agosto 2014

Sola

Che cosa ti porta a guardare con indifferenza il tuo corpo che cede sotto la trascuratezza e l’inedia? Il gusto un po’ tetro di mangiare le unghie, rinunciando ad avere mani dignitose. Gli abiti indossati per coprire, nascondere, non più per piacersi e piacere.

Questa sensazione di inutilità profonda che parte dall’impossibilità di procreare e diventa negazione di sè, trasparenza totale agli occhi di chi dovrebbe guardarti con la tenerezza degli anni: è una condanna che forse merito. Non so.

Certo è dura e difficile da sopportare, come un castigo inaspettato. Cuore pesante e mente in subbuglio, dovere da compiere e voglia di sottrarsene e scappare.

Non può essere vita.

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Pubblicato da: chinonrisica | 8 luglio 2014

Fuori dal nido…..

Il Corriere del Trentino pubblica oggi un mio intervento sul tema delle esternalizzazioni dei nidi per l’infanzia. Al lavoro garantito si sostituisce lavoro precario….L’ente pubblico non può volere questo!

 

 

Il Comune di Trento si appresta ad affidare a terzi la gestione di un nido d’infanzia di nuova realizzazione.

Il servizio offerto all’utenza ( in costante calo) sarà identico a quello fornito dai nidi comunali : di ottimo livello ( ben 188 pagine descrivono la qualità dell’offerta formativa del nido d’infanzia). Ma mentre l’amministrazione comunale sostiene un costo annuo di 14.074 euro per ogni bimbo all’interno delle strutture  pubbliche, in quelle affidate a terzi il costo pro capite scende a  11338 euro.
Dal momento che il servizio fornito alle famiglie è rigorosamente identico,la diminuzione di spesa si giustifica soltanto con il minor costo del personale.
Chi lavora in un asilo nido privato guadagnerà cioè molto meno  dei colleghi impiegati in quello comunale e resterà precario per sempre, costretto a rinunciare a molte di quelle tutele che sono costate decenni di lotte sindacali.
Esternalizzando una parte del servizio, poi, il Comune sarà costretto a collocare i dipendenti in esubero, non licenziabili, in posizioni che sarebbero state coperte dagli iscritti alle graduatorie dei lavoratori a tempo determinato. I quali, perciò, non potranno sperare in un contratto, sia pure temporaneo, nel prossimo futuro.
Dato che molto spesso si tratta di giovani, non c’è da meravigliarsi se la domanda per i nidi di infanzia è in costante calo! Chi, pur con grande sacrificio,potrà permettersi di avere un figlio cercherà l’aiuto dei nonni. Di quel welfare speciale e a costo zero costituito dalla famiglia.
Il futuro porterà esternalizzazioni ulteriori, rispetto a quelle già in essere: nidi d’infanzia, assistenza agli anziani e ai disabili, trasporti, biblioteche, pulizie….Un risparmio realizzato sulla pelle dei lavoratori. Così resteranno disponibili, nel bilancio pubblico, i fondi per i contributi alle associazioni ( 8 milioni nel 2013)e alle circoscrizioni ( più di 4 milioni all’anno), per le Aziende Speciali,per la creazione di nuove società pubbliche con consigli di amministrazione, direttori e presidenti……
 Mi spaventa il fatto che anche il Comune diventi un datore di lavoro sempre più “esternalizzante” e che un numero crescente di persone siano costrette ad accettare, pur di portare a casa uno stipendio, condizioni salariali e contrattuali inique.
E’ difficile prendere atto che, nella Repubblica fondata sul lavoro, intere generazioni di lavoratori – subordinati, pseudo-autonomi, professionisti –  subiscano un comune destino di minore guadagno e minori garanzie. Soprattutto a fronte dello spettacolo offerto dalla politica: quella locale – immobile e arroccata , speranzosa nella labile memoria degli elettori- e quella nazionale, che balbetta impotente davanti ai numeri della disoccupazione,mentre tenta di ripristinare una anacronistica immunità.
Pubblicato da: chinonrisica | 26 giugno 2014

44 anni fa, S.Vigilio……

Oggi a Trento si festeggia S.Vigilio, il santo patrono.

Ogni anno il mio ricordo va ad un antico S.Vigilio, quello di 44 anni fa.

Ero arrivata a Trento il giorno prima, lasciandomi alle spalle il mare azzurrissimo di Nervi. Una stazionicina e alcuni amici venuti a salutare una tredicenne con i capelli lunghi, il sole di giugno che brillava sui pitosfori e la consapevolezza che non sarei scesa in spiaggia quel giorno.

Si partiva e lasciavo la casa affacciata sul mare e sulla via Murcarolo. Ero convinta che sarei tornata presto , così mi avevano detto i miei genitori. Ma loro sapevano che così non sarebbe stato e per quell’ingenua  bugia non riesco a perdonarli nemmeno ora.

Un viaggio lungo, poi l’arrivo a Trento in un  tardo pomeriggio luminoso. Le montagne incombenti e straniere, le vie tutte da scoprire( ricordo ancora di essermi chiesta con curiosità dove sarebbe sbucata una strada che allora mi parve stretta e tortuosa e che oggi percorro spesso. Ogni volta la vedo con gli occhi di allora…..)

Una nuova casa e una nuova città. Il risveglio del giorno dopo con l’amara sorpresa dei negozi tutti chiusi per la giornata di festa e dell’impossibilità di fare la spesa.

La Trento del 1970 non era quella di oggi: pochi negozi, con chiusure rigorose e una popolazione diffidente verso quella famiglia, nuova ed abbronzata, che cercava qualcosa per la colazione.

Ricordo l’amarezza di mia madre, abituata all’apertura ininterrotta dei negozi della riviera, e lo smarrimento della giornata festiva e solitaria, in una città deserta  dal cielo fosco per uno dei tanti temporali estivi con i quali non avevo familiarità.

L’inizio di un percorso: nuovi amici, nuova scuola ( e l’arrivo di Cinzia a consolare la mia solitudine), nuove abitudini.

Spesso sogno la mia vita di allora,a Nervi, con i luoghi che mi erano cari, come se il tempo non fosse passato. Una tredicenne di 57 anni che ad ogni S.Vigilio rivive quel distacco e quell’approccio.

E che lo racconta al blog, prima che i fuochi d’artificio serali portino via l’ultima festa dell’estate di Trento.

Pubblicato da: chinonrisica | 17 maggio 2014

Una strada verso il mare

L’oroscopo dice che Venere è nel mio segno…..sarà per questo che mi piace pubblicare una canzone di Mango, uscita alcuni anni fa. Mi ricorda la strada che, in mezzo all’Appennino, porta al paese di mare della mia infanzia e giovinezza. Un mare unico, mai più ritrovato, un profumo che diventa tutt’uno con il sole.Un mare blu intenso, trasparente e amico. I monti alle spalle,aspri, profumano di gelso. Una Calabria che porto nel cuore.

Pubblicato da: chinonrisica | 14 maggio 2014

Campi scomodi……

Le prossime sedute di Consiglio comunale saranno in parte dedicate alla discussione ( ed approvazione pressocchè scontata) del servizio di accompagnamento educativo e di mediazione culturale rivolto alla comunità Sinta e Rom autorizzata alla sosta nel campo nomadi di Ravina presso Trento.
Da più di quindici anni la stessa cooperativa si occupa del campo nomadi cittadino. Un campo che non dovrebbe più nemmeno esistere perchè una legge provinciale del 2009 ha abrogato quella del 1985, che ne prevedeva la costituzione e la necessaria gestione
I campi nomadi avrebbero dovuto essere sostituiti con le cosiddette micro-aree, previste dalla legge provinciale n.12 del 2009.
Una legge rispettosa delle prescrizioni europee in materia di tutela delle minoranze, che ci ha inserito immediatamente tra le realtà virtuose a livello nazionale.Una legge che non tutta la maggioranza di centrosinistra al governo della Provincia aveva accettato di buon grado. E il metodo per fare bella figura senza perdere consenso elettorale è stato presto trovato : non approvare il regolamento di attuazione.
Peccato che questa “inadempienza” si traduca nella necessità di approntare un servizio di gestione del campo nomadi. Un servizio che, in forza di una legge abrogata, costerà ai cittadini di Trento 134200 euro all’anno.
Duecentocinquanta milioni delle nostre lire per gli anni 2015, 2016, 2017, 2018 e 2019. Più di un miliardo, quindi.
La realizzazione delle micro-aree, sgradita a qualche forza politica presente in maggioranza, è stata evitata rendendo inapplicabile una legge scomoda.
Con il doppio vantaggio di garantire reddito ad una realtà di privato sociale e di evitare una forma di residenzialità impopolare.
Pagheranno i cittadini con le loro imposte e pagheranno i residenti del campo, a cui non piace vivere in una realtà tanto ghettizzante.
Se proprio non si vogliono realizzare queste nuove tipologie di residenzialità, che garantirebbero dignità abitativa a chi vive nel campo nomadi, responsabilizzando i nuclei familiari allargati, almeno si lasci che gli stessi Sinti e Rom gestiscano il loro campo.
Nella sempre osannata Finlandia ciò avviene da tempo e operatori di etnia Sinta e Rom, opportunamente formati, si occupano della mediazione culturale nei campi e negli appartamenti.
Per quanto riguarda Trento, invece, affidiamo da più di quindici anni un servizio di accompagnamento che non piace agli accompagnati e non giova granchè agli stessi operatori, costretti ad un lavoro duro e non certo lautamente retribuito.
L’accompagnamento presuppone il raggiungimento di una meta. Che è l’affrancamento dal bisogno di un mediatore, il conseguimento di una maturità sociale e civile cui si arriva anche attraverso il vivere dignitoso e responsabile.
Le micro-aree sarebbero state un investimento per Trento e un’occasione di crescita e responsabilizzazione per gli occupanti, chiamati ad essere cittadini al 100% .
L’Europa ha chiesto agli stati membri di legiferare attivamente in questo senso. Il Trentino lo ha fatto solo a metà, tralasciando di dare concretezza alle proprie scelte. Temendo l’impopolarità. Ma ora, alla vigilia del voto per il Parlamento europeo deve essere chiaro che questa inadempienza peserà sul bilancio della città per molti anni. E che per dare attuazione alle leggi scomode occorrerebbe la stessa solerzia utilizzata per garantirsi pensioni dorate e buonuscite milionarie. O bisognerebbe imparare a dire, con chiarezza, che lo status quo conviene troppo a molti.
Pubblicato da: chinonrisica | 13 maggio 2014

Piano sociale di Trento: niente di nuovo sotto il sole

 

Il Piano che oggi è all’attenzione del Consiglio è purtroppo un documento due volte superato. Superato nei contenuti che fanno riferimento ad un welfare che non riesce a tenere il passo con la crisi economica e politica ( persino la domanda di posti nell’asilo nido cala, dati i costi insostenibili per le famiglie….) e superato nell’area di riferimento.

La riforma istituzionale che ha decretato l’accorpamento delle politiche sociali tra la città di Trento e i paesi di Aldeno Cimone e Garniga è apparsa in tutta la sua faraonica inutilità ed è auspicabile che arrivi a spazzarla via la consapevolezza ritrovata del suo essere contraria ai principi della Costituzione e alla logica del risparmio di spesa ormai indispensabile.

Si ritrova, all’interno del piano, la logica dell’inclusione attraverso la partecipazione ai tavoli di lavoro, le associazioni ( sempre le stesse, per le quali ho chiesto di avere i numeri dei contributi ricevuti….)e assai poco i singoli cittadini, quelli che non siedono ai tavoli e non sono associati.

Ho spesso occasione di ripetere che molte delle attività ricomprese nel Piano potrebbero essere lautamente finanziate con i circa 4 milioni di euro con i quali manteniamo in vita le circoscrizioni e che i contributi erogati alle associazioni dovrebbero essere pubblicati sul sito del comune e di quello dell’associazione.

Ho la sensazione che nel piano siano contenute risposte vecchie a problemi in continuo, tragico rinnovamento.

Che risposta diamo alle famiglie che non sono così povere da avere diritto a sussidi, ma che non sono in grado di fare fronte ad una minima spesa imprevista? Come rispondiamo all’aumento della pressione fiscale che, con il nostro assenso alla TASI, colpirà coloro che hanno avuto l’ardire di risparmiare per comprare una casa?

E quali rimedi prevede il Piano per le partite IVA senza ammortizzatori sociali, colpevoli di cercare di lavorare onestamente?O agli imprenditori falliti che sono aumentati del 35%?

Dal piano sembrano emergere i connotati tradizionali della povertà. E le risposte sono sempre: coordinare, sperimentare,promuovere, valutare, consolidare. Intanto però la nostra città ( e anche il territorio), soffrono per un elevato costo delle abitazioni( mentre esistono realtà immobiliari sottoutilizzate), per un livello dei prezzi ben più alto che altrove, per la necessità di una elevata migrazione sanitaria nelle regioni limitrofe.

Sembra poi paradossale che l’analisi dei fenomeni urbani di disagio venga affiancato a quello di paesi medio piccoli, in cui la rete parentale ha connotazioni diverse da quelle cittadine e in cui il controllo sociale è davvero differente e molto più intenso.

Nelle città italiane di medie dimensioni si sta riscoprendo il welfare di quartiere, ricompattando le relazioni, rinsaldando i legami di vicinato attraverso i social network( le social street si moltiplicano e con successo crescente…..) o i “caffè delle riparazioni”.

Attività spontanee, senza tavoli e circoscrizioni, che i Comuni, anche il nostro Comune, dovrebbero limitarsi a non ostacolare con inutili burocrazie, concedendo spazi, mettendo a disposizione regia e tecnologie, non più contributi.

Fabio Folgheraiter, nel suo saggio “Sorella Crisi” parla della ricchezza di un welfare povero. Quello col quale dovremo necessariamente confrontarci in tempi brevi.

Allora diventerà necessario utilizzare per garantire i servizi essenziali a chi ne avrà necessità e diritto tutte le risorse che oggi usiamo per la pseudo-democrazia, plateale e inconsistente, di cui ci siamo circondati. Comunità, Ambiti, Tavoli, Consigli di Circoscrizione resteranno ricordi a meno che non si voglia far credere che sia più importante mantenerne l’esistenza al posto di nuove indispensabili RSA per una popolazione che invecchia rapidamente o del controllo efficace del territorio.

Sono davvero spiacente per l’assessore che ha avuto la cortesia di venire a presentare il Piano anche al Consiglio delle Donne e lo ha fatto praticamente all’indomani della nascita della sua bambina, ma questo piano è davvero vecchio, come dicevo all’inizio del mio intervento.

Parole e concetti di effetto, ma di scarsa sostanza. Poco innovativi, necessitati ad una coabitazione forzosa e innaturale.

Un welfare di facciata per problemi nuovi, che richiedono snellezza, soluzioni poco costose e coinvolgenti alle sfide continue che la città vive. E che, con buonapace dei sostenitori del genere, poco ha a che vedere con quelle, assai diverse, delle comunità limitrofe. Preoccupandoci del contenitore( l’Ambito) abbiamo messo in sordina il contenuto ( i nuovi sistemi di welfare). Non credo che questo aiuterà i nostri cittadini a sentirsi aiutati, supportati. Vicini ad una politica sempre più orientata a farsi bella che a risolvere i problemi.

 

 

Pubblicato da: chinonrisica | 12 maggio 2014

Studentesse rapite. Sorelle di tutte noi

I rapimenti di ragazze in Nigeria si moltiplicano e colpiscono le donne che tentano di recuperare dignità e consapevolezza attraverso lo studio e l’impegno extra domestico. Credo sia giusto far giungere la voce delle donne del nostro Trentino a sostegno delle madri e delle famiglie ignorate dal governo nigeriano.

La crisi economica e le imminenti elezioni europee non possono renderci sordi alla doppia violenza di cui sono vittime le giovani nigeriane. Colpite perchè donne e perchè studentesse. Per noi un balzo nel medioevo,  inimmaginabile e  lontano.
Le ragazze rapite hanno l’età delle nostre figlie, coltivano analoghi desideri e speranze, hanno diritto agli stessi sogni.
Non facciamo mancare loro, magari attraverso un messaggio all’ambasciata nigeriana ( nigerian.rome@iol.it) la nostra solidarietà e il nostro pensiero di madri e sorelle.
Pubblicato da: chinonrisica | 5 maggio 2014

TASI? No, grazie!!

Il 7 marzo 2014 il Presidente della Provincia Ugo Rossi, l’Assessore alla Coesione territoriale Carlo Daldoss e il Presidente del Consiglio delle Autonomie  Paride Gianmoena firmavano un protocollo di intesa in materia di finanza locale in cui era scritto ( pag.7) che per il 2014 ” si stima un incremento della pressione fiscale complessiva , rispetto al 2013, di circa 15,6 milioni di euro”.
Uno stanziamento provinciale di circa 5 milioni di euro ( stanziamento derivato dal bilancio provinciale, quindi sempre da denari del contribuente) consentirà di far aumentare la pressione fiscale di “soli” 10,6 milioni di euro per quest’anno.
Si tratta di circa 20 euro per ogni abitante del Trentino, neonati compresi. Se poi calcoliamo che anche lo stanziamento di 5 milioni effettuato dalla Provincia deriva da entrate pubbliche, la cifra sale a 31 euro circa per ognuno di noi.
Per far fronte alle spese,i Comuni hanno dovuto applicare, all’interno della famigerata I.U.C., un nuovo tributo, la TASI.
La “neo acquisita competenza primaria provinciale in materia di tributi locali”, utilizzando le parole del suddetto Protocollo, avrebbe dovuto garantirci una pressione fiscale minore o, quantomeno, una maggior trasparenza nella gestione del rapporto tributario con l’ente pubblico.Invece anche il Trentino si destreggia con la IUC, che contiene l’IMU, la TASI e la TARI. Nomi diversi, aliquote diverse e trattamenti differenziati.
Proprio in questi giorni la Provincia di Bolzano, utilizzando la stessa “neo acquisita competenza” ha trasformato le imposte comunali istituite con leggi statali in un unico tributo, l’Imposta Municipale Immobiliare, con il potere per ogni Consiglio comunale, di stabilire l’aliquota ordinaria, ridotta o maggiorata, nonchè la detrazione per l’abitazione principale.
Semplice ed efficace.Autonomia vera. Ogni cittadino, secondo una realizzazione autentica e matura del federalismo fiscale, saprà valutare la capacità dei propri rappresentanti di modulare l’imposta, in obbedienza ad una logica contributiva che deve essere, secondo il dettato costituzionale,  sempre progressiva.
In Trentino, invece, i Sindaci hanno consentito che la Provincia riproducesse il panorama  tributario nazionale introducendo quella che a tutti gli effetti è un’addizionale IMU. Esautorando i Consigli comunali, eliminando ogni specificità locale, evitando di rispondere agli elettori di scelte che si fanno ricadere, sempre e solo nel bene e nel male, su di una ineffabile e intoccabile Provincia e immaginando infine che un’imposta potesse diventare  tassa solo cambiandole il nome. Perchè la TASI è imposta sotto tutti i profili, ancor più nella nostra provincia che ha voluto esentare gli inquilini dal pagamento che la norma statale prevedeva. Se è vero che la TASI ( acronimo di TAssa sui Servizi Indivisibili) ,  finanzierà i servizi  di cui tutti godono, come le strade, i parchi e l’illuminazione pubblica, perchè esentare dal pagamento alcuni cittadini a scapito di altri? Mario Falcucci, presidente della sezione autonomie della Corte dei Conti  ha recentemente affermato che  la “TASI  non ha proprio nulla di imposta sui servizi,ma è una patrimoniale a tutti gli effetti”.
Una patrimoniale iniqua, con il difetto di gravare  di più su chi ha di meno. Soprattutto una patrimoniale che in Trentino poteva essere in buona parte evitata, magari esentando tutte le prime case. Sarebbe bastato destinare quanto accantonato nel fondo Family alla copertura dei mancati incassi derivanti dall’imposta.
I ricorsi ci sarebbero stati, ma la politica, finalmente coraggiosa e conscia della propria funzione, avrebbe riguadagnato credibilità.
Pubblicato da: chinonrisica | 24 aprile 2014

2505 : Votare informati

E’ bene che gli insegnanti del Trentino per votare con cognizione di causa, sappiano prima delle elezioni europee del prossimo 25 maggio, quali sono le intenzioni della Giunta provinciale in materia di scuola.
Le “proposte innovative” pesano ancora come un macigno sulle spalle di lavoratori costretti ad accettare spezzettamenti di orario che in nessun altro caso sarebbero stati accolti.
I docenti devono inventare attività straordinarie e pomeridiane per assecondare la volontà di trasformare la scuola superiore in un parcheggio, utile a nascondere le inesistenti politiche familiari, lavorative ed economiche che le risorse dell’ Autonomia avrebbero consentito.
E agli insegnanti post pensionati, ad orario sbriciolato, stipendio bloccato e valutazioni imposte, si vuole chiedere maggiore flessibilità, a parità di microstipendio. I docenti, compatti, dopo aver chiesto conto al proprio sindacato( fatta eccezione per UIL scuola) dei motivi che stanno alla base di tanta acquiescenza, dovrebbero pretendere che prima di ogni nuova modifica contrattuale venisse restituito quanto percepito anche dall’ex- assessore Dalmaso a titolo di anticipo del vitalizio. E che una revisione onesta delle indennità consiliari venisse effettuata.
Dopo, e solo dopo, potrà riprendere un dialogo costruttivo che abbia al centro la scuola come preparazione culturale alla vita e al lavoro e non come servizio di custodia per giovani al cui futuro la politica ha mostrato, fino ad ora, di interessarsi davvero poco.

Pubblicato da: chinonrisica | 18 aprile 2014

Tu la notte io il giorno. Antonia Pozzi

Tu la notte io il giorno
così distanti e immutevoli
nel tempo
così vicini come due alberi
posti uno di fronte all`altro
a creare lo stesso giardino
ma senza possibilità di
toccarsi
se non con i pensieri
Tu la notte io il giorno
tu con le tue stelle e la luna
silenziosa
io con le mie nuvole ed il
sole abbagliante
tu che conosci la brezza
della sera
ed io che rincorro il vento
caldo
fino a quando giunge il
tramonto
I rami divengono mani
tiepide
che si intrecciano
appassionate
le foglie sono sospiri
nascosti
le stelle diventano occhi di
brace
e le nuvole un lenzuolo che
scopre la nudità
La luna e il sole sono due
amanti rapidi e fugaci
e non siamo più io e te
siamo noi fusi insieme
nella completezza della luce
fioca
ondeggiante come la marea
in eterna corsa…
So cosa significa amore
quando il giorno muore

La poesia è una carezza per l’anima afflitta. L’anima inquieta indebolisce il corpo  e lo lascia stremato e vuoto. Chissà se la lotta potrà finire….

 

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