Pubblicato da: chinonrisica | 25 novembre 2016

Le riforme costituzionali….Anche quelle di cui nessuno parla !

Il ritmo convulso di questa campagna referendaria offusca ogni altro aspetto della nostra vita di cittadini. Il braccio di ferro con la Commissione europea, che guarda con diffidenza i nostri conti, mi induce a riflettere su di una strana coincidenza.


Nell’aprile del 2012 ( era esattamente il 17 di un bisestile infausto) il Senato approvò in via definitiva la modifica dell’articolo 81 della Costituzione, obbligando così il nostro Paese a prevedere che la contabilità dello Stato dovesse necessariamente far  pareggiare le uscite con le entrate, salvo eventi eccezionali e, naturalmente, temporanei.E’ da notare che nessun Paese europeo ha inserito una simile clausola capestro tra i principi costituzionali, ad eccezione della Germania, che però lo ha fatto solo nel 2009, molto tempo dopo aver risolto la profonda crisi interna dovuta alla riunificazione.
L’approvazione di questa epocale modifica della Costituzione avvenne in sordina, quasi clandestinamente, con un percorso ( pur aggravato da una doppia lettura, come previsto dall’articolo 138 che tutela la rigidità della nostra Carta fondamentale) iniziato il 5 ottobre 2011. In sei mesi, quindi, e nel quasi totale silenzio dei media, si realizzò una modifica costituzionale, di rango analogo a quella che sta incendiando gli animi in tutto il Paese. 
Non ci fu dibattito tra i cittadini perchè ad approvare quella modifica scellerata fu una maggioranza bulgara: su 281 presenti e 280 votanti, i favorevoli furono 235, 11 i contrari, 34 gli astenuti.
L’aula del Senato non era affollata , dato che il tema era ostico e un po’ imbarazzante. Molti gli assenti, ma il risultato fu deludente per chi sperava che una maggioranza meno compatta avrebbe potuto lasciare spazio alla voce del popolo sovrano, attraverso il  referendum confermativo, come quello che ci accingiamo a celebrare il 4 dicembre.
Lascia l’amaro in bocca constatare come oggi Matteo Renzi si appelli alla Commissione europea per reclamare la possibilità di finanziare alcune scelte di politica economica attraverso il ricorso al debito pubblico ( quello stesso che si è voluto esorcizzare attraverso la silente ed occulta modifica costituzionale del 2012) e che nel contempo si invitino i cittadini a votare a favore di una nuova modifica costituzionale, stavolta propagandata in modo roboante e intesa come salvifica delle sorti del Paese.
Con il nuovo testo della Costituzione si ridurranno i tempi di approvazione delle leggi? Forse,ma la breve e triste storia del pareggio di bilancio – che oggi ci obbliga a mostrare i muscoli in Europa con scarso e comunque effimero risultato –   dimostra che in brevissimo tempo un Parlamento compatto può addirittura modificare la Costituzione, inserendo in un testo così fondamentale clausole indigeste e pericolose, in totale assenza di limiti, contestazioni e pubblicità.
Avremo, se il referendum confermerà le modifiche costituzionali, un Parlamento dimezzato, con costi pressocchè identici, che dovrà rispettare regole economiche sciagurate e utili alla sola Germania.
Se davvero si volevano fare delle riforme importanti in favore dei cittadini, non sarebbe stato opportuno sconfessare la scelta del 2012 e cancellare l’obbligo del pareggio di bilancio dalla Costituzione? Se davvero poi si volevano mantenere le mani libere dai vincoli capestro imposti da regole egoiste e spietate, non si poteva cogliere l’opportunità di ritornare al vecchio dettato dell’articolo 81 della Costituzione? Perchè non ricomprendere anche questo articolo nell’insieme delle modifiche effettuate?
La storia delle elezioni e del referendum tenutisi nel 2015 in Grecia dovrebbe essere per noi un campanello di allarme: i popoli sono vittime dell’ingordigia economica di un potere mondiale di cui i Governi sono complici o succubi.Evitarne l’abbraccio mortale ci consentirà di rimanere umani e democratici.
 
Giovanna Giugni- Trento-
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