Pubblicato da: chinonrisica | 21 settembre 2016

Una Rifondazione Italiana?

Mesi senza scrivere nulla, un piccolo blog quasi dimenticato. Mi ricordo della sua esistenza quando vorrei scrivere qualcosa, ma non so a chi. E non so chi leggerebbe con animo libero le mie parole.

La rete è un mare magnum in cui ciascuno getta ciò che vuole: acqua pulita di fiumi e torrenti, discariche putride, rifiuti, lacrime.

Dopo essermi iscritta a facebook ho imparato a dire la mia con piccoli commenti, post fugaci e qualche foto. Ma il mio blog mi ha permesso, negli anni, di approfondire, comunicare e conoscere. Chinorisica è altro, rispetto ad un profilo facebook molto più popolare, ma molto meno profondo.

In questi mesi mi sono scoperta intollerante. Non sopporto più che il mio Paese venga trattato come terra di conquista da personaggi in cerca di un benessere senza corrispettivo. E non sopporto che il mio fastidio sia tacciato di razzismo o crudeltà.

Non mi piace vedere la mia città sporca, deturpata da orde di incivili ( di ogni appartenenza etnica o nazionalità) che abbandonano bottiglie e vomito sulle piazze curate e nei giardini , così come odio la puzza di piscio dei vicoli e dei molti spazi verdi ritagliati tra le vie del centro.

Piazze, monumenti, chiese, sempre meno presidiati perchè i soldi sono pochi e vengono usati per un ordine pubblico timoroso e scarso, quello di un Paese che ha paura.

L’incuria dei troppi Italiani indifferenti ed ignoranti si è sommata al disprezzo di molti nuovi arrivati, che vogliono sfruttare lo Stato sociale e il residuo benessere concesso da un PIL in stallo.

Se poi aggiungiamo la malafede e il bizantinismo di una classe politica fra le peggiori al mondo, il quadro è completo.

Povera patria, povero Paese. Io che lo amo e ne vado fiera soffro molto. Non credo affatto che i figli non nati dai giovani Italiani, sempre più poveri e disoccupati, potranno essere rimpiazzati dai figli degli immigrati. Come non credo che l’anima e l’identità di un popolo possano avvantaggiarsi solo dei titoli di studio ottenuti all’estero.

So che esprimo concetti difficili da accettare, che il terzomondismo radical chic storcerebbe il naso leggendomi ( ma tanto non lo farà…), che potrei essere tacciata di populismo ( che cos’è poi….?) o, peggio, di razzismo. Ma non sono mai stata razzista, nè posso dire di essere attratta da culture che escludono o vivono rinchiuse nei loro confini ordinati.

Ma il limite della mescolanza virtuosa, della solidarietà costruttiva, dell’aiuto finalizzato a far crescere mi sembra sia stato superato.

Non c’è nulla di utile o virtuoso nell’accumulare disperati su prati e panchine, nel consentire a orde di nullafacenti nerboruti di monopolizzare piazze e giardini, nel riempire le città di mendicanti senza speranza.

Presto la misura sarà colma e un popolo abituato a sopportare le nefandezze e l’illegalità di politici corrotti soccomberà alla criminalità ” minore “, quella  che rende insicure le città, le metropolitane, le piazze.   Una violenza che  la mancanza di fondi non riesce a fermare, che arriva a ondate costanti, sommandosi al nostro sottofondo storico di delinquenza mafiosa e comune.

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Responses

  1. Grandissima Giovanna! Concordo su tutto… E condivido
    Un abbraccio dal Friuli

    • Grazie, cara Roberta! Se sempre gentile. Un abbraccio forte.

  2. Gentile Signora Giovanna, pur condividendo quasi tutte le Sue sensazioni ed osservazioni non sono però d’accordo col taglio che ha dato al Suo articolo. Traspare una rassegnazione al peggio con la quale non mi posso identificare. Sto anche io compiendo uno sforzo quotidiano per non arrendermi a fatti così epocali a cui stiamo assistendo con la sensazione di nulla poter fare perchè ovunque ci girassimo riconosceremmo soltanto l’impossibilità di poter incidere positivamente e la nostra totale inadeguatezza a tali fatti. Ma non credo sia così. Ho un punto di vista diverso dal Suo: ritengo l’immigrazione, anche quella così drammaticamente disordinata di oggi, un’opportunità di crescita che non dovremmo sottovalutare, sotto tanti punti di vista: demografico, culturale, umano, economico. Accettare o tentare di fare accettare questo punto di vista è cosa assai ardua che richiederebbe una volontà che non vedo, a parte il problema non certo trascurabile dell’impegno economico. Ma quest’ultimo odora un po’ di alibi quando sento (oggi) che, e lo dico solo come esemplificazione, che la costruzione del ponte sullo stretto viene considerato una priorità fattibile. Certo qui da noi, in Italia, tutto è sempre più complesso che da altre parti, non ho ancora capito perchè. Ci si divide su tutto, dalle questioni più banali ai massimi sistemi, ed il più delle volte poche cose cambiano realmente. Sembriamo referenzialmente incollati ai nostri più beceri cliché quasi che ci piacessimo così come siamo. Sono stato molto critico e severo con il nostro paese, così come lo sono stato verso i miei figli. E’ il mio modo di amarli. E continuo ad esserlo, a non rassegnarmi a veder trionfare la volgarità l’ignoranza ed il pressapochismo. E l’ipocrisia di un popolo che si accontenta di nascondere lo sporco di casa sotto il tappeto. La prego non si arrenda anche Lei.

    • Che piacere rileggerla, gentile Franco. Non vorrei arrendermi. Ma è sempre più difficile….

  3. Cara Giovanna, condivido in toto. Purtroppo nessuno ha il coraggio di dire queste cose.

    • Ciao Gianluca. Tutto bene?

  4. Si grazie, spero stia bene anche Lei. Condivido anche il post sulla revisione costituzionale che, a mio modo di vedere, avrebbe l’unico risultato di rendere ancora più incontrollabile la nostra (già irresponsabilissima) classe politica. Un abbraccio.


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