Pubblicato da: chinonrisica | 8 luglio 2014

Fuori dal nido…..

Il Corriere del Trentino pubblica oggi un mio intervento sul tema delle esternalizzazioni dei nidi per l’infanzia. Al lavoro garantito si sostituisce lavoro precario….L’ente pubblico non può volere questo!

 

 

Il Comune di Trento si appresta ad affidare a terzi la gestione di un nido d’infanzia di nuova realizzazione.

Il servizio offerto all’utenza ( in costante calo) sarà identico a quello fornito dai nidi comunali : di ottimo livello ( ben 188 pagine descrivono la qualità dell’offerta formativa del nido d’infanzia). Ma mentre l’amministrazione comunale sostiene un costo annuo di 14.074 euro per ogni bimbo all’interno delle strutture  pubbliche, in quelle affidate a terzi il costo pro capite scende a  11338 euro.
Dal momento che il servizio fornito alle famiglie è rigorosamente identico,la diminuzione di spesa si giustifica soltanto con il minor costo del personale.
Chi lavora in un asilo nido privato guadagnerà cioè molto meno  dei colleghi impiegati in quello comunale e resterà precario per sempre, costretto a rinunciare a molte di quelle tutele che sono costate decenni di lotte sindacali.
Esternalizzando una parte del servizio, poi, il Comune sarà costretto a collocare i dipendenti in esubero, non licenziabili, in posizioni che sarebbero state coperte dagli iscritti alle graduatorie dei lavoratori a tempo determinato. I quali, perciò, non potranno sperare in un contratto, sia pure temporaneo, nel prossimo futuro.
Dato che molto spesso si tratta di giovani, non c’è da meravigliarsi se la domanda per i nidi di infanzia è in costante calo! Chi, pur con grande sacrificio,potrà permettersi di avere un figlio cercherà l’aiuto dei nonni. Di quel welfare speciale e a costo zero costituito dalla famiglia.
Il futuro porterà esternalizzazioni ulteriori, rispetto a quelle già in essere: nidi d’infanzia, assistenza agli anziani e ai disabili, trasporti, biblioteche, pulizie….Un risparmio realizzato sulla pelle dei lavoratori. Così resteranno disponibili, nel bilancio pubblico, i fondi per i contributi alle associazioni ( 8 milioni nel 2013)e alle circoscrizioni ( più di 4 milioni all’anno), per le Aziende Speciali,per la creazione di nuove società pubbliche con consigli di amministrazione, direttori e presidenti……
 Mi spaventa il fatto che anche il Comune diventi un datore di lavoro sempre più “esternalizzante” e che un numero crescente di persone siano costrette ad accettare, pur di portare a casa uno stipendio, condizioni salariali e contrattuali inique.
E’ difficile prendere atto che, nella Repubblica fondata sul lavoro, intere generazioni di lavoratori – subordinati, pseudo-autonomi, professionisti –  subiscano un comune destino di minore guadagno e minori garanzie. Soprattutto a fronte dello spettacolo offerto dalla politica: quella locale – immobile e arroccata , speranzosa nella labile memoria degli elettori- e quella nazionale, che balbetta impotente davanti ai numeri della disoccupazione,mentre tenta di ripristinare una anacronistica immunità.
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