Pubblicato da: chinonrisica | 13 maggio 2014

Piano sociale di Trento: niente di nuovo sotto il sole

 

Il Piano che oggi è all’attenzione del Consiglio è purtroppo un documento due volte superato. Superato nei contenuti che fanno riferimento ad un welfare che non riesce a tenere il passo con la crisi economica e politica ( persino la domanda di posti nell’asilo nido cala, dati i costi insostenibili per le famiglie….) e superato nell’area di riferimento.

La riforma istituzionale che ha decretato l’accorpamento delle politiche sociali tra la città di Trento e i paesi di Aldeno Cimone e Garniga è apparsa in tutta la sua faraonica inutilità ed è auspicabile che arrivi a spazzarla via la consapevolezza ritrovata del suo essere contraria ai principi della Costituzione e alla logica del risparmio di spesa ormai indispensabile.

Si ritrova, all’interno del piano, la logica dell’inclusione attraverso la partecipazione ai tavoli di lavoro, le associazioni ( sempre le stesse, per le quali ho chiesto di avere i numeri dei contributi ricevuti….)e assai poco i singoli cittadini, quelli che non siedono ai tavoli e non sono associati.

Ho spesso occasione di ripetere che molte delle attività ricomprese nel Piano potrebbero essere lautamente finanziate con i circa 4 milioni di euro con i quali manteniamo in vita le circoscrizioni e che i contributi erogati alle associazioni dovrebbero essere pubblicati sul sito del comune e di quello dell’associazione.

Ho la sensazione che nel piano siano contenute risposte vecchie a problemi in continuo, tragico rinnovamento.

Che risposta diamo alle famiglie che non sono così povere da avere diritto a sussidi, ma che non sono in grado di fare fronte ad una minima spesa imprevista? Come rispondiamo all’aumento della pressione fiscale che, con il nostro assenso alla TASI, colpirà coloro che hanno avuto l’ardire di risparmiare per comprare una casa?

E quali rimedi prevede il Piano per le partite IVA senza ammortizzatori sociali, colpevoli di cercare di lavorare onestamente?O agli imprenditori falliti che sono aumentati del 35%?

Dal piano sembrano emergere i connotati tradizionali della povertà. E le risposte sono sempre: coordinare, sperimentare,promuovere, valutare, consolidare. Intanto però la nostra città ( e anche il territorio), soffrono per un elevato costo delle abitazioni( mentre esistono realtà immobiliari sottoutilizzate), per un livello dei prezzi ben più alto che altrove, per la necessità di una elevata migrazione sanitaria nelle regioni limitrofe.

Sembra poi paradossale che l’analisi dei fenomeni urbani di disagio venga affiancato a quello di paesi medio piccoli, in cui la rete parentale ha connotazioni diverse da quelle cittadine e in cui il controllo sociale è davvero differente e molto più intenso.

Nelle città italiane di medie dimensioni si sta riscoprendo il welfare di quartiere, ricompattando le relazioni, rinsaldando i legami di vicinato attraverso i social network( le social street si moltiplicano e con successo crescente…..) o i “caffè delle riparazioni”.

Attività spontanee, senza tavoli e circoscrizioni, che i Comuni, anche il nostro Comune, dovrebbero limitarsi a non ostacolare con inutili burocrazie, concedendo spazi, mettendo a disposizione regia e tecnologie, non più contributi.

Fabio Folgheraiter, nel suo saggio “Sorella Crisi” parla della ricchezza di un welfare povero. Quello col quale dovremo necessariamente confrontarci in tempi brevi.

Allora diventerà necessario utilizzare per garantire i servizi essenziali a chi ne avrà necessità e diritto tutte le risorse che oggi usiamo per la pseudo-democrazia, plateale e inconsistente, di cui ci siamo circondati. Comunità, Ambiti, Tavoli, Consigli di Circoscrizione resteranno ricordi a meno che non si voglia far credere che sia più importante mantenerne l’esistenza al posto di nuove indispensabili RSA per una popolazione che invecchia rapidamente o del controllo efficace del territorio.

Sono davvero spiacente per l’assessore che ha avuto la cortesia di venire a presentare il Piano anche al Consiglio delle Donne e lo ha fatto praticamente all’indomani della nascita della sua bambina, ma questo piano è davvero vecchio, come dicevo all’inizio del mio intervento.

Parole e concetti di effetto, ma di scarsa sostanza. Poco innovativi, necessitati ad una coabitazione forzosa e innaturale.

Un welfare di facciata per problemi nuovi, che richiedono snellezza, soluzioni poco costose e coinvolgenti alle sfide continue che la città vive. E che, con buonapace dei sostenitori del genere, poco ha a che vedere con quelle, assai diverse, delle comunità limitrofe. Preoccupandoci del contenitore( l’Ambito) abbiamo messo in sordina il contenuto ( i nuovi sistemi di welfare). Non credo che questo aiuterà i nostri cittadini a sentirsi aiutati, supportati. Vicini ad una politica sempre più orientata a farsi bella che a risolvere i problemi.

 

 

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