Pubblicato da: chinonrisica | 27 marzo 2014

Restituite….Per dignità!

Bellissimo questo editoriale del Direttore de L’Adige. Delinea la vergogna di un’autonomia ostaggio del denaro e del potere…..

 

C’è una cosa che impressiona particolarmente nella vicenda vitalizi, al di là delle cifre mostruose e spropositate di denaro pubblico che i consiglieri regionali si sono autoassegnati negli anni. È la non consapevolezza della classe politica trentina, presente e passata, della devastante e delegittimante conseguenza che comporta assegnarsi un bonus fino a 1 milione e 300.000 euro come premio extra per aver fatto un po’ di consiglio provinciale. Premio che si aggiunge, naturalmente, alle laute indennità percepite, e al ricco vitalizio che continuano a mantenere.
Le reazioni raccolte e ospitate sull’Adige da giorni rivelano una classe politica, tranne rare eccezioni, che non si rende conto che avallare centinaia di migliaia di euro come buonauscita per aver passato qualche anno in consiglio (210.000 euro ciascuno solo i componenti dell’ultima legislatura), significa la fine della politica.
È l’annientamento dell’idea del politico come servitore pubblico.
La distruzione del fondamento su cui si regge il patto tra cittadini ed eletti, cioè la politica come costruzione del bene comune.
Se quegli assegni vergognosi, infamanti per chi li riceve e per l’intera classe politica trentina, non verranno restituiti, fino all’ultimo euro, l’attuale consiglio provinciale non avrà più legittimità.

Non potrà più chiedere un sacrificio alla gente e qualsiasi taglio della spesa pubblica. Non avrà più voce per poterlo fare, e non avrà più la faccia per governare.
Quando si dovrà chiedere di rinunciare ad un centro per gli anziani, ad un reparto di ospedale, alla ristrutturazione di una scuola o all’assegno per le famiglie in difficoltà, non lo si potrà più fare se prima non viene cancellato il privilegio. Non potrà più essere chiesto agli altri, ai cittadini, alla comunità trentina, ciò che la classe politica non è disposta a fare prima verso se stessa. Nessuno nell’attuale consiglio provinciale e dentro una classe politica che per anni si è riempita la bocca di valori, di sociale, di dignità degli operai e di difesa della famiglia, potrà uscire dalla porta di casa e passare fra la gente senza sprofondare di vergogna per aver negato nei fatti, ciò che per anni è stato professato con le parole.
La portata delegittimante di quanto è avvenuto non riguarda più «solo» la dimensione etica, morale, di dignità umana dei consiglieri raffigurati nella hit parade della vergogna (vedasi l’Adige del 26 febbraio). Non squalifica soltanto i beneficiari del lungo elenco, percettori di centinaia di migliaia di euro come fossero noccioline, oltre 50 milioni che da soli terrebbero in piedi interi servizi sociali i quali andranno invece tagliati e ridotti.
Intacca alle fondamenta l’intera Autonomia come gestione diligente della cosa pubblica nello spirito del buon padre di famiglia. Svuota l’Autorità del consiglio provinciale come luogo in cui si identifica la collettività trentina. Compromette la tenuta dell’Istituzione come luogo delle decisioni dell’intera comunità.
Insomma mina alle radici la politica, riducendola e rappresentandola quale mero arricchimento personale e depredamento di risorse pubbliche dei cittadini.
È questo il danno maggiore che quelle cifre – milioni di euro anche per chi non ha mai avuto responsabilità dirette, incarichi decisionali di peso, compiti gravosi ed ineluttabili – arrecano in maniera irreversibile all’intero Trentino Alto Adige, se non vengono cancellate e restituite.
Non esistono diritti acquisiti di fronte al Paese prostrato come dopo una guerra, con indici di disoccupazione da rivoluzione popolare e una tassazione da rapina continuata. Perché quei livelli di indennità, quegli spropositi di vitalizi, quelle liquidazioni da nababbi sono state decise dagli stessi che le percepiscono, dai consigli regionali che si sono susseguiti, da quelli precedenti e dell’ultima legislatura che hanno approvato l’inganno e lo hanno tenuto nascosto, dicendosi sorpresi quando è arrivato l’assegno accreditato sul conto corrente in banca.
Non esistono diritti irrevocabili, perché di quei soldi solo una minima parte (veramente minima) è stata versamento contributivo (peraltro mai di tasca propria, ma tratto dalle cospicue indennità pagate dai cittadini). E se calcolo deve essere rifatto, questo deve basarsi anche per le pensioni attuali e future tutto ed esclusivamente su base contributiva, sul versato effettivo. Come avviene per tutti i cittadini. Come la riforma Fornero delle pensioni ha stabilito per gli italiani.
Altrimenti ci sono italiani più italiani di altri. Privilegiati che stabiliscono i tagli per la gente, e se ne guardano bene dall’applicarli su se stessi.
Quanto accadrà in consiglio provinciale e regionali nei prossimi giorni, quanto le forze politiche sapranno fare o non fare, quanto i singoli ex consiglieri vergognandosi da cima a fondo decideranno spontaneamente di restituire alla comunità trentina in attesa che sia il consiglio a farlo per tutti, costituirà la prova del fuoco.
L’ultima occasione della politica per smentire di essere semplicemente una scorciatoia per l’arricchimento personale, e nient’altro. Una sorta di latrocinio organizzato e legalizzato.
È l’ultima chance per ritrovare, almeno in parte, quella credibilità che gli stessi consiglieri regionali hanno dilapidato e sperperato.
In questi giorni la classe dirigente regionale – a dir il vero più quella sudtirolese che quella trentina – ha espresso a parole intenzioni di cambiare, volontà di tornare indietro, di tagliare stavolta in maniera drastica la vergogna dei vitalizi. Va detto fin da subito come, con quali tempi certi, in quali modalità, con che forme, con quale impegno pubblico si intende porre fine alla vergogna e restituire il maltolto.
Le decine e decine di lettere, telefonate, mail e commenti furibondi e indignati che da giorni arrivano al giornale, mostrano come tutta la comunità trentina ha gli occhi puntati sul consiglio provinciale e regionale. Non basta più qualche ritocco, qualche finta per far passare la tempesta.
Ora occorre andare a fondo, togliendo anche per i nuovi consiglieri il vitalizio, garantendo a ciascun consigliere la semplice copertura previdenziale per gli anni passati in consiglio all’interno del proprio sistema pensionistico che si aveva in precedenza. Come avviene per tutti i cittadini. Come è avvenuto – beffa nella beffa – anche per molti di quei consiglieri che appaiono nella lista della vergogna che, in quanto dipendenti pubblici, hanno assommato la pensione al vitalizio, godendo sia l’una che l’altra, e in alcuni casi anche la terza e la quarta. In tempi in cui molti tra le giovani generazioni di pensioni non ne avranno nemmeno una.
Se questa volta non c’è un rigurgito di dignità, politica prima ancora che personale, la consiliatura da pochi mesi iniziata è già finita. E nel peggiore dei modi.
p.giovanetti@ladige.it

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