Pubblicato da: chinonrisica | 25 marzo 2014

Mamma & mamma

In molte occasioni ho sentito accalorate difese della famiglia, come famiglia tradizionale. Certo le donne in quel tipo di famiglia, quella consegnataci dal passato, avevano ben poche possibilità di scegliere:sottoposte alla potestà maritale,private del cognome e spesso dell’appartenenza ad un nucleo familiare proprio, destinate a seguire comunque ed ovunque il marito. L’art. 559 del Codice Penale del 1930 stabiliva che la moglie adultera fosse punita con la reclusione fino ad un anno, a querela del marito.

Senza ricordare il diritto di vita e di morte sulla moglie e sui figli di cui era titolare il pater familias nel diritto romano, quindi, guardo con un certo sospetto ad una “tradizione” tanto severa nei confronti delle donne , all’interno della famiglia.
Probabilmente la stessa tradizione non avrebbe visto di buon occhio che una signora sposata e madre di famiglia trascorresse molte serate in aule pubbliche,  in orari tradizionalmente dedicati alla cena e all’intimità del focolare domestico..
La famiglia è, nei fatti, un universo in movimento. Sorta per garantire continuità attraverso la procreazione, diventa oggi  baluardo sociale alle difficoltà, soprattutto in un Paese come il nostro.
E non esistono, davanti alla volontà e alla responsabilità di amare e proteggere, famiglie di serie A e famiglie di serie B.
Mi piace pensare che per ciascuno ci sia un  rifugio,luogo fisico o ideale, in cui sentirsi amato, al sicuro.
La famiglia così concepita non coincide quindi necessariamente  con quella a cui si riferisce la tradizione. 
La discussione sull’essenza, la natura e l’evoluzione della famiglia, tuttavia, non può confondersi con argomentazioni assai differenti.
Se è giusto che ognuno viva le sue relazioni affettive e sessuali in libertà, lo è molto meno quando in questa libertà, sacrosanta, venga coinvolto un terzo inconsapevole: un bambino.
La biologia vuole infatti che un bambino abbia un padre ed una madre. E che, a meno di gravissime situazioni di carenza affettiva, padre e madre crescano il loro bambino.
Padre e madre,o, per avventura, solo uno dei due.O anche uno dei due con compagni di vita nuovi e diversi, nel rispetto delle scelte del fanciullo e a garanzia precipua del suo benessere psico-fisico.
Già ora un bambino può vivere del tutto legalmente  con due padri o due madri se uno dei due è suo genitore biologico ed ha iniziato, dopo il matrimonio, una relazione omosessuale.
Queste famiglie, questi bambini, meritano tutto il nostro rispetto, perchè sono destinati a fare da apripista ad una trasformazione epocale, sulla quale esistono ancora molti dubbi e perplessità. Senza ipocrisie, infatti confesso che sono convinta di un primato essenziale: quello della naturalità della procreazione. Che può essere casuale, crudele, ingiusta, ma che resta una delle poche certezze dell’uomo. Un bimbo nasce da un uomo e da una donna e ha diritto a mantenere consapevolezza di tutto ciò, nella famiglia d’origine o in quella adottiva.
Famiglia adottiva che deve riprodurre quella biologica, nel sesso degli adottanti e persino nell’età di questi ultimi. Famiglia adottiva che, coraggiosa e consapevole assai più di quella biologica, deve essere pronta ad assecondare il desiderio  spesso corrosivo e struggente, del figlio a conoscere i  genitori naturali.
Il bambino, nella girandola delle volontà e delle aspettative di maternità e paternità, è l’anello debole del sistema, quello a cui l’articolo 3 della Convenzione di Ginevra garantisce la “tutela del suo miglior interesse”.
La Corte Costituzionale ha sollecitato il superamento di una sorta di astensionismo legislativo che penalizza l’orientamento sessuale in  chi desideri formare una famiglia. E ad affermarlo sono autorevoli esperti dell’interpretazione anche storica della nostra Carta fondamentale. Tuttavia personalmente diffido delle certezze con le quali si afferma che esista anche un diritto alla genitorialità.
Il bambino, nel suo essere debole e privo di possibilità di scelta,deve avere ciò che la natura garantisce a ciascuno, almeno sulla linea di partenza:una madre e un padre.
Un diritto naturale, inalienabile, che non può essere negato.E’ dalla differenza e dalla complementarietà dei sessi che si nasce. Questa complementarietà non è un’opinione, ma un dato biologico essenziale.
La vita poi mette ciascuno davanti a migliaia di occasioni e di scelte. Ed è qui che l’amore può e deve fare la differenza.
Saranno il nostro amore e il nostro rispetto, infatti, a  garantire che ogni famiglia sia riconosciuta come luogo di accoglienza e di crescita. Ma senza nascondere una realtà che  vuole, all’inizio del percorso avventuroso della vita di ogni creatura, inevitabilmente  una madre e un padre.
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Responses

  1. Concordo pienamente! Noto purtroppo che l’art. 3 della Convenzione di Ginevra è troppo spesso aggirato e che per primi i Servizi Sociali non si adoperino per tutelare il miglior interesse di ogni fanciullo!

    • L’interesse del bambino è prioritario….molti, troppi lo dimenticano.

      • C’è qualcosa che dire inefficiente è poco di fronte all’accanimento dei servizi Sociali nel togliere i figli e affidarli alle case famiglia, business scandaloso. Anzichè perseguitare famiglie in difficoltà per una casa sporca e in disordine, dovrebbero attivarsi per offrire qualche sostegno concreto. Purtroppo la mancanza di assunzione di responsabilità rende questi enti assistenziali spesso inutili e ancorchè dannosi!

      • Non credo sia inefficienza, ma c’è chi sostiene che sia un vero e proprio accanimento. Cui prodest?


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