Pubblicato da: chinonrisica | 6 marzo 2014

Autonomia integrale? Meglio di no.

Dal Corriere del Trentino di oggi, 6 marzo 2014, pag.6

”Le competenze non sono fette di salame che possono semplicemente dividersi”. Sono parole del  presidente della Consulta Gaetano Silvestri.Parole pronunciate lo scorso 27 febbraio, nel corso della relazione sulla giurisprudenza costiuzionale 2013. Il contenzioso Stato – Regioni sarebbe alimentato, secondo il presidente della Corte Costituzionale, da un sistema di riparto delle competenze incerto sia sulle materie che sulle modalità di raccordo tra gli enti territoriali. Sempre più necessario sarebbe, quindi, un sistema chiaro di definizione degli ambiti e dei collegamenti, resi indispensabili dall’enorme aumento della spesa delle Regioni, ancor più sconcertante in questi anni di ristrettezze economiche.

Mi preoccupa molto, quindi,l’accaparramento pattizio di competenze da parte della Provincia Autonoma di Trento, che non nasconde di guardare ad una autonomia integrale. Autonomia che, così declinata, stride con l’articolo 5 della Costituzione e che comunque dovrebbe, a mio avviso, passare attraverso una investitura democratica ben più consolidata e consapevole. Si parla spesso di terzo Statuto: lo Statuto attuale, infatti, non è armonizzato con le modifiche del titolo V della Costituzione . E se quest’ultimo, secondo l’autorevole parere del presidente Silvestri,”rivela ogni giorno di piu’ la sua inadeguatezza”, segnalando così “un problema generale di squilibrio del sistema regionale italiano” e il nostro Statuto non è “aggiornato”, credo che ci voglia molta fantasia per parlare di certezza del diritto.

In più occasioni si è avuto il sospetto che la costituzionalità di alcune  leggi provinciali non fosse proprio assodata: come classificare, ad esempio, le Comunità di Valle? O come rendere compatibile la terzietà dei giudici assunti per concorso ( articolo 106 della Costituzione) con la nomina politica di parte dei componenti del TAR di Trento? O di membri aggiunti( sempre di nomina politica) presso la Corte dei Conti?.

Sono convinta che se il ricorso alla giustizia fosse meno costoso e farraginoso, molti cittadini avrebbero chiesto l’intervento della Corte Costituzionale su queste (ed altre ) tematiche.

Purtroppo, come spesso succede, la politica locale si è preoccupata soltanto di guardare al fatto che i governi succedutisi negli ultimi anni fossero o meno “amici dell’Autonomia”.Rendendo un diritto costituzionalmente garantito una sorta di attività discrezionale, da interpretare in modo più o meno elastico e decretandone così un certo svilimento, nell’immagine e nei contenuti. Se l’Autonomia fosse buona, virtuosa ed efficace , come la vollero i suoi padri nobili,non si potrebbe che esserle amici, portandola ad esempio agli altri territori.

Purtroppo lo scandalo legato alle indennità previste dalla nuova legge provinciale ( modificata nel 2012 proprio per evitare gli eccessi!) ha dimostrato che di virtuoso, in questa gestione c’è rimasto, non da oggi, davvero poco. O meglio che è stato assai facile garantire buoni servizi con molte risorse. E il fatto che altre Autonomie facciano peggio non deve farci chiudere gli occhi davanti a realtà regionali ( ad esempio l’Emilia Romagna)in cui si fa meglio, con molto meno. 

Ho seguito con interesse, sulle pagine del Corriere del Trentino, il dibattito sulla delega relativa all’Amministrazione della giustizia, ma alla luce degli ultimi eventi temo davvero che si debba procedere con molta cautela.

Prima di affidare ad un potere territoriale così onnipresente una competenza vicina alla funzione delicatissima del giudicare, occorre ristabilire un patto di fiducia con i cittadini. Se persino la Corte Costituzionale ha sinceramente manifestato le sue perplessità sulla suddivisione poco chiara delle competenze tra Stato e Regioni, come potremo essere tanto spavaldi da assumerci un compito così controverso e delicato? E come potrebbe farlo una classe politica che ha dimostrato di rendere pubbliche le proprie indennità solo obtorto collo? Confessando poi,per bocca di molti di coloro che ancora siedono nei Parlamenti regionale e provinciale,di non essere stata consapevole delle conseguenze di quel voto ,espresso meno di due anni fa?

E si tratta, in molti casi, degli stessi che nel settembre 2012 hanno potuto mantenere riservato l’elenco delle proprie spese consiliari. Personali, è vero, ma effettuate con soldi dei contribuenti.

Se quindi possiamo sapere tutto delle mutande verdi  acquistate del presidente Cota, beandoci di una presunta superiorità etica è- forse- solo perchè ai Trentini questi dati non sono stati mai forniti. In nome della riservatezza.

Per questo “eccesso di trasparenza” il Trentino fu bacchettato da Gian Antonio Stella, sulla stampa nazionale. Senza effetto alcuno, però, perchè il segreto resta ben custodito.

Adesso,mentre si prefigurano scenari costituzionali di grande impatto, credo che i Trentini debbano pretendere che a fronte della richiesta di nuove, delicatissime, competenze ci sia, da parte di una classe politica in grave imbarazzo, la più totale e trasparente rendicontazione. Quella che altrove è già stata realizzata.

Ed è necessario, inoltre, un nuovo patto costituente territoriale, per fare dell’Autonomia una risorsa e non un fortino blindato. Autonomia come bene comune, quindi:trasparenza e morigeratezza al posto di una propaganda,che ha fatto il suo tempo.

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Responses

  1. secondo me, temono che l’Autonomia del Trentino abbia vita breve e cercano di arraffare quanto + possibile finché possono

    • Il video della manifestazione di Bolzano è impressionante! Siete stati bravissimi!


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