Pubblicato da: chinonrisica | 21 ottobre 2013

S…..come Scuola

Da una mia lettera pubblicata da Il Corriere del Trentino del 14 settembre 2010:

E’ l’argomento di stagione e, come accade sempre, presto verrà sostituito da altro. Tornerà in auge a giugno, con le scadenze di scrutinio e di esame.
La scuola e il suo mondo sono mastodonti fuori tempo, interessano gli organi di informazione solo per le inchieste sul prezzo dei libri, per le proteste periodiche e ininfluenti degli insegnanti, per i pezzi di colore sul linguaggio giovanile.
Come per ogni malato terminale io chiederei, sulla scuola, il silenzio pietoso dei media.
Nè metalmeccanici nè missionari, i docenti si muovono in un limbo lavorativo inedito e particolare. Non hanno “scopo di lucro” come un qualunque professionista, non hanno spirito di corpo come la classe operaia.
Api laboriose oberate di burocrazia,detentori di spazi vitali minimi, gli insegnanti applicano il “lathe biosas” epicureo e sono vittime predestinate di una economia ghiotta di anime belle con scarso potere contrattuale.
Incalzati dal suono del campanello, a volte dimenticano di essere protagonisti di un sogno: quello dell’istruzione che potrebbe contrapporsi facilmente, grazie ad una maggiore considerazione per il loro lavoro, alla propaganda.
Sempre più aziende e sempre meno luoghi di riflessione, frammentate e composite parodie di operosità, le scuole sfornano gli inconsapevoli cittadini di domani. Che sono così perchè così è comodo che siano.
Il resto è fumo. L’arrosto, purtroppo, è finito da tempo. Al banchetto, nella nostra società immobile ed elitaria, non hanno partecipato i docenti, sempre più demotivati, e non parteciperà la gran parte degli studenti. Che ne penserebbe don Milani?
La scuola è iniziata. Chiedo un minuto di silenzio.”

Chi mi conosce solo un po’ sa che sono una docente appassionata. Una che dimentica, quando è in classe, ogni affanno e pensiero. Esistono solo i miei ragazzi, con i quali non sono né tenera né accondiscendente. Perchè mi fa male vederli inermi e soli ad affrontare il mondo. Sento il dovere di “attrezzarli” con le armi della conoscenza e di una intransigenza materna, che viene scambiata per rigidità. Ma solo per un osservatore superficiale!

Che la scuola sia il teatro di una battaglia impari, tra il potere che vuole cervelli all’ammasso e una classe docente che, quando è sincera e professionale, a questa operazione si ribella, è cosa nota.

Il progressivo svuotamento dei programmi scolastici, la cancellazione di materie fondamentali ( in un Paese a grande vocazione turistica non si studia quasi più la geografia e la storia dell’arte è in estinzione…) , il buonismo imperante e diffuso hanno reso la scuola ( pubblica) una sorta di parcheggio, di servizio di assistenza e sorveglianza per i figli di coloro che, dovendo lavorare per sopravvivere ( come tutti noi!), non hanno tempo di dedicarsi ai propri figli.

C’è un errore di fondo in tutto ciò. La scuola nasce per altri scopi, ma viene usata per tenere buoni e controllati i ragazzi, blandendo le famiglie. A scapito dei docenti che, preparati per fare altro, mal tollerano le funzioni assistenziali assegnate loro.

Non tocca a me insegnare agli studenti la buona educazione e il rispetto del ruolo, come non tocca ai genitori faticare per insegnare ai ragazzi le lezioni. nel tempo scarso che resta dopo il lavoro o la cura della famiglia e della casa.

In Italia, invece, la scuola assume su di sé ogni funzione. Ed in Provincia di Trento ancor di più, visto che è la politica, anzi la Giunta Provinciale che decide quanto deve durare una lezione, quale deve essere la valutazione minima data agli studenti, quale linguaggio usare per definire i voti negativi, quando e come ammettere gli stessi studenti agli esami di Stato.

Lo fa con arroganza, travalicando le proprie competenze istituzionali, solo concorrenti in materia, e snobbando l’autonomia dei docenti e delle singole scuole. Lo fa con la complicità dei Governi centrali ( di destra , sinistra, centrodestra e centrosinistra) che hanno sempre visto il Trentino come il laboratorio delle nefaste larghe intese, quelle che oggi ci ammorbano.

Lo fa approfittando del fatto che siamo una periferia lontana e a pochi importa che in Trentino si possa essere ammessi all’esame di Stato senza avere mai avuto una sufficienza in materie fondamentali ( italiano, matematica….) e senza avere mai recuperato queste insufficienze.

Basta una valutazione “complessivamente sufficiente”: una media, cioè delle singole votazioni, dove un 10 in condotta si somma con un 4 (costante negli anni e mai recuperato) in matematica o in inglese o in italiano….e la media è un bel sette, per uno studente silenzioso, forse anche diligente, ma incapace di leggere, comprendere un testo o fare di conto.

A questo stato di cose, iniquo ancor prima che illegittimo, io mi ribello. E lo farò sempre.

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