Pubblicato da: chinonrisica | 30 settembre 2013

I….come ITEA

Nel periodo tra le due guerre nascono gli Istituti Autonomi Case Popolari furono costituiti per fornire una risposta pubblica alle mutate necessità abitative di una popolazione in cambiamento.Si volevano migliorare le condizioni di vita delle popolazioni, soprattutto dei ceti meno abbienti, applicando il principio della solidarietà, e delle esigenze di giustizia distributiva.
L’art. 22 della legge n. 251 dei 31/05/1903, descrittivo dell’attività degli Istituti
Autonomi, evidenziava non un interesse prettamente economico o esigenze di profitto, ma una precisa
volontà di intervenire nel sistema sociale, avendo di mira esclusivamente il diritto alla casa.
All’inizio, l’intervento pubblico nell’edilizia operò attraverso le strutture esistenti, ossia i Comuni. Questi operarono dapprima attraverso le Aziende Municipalizzate, poi si crearono gli enti autonomi, specificati nel Testo Unico n 1165 del 1938.
I privati intervennero solo per elargizioni benefiche o nella costruzione diretta di abitazioni per i dipendenti.
Le vicende successive sono, per il Trentino, in parte coincidenti con quelle del resto d’Italia. Gli Enti operarono dapprima ricorrendo al credito privato, ma ben presto , attraverso i fondi GESCAL e INA casa,furono i lavoratori dipendenti a contribuire, con contributi obbligatori dalla busta paga, a costruire il patrimonio edilizio che, applicando principi di solidarietà, avrebbero dovuto ritornare ai lavoratori stessi.
Nel 1972, in seguito all’approvazione del secondo Statuto di Autonomia, la Provincia di Trento ottenne potestà primaria per l’edilizia abitativa pubblica. Con la L.P. 30 dicembre 1972 n. 31 venne istituita l’ITEA, un ente preposto all’attuazione delle direttive provinciali nell’ambito dell’edlizia abitativa.
In Trentino, ed anche qui il parallelo con la situazione del resto d’Italia regge con la sola considerazione che qui ci sono maggiori risorse economiche, il vero incentivo pubblico si è rivolto alla proprietà della casa. Ecco allora che gli incentivi agli acquisti hanno creato nuovi proprietari,ma contemporaneamente una diminuzione dell’edilizia pubblica agevolata.Questa situazione, nel contesto delle ricorrenti crisi economiche degli ultimi anni, dell’aumentato fenomeno migratorio, della modificata struttura familiare ( nuclei monogenitoriali, aumento delle separazioni edei divorzi)ha reso il numero degli immobili di edilizia pubblica agevolata sempre più insufficiente.
In Trentino, inoltre, il prezzo delle abitazioni per coloro che, a reddioto medio, non possono accedere all’edilizia pubblica, è molto alto,nonostante la crisi attuale. Sarà perchè la Provincia è spesso pronta ad acquistare l’invenduto? Come nel resto d’Italia ( ma sempre con la consueta arietta da primo della classe)anche il Trentino, sotto la guida di Lorenzo Dellai, attraverso l’azione dell’assessore Marta Dalmaso ( che dopo questo capolavoro si è ulteriormente cimentata nello sfascio della scuola trentina)ha “ristrutturato” il suo Istituto di Ediliza Popolare.
Gli enti riformati, in tutta Italia, hanno sempre variato la loro denominazione, abbandonando la vecchie definizioni.Le nuove sigle cominciano per lo più con la Δ di azienda, rinunciando al richiamo di termini burocratico-assistenziali.
Oppure, come nel caso trentino, sono diventate s.p.a.
Società per azioni, con tanto di Consiglio di Amministrazione.
Itea s.p.a. dispone di 1 Presidente, 1 Vicepresidente, 3 consiglieri e 3 Revisori dei Conti, un Comitato di Direzione
Controllate la struttura orgnizzativa al sito http://www.itea.tn.it/societa/chi_siamo/struttura_organizzativa
e l’organigramma al sito
http://www.itea.tn.it/sites/default/files/allegati_generici/Pianta%20Organica%20AL%2031%2012%202012.pdf
e le indennità ( non aggiornate!) dei componenti del CdA al sito
http://www.consiglio.provincia.tn.it/allegati_stampa/20111216120527.pdf
Il patrimonio edilizio costruito con i contributi dei lavoratori dipendenti è diventato patrimonio di una società per azioni, gestita come una s.p.a privata, che può emettere obbligazioni ( garantite col patrimonio) e con un controllo esercitato secondo regole privatistiche. Niente Corte dei Conti, quindi? I precedenti che ho sperimentato con A22 non sono incoraggianti
Oltre ai consulenti responsabili della modifica della struttura ( lautamente retribuiti),che vantaggi hanno avuto i cittadini dalla trasformazione in struttura privata ( ma con soci pubblici) di un ente che dovrebbe avere finalità prettamente solidaristiche? Non si potevano ridurre al minimo l’organigramma e la burocrazia a favore del patrimonio edilizio da incrementare e ristrutturare? A chi giova questo distacco tra il cittadino proprietario e gli amministratori di una società che segue regole privatistiche? Amministratori nominati, naturalmente dai partiti politici.

Un comunicato stampa di Paolo Vergnano, candidato nel M5S aggiunge qualcosa a questo punto. La campagna elettorale Faidatè è la mia, ma le buone idee e le informazioni, nascoste ai cittadini da un’informazione carente, vanno condivise….
In Trentino non abbiamo solo i ‘palazzinari’, coloro che acquistano immobili e terreni dalla pubblica amministrazione sottostimati per poi riqualificarli e rimetterli sul mercato, magari affittandoli alla stessa, con plusvalenze da capogiro.
Usufruiamo anche di fantasmagoriche consulenze ultramilionarie da parte di società multinazionali specializzate in gestione aziendale. Classiche aziende più longeve degli stati e amministrazioni a cui fanno consulenza, infinite e immortali guide per la gestione economica dell’iperneoliberismo.
Qualche giorno fa la Trento Rise, società sconosciuta alla maggior parte dei trentini (i maligni dicono sia sconosciuta ai suoi stessi dipendenti) ha affidato alla Deloitte (http://www.deloitte.com/) uno studio di consulenza per la riorganizzazione della macchina burocratica della PAT per la modica cifra di 7,5 milioni di €. (SETTE MILIONI E CINQUECENTO MILA EURO).
Ricordo che l’amministrazione trentina, guidata dal direttore generale in pensione prorogato Dalmonego, ha già beneficiato negli scorsi anni di analoghe consulenze (per analoghi importi) da parte della stessa Deloitte.
Quali competenze abbia la Deloitte per effettuare questa consulenza non è dato sapere, soprattutto pensando al valore professionale di dirigenti e professori universitari pagati profumatamente dalla Provincia di Trento, i quali sembra non godano della fiducia del sopracitato direttore generale nella riorganizzazione del personale.
Ma soffermiamoci a vedere cosa fa la Deloitte nel mondo.
Due ambienti di consulenza mi hanno colpito particolarmente:
– Financial Advisory Services: fusioni, acquisizioni, finanza straordinaria d’impresa, due diligence (finanziaria, commerciale, integrity e operational), reorganization services, indagini conoscitive, forensic e fraud prevention;
-Tax: consulenza fiscale e societaria in ambito nazionale e internazionale.
E’ una società specializzata nella fusione e riorganizzazione societaria, e nella consulenza fiscale internazionale.
Ma cosa serve al Trentino una società che si occupa di consulenza fiscale internazionale?
I più maligni di voi lettori penseranno subito a trasferimenti di denaro pubblico in paradisi fiscali, occultati agli occhi del contribuente e utilizzati come tangenti…ma io non credo sia così contorta l’idea alla base della consulenza.
Certo, il dubbio rimane.
Ma quello che più mi colpisce è la parte pseudo-legale della funzione di tale consulenza. La riorganizzazione delle strutture societarie della Provincia di Trento.
Come voi sapete la PAT è proprietaria o comproprietaria di oltre 300 società di capitale, tra cui spiccano vere e proprie casseforti della Provincia quali Dolomiti Energia Spa, ITEA Spa e altre…
Soffermiamoci un attimo su quest’ultima.
Fino al 2005 ente funzionale dell’amministrazione, fu trasformato in SPA per una ‘gestione più dinamica dei processi’. Ad oggi, sembra, unico caso italiano di ente case popolari trasformato in SPA.
Il Trentino si dimostra quindi già nel 2005 introdotto nelle dinamiche economiche del neoiperliberismo, che indica la gestione privata come mezzo di controllo nei beni comuni. Insieme a Dolomiti Energia Spa infatti, ITEA Spa si trova ad avere un patrimonio completamente pagato dai contribuenti trentini nel corso degli anni, senza per questo corrispondere nulla agli stessi contribuenti per la perdita di possesso dei beni.
Personalmente considero gli oltre 10.000 appartamenti di proprietà ITEA Spa un patrimonio trentino, non personale dei suoi amministratori. Un patrimonio che deve essere gestito con le regole dell’amministrazione pubblica. Ad onor del vero fino ad oggi tali regole sono state rispettate, ma nulla impedisce di pensare che nell’arco di una notte il suo consiglio di amministrazione cambi idea e si metta a operare come qualsiasi società privata, sia in ambito di assunzioni sia in quello degli appalti per costruzione e manutenzione degli immobili.
Guardando bene il bilancio di questa società (ripeto unica in Italia nel suo genere) incappiamo immediatamente in qualche incongruenza.
I suoi dirigenti generali passano da 1 a 2 e i loro stipendi lievitano miracolosamente fino quasi a raddoppiare, potenza della ‘gestione dinamica dei processi’. Oggi invece veniamo a sapere che tale mansione non è più necessaria. Infatti uno è andato in A22 e l’altro – apprendiamo dalla stampa – sarà trasferito alla Patrimonio del Trentino SpA, mantenendo il suo lauto stipendio. Inoltre il posto da dirigente del settore finanziario, area fondamentale per una Spa simile, è vacante da anni e il dirigente del settore tecnico sembra sia in procinto di essere trasferito insieme a tutti i suoi sottoposti.
Ricordo che gli amministratori politici dell’epoca, gli stessi attuali e che vogliono la riconferma, non si resero conto che una SPA ha fiscalità diverse dall’ente pubblico, la quale deve pagare IVA e ICI (poi IMU)… e finchè si trattava di IVA e ICI (totalmente restituite alle amministrazioni trentine) poco è cambiato, ma l’IMU introduce un elemento nuovo, la metà di questo rimane allo stato centrale. Quindi la metà dell’IMU pagata da ITEA Spa resta a Roma, mentre se fosse rimasta ente funzionale ne sarebbe stata esonerata. I trentini sappiano che questo giochetto ci costa 1,2 milioni di Euro all’anno.
Inoltre ITEA Spa subisce la tassazione degli utili, come qualsiasi Società per Azioni. Nel suo caso i 9,4 milioni di utili vengono tassati per 9,32 milioni, di fatto il 100% degli utili ITEA ritornano allo stato in forma di tassazione. Sommato all’IMU tale disavanzo arriva a 11,6 milioni di Euro, che il socio Provincia Autonoma di Trento deve versare ogni anno nelle casse ITEA per ripianarne il bilancio.
La domanda nasce spontanea…a chi interessa tutto ciò?
Nessuno lo sa.
Sappiamo però che si è appena costituito il Fondo Housing Sociale Trentino, per dare risposte al comparto edilizia abitativa per acquistare/costruire alloggi da destinare a canone moderato e che tramite Pensplan (fondo pensione finanziario di proprietà della Regione TAA), potrà vendere a sottoscrittori privati quote di investimento del valore di 100.000 €, non quindi un investimento diffuso, ma mirato a grandi investitori territoriali e internazionali.
Dopo tutta questo volo sulle scatole cinesi trentine, mi immagino qualcuno chiedersi: ma questo che c’entra con la Deloitte?
Apparentemente nulla…ma la società di consulenza si sta preoccupando della riorganizzazione del personale e delle aziende della PAT e come tale anche del personale ITEA Spa, trasferendo dirigenti e pezzi consistenti di personale in capo all’amministrazione pubblica. Infatti il Settore Tecnico sarà spostato all’APOP (Agenzia Provinciale Opere Pubbliche). In sostanza verrà a mancare quello che da tutti era considerato il “cuore” dell’ITEA. Sembra quasi che si appresti a creare un ITEA Spa senza personale, ma con i suoi 10.000 (a cui si aggiungeranno i 9.000 in previsione entro il 2016) alloggi in dote.
Boccone più che appetibile per una riordinamento finanziario internazionale, che prelude alla vendita degli immobili pagati dal contribuente trentino.
Chiunque abbia a cuore l’investimento fin qui fatto dovrebbe chiedere l’immediato riassorbimento di ITEA come ente funzionale della Provincia Autonoma di Trento e l’allontanamento di società di consulenza internazionali nella gestione del nostro territorio.”

Paolo Vergnano
candidato Movimento 5 Stelle

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Responses

  1. grazie signora Giugni, quante mangiatoie da chiudere!!!

    • Grazie a Lei, signor Paolo, per l’attenzione. Certo, ci sarebbe molto da “tagliare” per restituire credibilità alla politica e alle istituzioni. Sarò lieta se vorrà continuare a leggere il blog e, se crede, mi segua sul sito http://www.giovannagiugni.it

  2. […] Dellai E….come Economia F….come Fondazioni G…come Giustizia I…come I.T.E.A. L… come […]

  3. […] I…come I.T.E.A. […]


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