Pubblicato da: chinonrisica | 24 settembre 2013

E….come Economia

L’economia di un territorio è importante, soprattutto in questi periodi difficili. La sensazione che si ha nel nostro territorio, è quella di vivere in una zona ricca e opulenta, con tanta gente che si diverte e che affolla bar e ristoranti.
Tuttavia i problemi esistono e ne ho avuto l’amara conferma quando, in seguito all’invito di un’associazione a depositare gli abiti usati in buste chiuse davanti alle case, ho avuto l’amara sorpresa di vedere un signore in bicicletta, di aspetto distinto, aprire velocemente le buste e recuperare qualche abito usato.
Ma di questo non si vuole nè si può parlare ora, in tempo di elezioni!
L’economia trentina è fortemente caratterizzata dai contributi pubblici , diretti o erogati attracverso le cosiddette “società di sistema” ( io ritengo che si chiamino così perchè “sistemano” gli amici e i parenti….). C’è un utilizzo enorme di una formula contrattuale piuttosto fumosa, il lease back.

Con il termine lease back si è soliti identificare un’operazione di leasing finanziario con cui un’impresa vende un bene (mobile o immobile) strumentale all’attività ad una società di leasing la quale ne paga il corrispettivo diventandone proprietario e, contestualmente, lo concede in leasing alla stessa contro il pagamento di canoni periodici e con il diritto di riscattarlo al termine del contratto ad un prezzo predeterminato. Come nel caso del leasing tradizionale questa soluzione consente di sfruttare alcuni vantaggi fiscali; essa risponde a specifiche esigenze di finanziamento dell’impresa e, inoltre, permette di raccogliere disponibilità liquide senza accrescere il proprio indebitamento formalmente rilevato in bilancio.

Operazioni lontane, a mio parere, dall’economia reale e soprattutto dall’attività di un ente pubblico. Le risorse della collettività andrebbero usate in maniera assolutamente trasparente, concedendo, se è il caso, contributi alle imprese, ma dietro precisi vincoli di stabilità e mantenimento dei posti di lavoro.
A seguire pubblico due articoli, dal Trentino e dal Sole 24 ore.
Servono a spiegare in maniera oggettiva ( non sono certo quotidiani estremisti!!) lo stato dell’economia trentina.

Il Trentino aiuta a proliferare le lottizzazioni e le poltrone
Il Sole 24 ORE – Mariano Maugeri, 10 gennaio 2012
Dalla culla alla bara. In nome del principe vescovo. Illuminato, democratico, progressista e sicuramente munifico, se è vero, come è vero, che per 531mila abitanti dispone di entrate per competenza di 4,5 miliardi.
Una concentrazione di potere (e di denari) che non ha pari tra i governatori italiani. Landeshauptmann – capo di Stato – come i tedeschi chiamano i governatori, forse si attaglia meglio al presidente di questa Provincia autonoma.
I numeri, prima di tutto: 42mila dipendenti pubblici, tra statali e provinciali, e 23 società partecipate, delle quali 14 controllate direttamente. La proliferazione di incarichi, prebende e lottizzazioni è l’inevitabile precipitato di una presenza totalizzante. La Provincia pensa a tutto. E ai trentini, qualunque iniziativa economica abbiano in mente, scatta sempre il riflesso pavloviano di prelevare dal bancomat provinciale.
Dal 2008, quando la crisi ha cominciato a colpire duro, la società provinciale Trentino Sviluppo ha moltiplicato la pratica del lease-back per aiutare le aziende in difficoltà. Il meccanismo è semplice: la Provincia compra gli immobili dell’impresa che poi restituisce il dovuto con un mutuo di 15 o 18 anni a tassi di favore (euribor +0,50%). Detto in altri termini, un sistema per iniettare liquidità nelle imprese mentre le banche chiudono i rubinetti del credito. Il pubblico chiede come ovvia contropartita la salvaguardia dei posti di lavoro. Negli ultimi anni Trentino Sviluppo ha scucito 500 milioni per salvare aziende sull’orlo del crack. Funziona, almeno per ora. Ma la crisi non solo non passa ma addirittura si inasprisce. Forse è per questo che gli imprenditori fanno la coda per ottenere un aiuto dalla Provincia. Alessandro Olivi, l’assessore all’Industria, ha cercato di essere perentorio: «Cari imprenditori, Trentino Sviluppo non è una banca».
Da queste parti è difficile chiudere la porta in faccia a qualcuno. L’élite trentina è cosi ristretta che pubblico e privato sono vasi comunicanti, almeno nei ruoli di vertice. Politica del maso chiuso. O, come lo apostrofò il sociologo Ilvo Diamanti, un sistema produttivo bonsai che convive con un apparato pubblico ipertrofico.
Gli assessori democrat della Giunta Dellai, per bocca del capogruppo Luca Zeni, provano a incalzare il Landeshauptmann: «L’autonomia è sicuramente un valore aggiunto. A patto che non si trasformi in autarchia». Dellai, ormai al terzo mandato, va diritto per la sua strada. E con l’accordo di Milano del 2009, sottoscritto con gli ex ministri Giulio Tremonti e Roberto Calderoli, ha assicurato alla Provincia autonoma la piena potestà anche sull’università e gli ammortizzatori sociali, scatenando una serie di polemiche con i vertici dell’ateneo sulle nuove regole che saranno codificate da una commissione – detta “dei dodici” – nella quale gli accademici sono in netta minoranza. Il patto stabilisce la “partecipazione della Provincia nelle scelte e negli indirizzi di ricerca dell’Università”, un passaggio che ha spinto alla dimissioni il prorettore Giovanni Pascuzzi. Dice l’ex numero due dell’ateneo: «Ho qualche dubbio che sia un bene rimettere le scelte strategiche dell’Università alle decisioni di variabili maggioranze politiche».
All’opposizione sono i leghisti a menare fendenti. Dice il consigliere provinciale Franca Penasa, ex sindaco di Rabbi, in Val di Sole: «C’è una vasta gamma di operazioni torbide. Una su tutte: le società partecipate affidano gli appalti senza gara a società dietro le quali si nascondono fiduciarie straniere con soci occulti. Per non parlare degli sprechi: Bolzano ha speso 15 milioni per cablare il territorio provinciale, qui siamo oltre i 200».
La moltiplicazione degli incarichi politici negli organigrammi delle società provinciali ha fatto scuola anche sul territorio. Con una legge del giugno 2006 sono state istituite ben 15 comunità di valle. Quella della Val di Non ha un’assemblea di 96 componenti, 57 dei quali eletti a suffragio universale. Mentre la Lombardia riduceva drasticamente le sue comunità montane e la Liguria le aboliva del tutto, la Provincia autonoma di Trento ha articolato la sua struttura politico-amministrativa in ben sei livelli (Regione, Provincia, Comune, Circoscrizioni, 99 Asuc, amministrazioni separate usi civici, oltre naturalmente alle comunità di valle). Difende a spada tratta la Giunta l’assessore alle Politiche sociali Ugo Rossi: «Anche gli scettici dovrebbero ammettere che le nostre sono politiche di stampo nordeuropeo. Nella ricerca stiamo concentrando risorse rilevanti. Faccio solo qualche nome: Trento Rise, il polo della Meccatronica, la fondazione Bruno Kessler». I denari, evidentemente, oliano anche ingranaggi macchinosi. Lo studio più recente in ordine di tempo sostiene che a Trento ci sia l’ambiente più favorevole in Italia per creare una nuova azienda. Il Trentino giganteggia su tre materie: lavoro, contesto sociale e finanza. La morale è semplice: pure le economie bonsai fioriscono. A patto che siano innaffiate da denaro pubblico.

Economia trentina, il Pil è in picchiata
Nel 2012 -2%, e nei primi tre mesi del 2013 i prestiti bancari raggiungono per la prima volta una variazione negativa

Trentino, 18 giugno2013TRENTO. Da qualunque angolo la si guardi, la situazione dell’economia trentina sta peggiorando a vista d’occhio. A certificarlo, nero su bianco, sono le due ricerche presentate praticamente in contemporanea ieri, e cioè il Rapporto 2012 in Trentino Alto Adige della Banca d’Italia e l’indagine sulla congiuntura del primo trimestre del 2013 fatta dalla Camera di Commercio in occasione dell’undicesima Giornata dell’economia. I dati parlano chiaro: nel 2012 il Pil regionale è stato stimato a -2%, vicino dunque al dato nazionale (-2,4%) e dunque ampiamente negativo. E nel primo trimestre dell’anno in corso, il fatturato complessivo delle imprese trentine è peggiorato ulteriormente, arrivando a -2,7%, con punte negative del settore estrattivo del -22,6%..
Il dato forse più pericoloso in assoluto è quello relativo all’occupazione. E’ vero che secondo Bankitalia c’è stata una tenuta complessiva, ma è il dato relativo all’occupazione giovanile ad essere più preoccupante, con un tasso di occupazione tra i 15 e i 34 anni che è al 53,5%.
Non va meglio per il mercato del credito. Secondo l’analisi di Bankitalia, nei primi tre mesi del 2013 per la prima volta i prestiti bancari hanno raggiunto una variazione negativa (-2,5% totale, con punte del -4,7% delle imprese), segnale inequivocabile dell’ideale freno a mano che anche in Trentino è stato tirato con forza, perché le condizioni di offerta del credito non sono peggiorate, e quindi a diminuire drasticamente è stata la domanda. Non bastasse, nei primi tre mesi del 2013 le aperture di credito in conto corrente sono calate del 13,3% (solo nel dicembre 2011 erano in crescita del 2,1%).
Insomma, segnali tutt’altro che incoraggianti che fanno capire come – paradossalmente – la grande onda della crisi si stia abbattendo in Trentino proprio in questi ultimi mesi, con una forza a cui non eravamo certo abituati. Quel che resta da vedere è se gli “anticorpi” del Trentino (e della sua Autonomia) sono in grado di resistere e superare anche questo pericoloso periodo.

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Responses

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  2. […] E….come Economia […]


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