Pubblicato da: chinonrisica | 27 maggio 2013

Sempre autunno

Un maggio davvero insolito, quello che stiamo vivendo. Mi ero ripromessa di scrivere qualcosa sul blog a questo proposito. Giorni grigi e freddi, pioggia incessante e rapidi sprazzi di sole che, misteriosamente, non riesce a scaldare.
Intabarrata nei maglioni e ripescati i piumini, mi sarebbe piaciuto commentare un evento atmosferico che, a detta degli esperti, non si verificava da due secoli! Invece l’accidia che sempre accompagna, per me, i primi freddi, mi ha bloccata.
Il freddo mi gela i pensieri e non ero preparata al desiderio rinnovato di zuppe calde, brodo fumante e bevande in grado di allentare il gelo, amplificato dal desiderio frustrato di estate e da un abbigliamento stagionale improvvido e quasi ridicolo.
Così, con le scarpe leggere sopra le calze pesanti, la maglia di lana sotto l’abitino primaverile, i colori vivaci smorzati dai giacconi già pronti per la lavanderia e tristemente neri o marroni, mi accingevo a scrivere qualcosa su questo clima ingiusto, che sottrae a noi mortali uno dei pochi piaceri ancora gratuiti: quello di sentire il calore del sole sulla pelle un po’ esposta dopo il lunghissimo inverno.
Invece ho letto il bellissimo articolo di Francesco Piccolo sul Corriere della Sera di sabato e lo ripropongo a chi ancora avesse voglia di leggere il mio blog. Piccolo diario sempre più abbandonato, ma caro, come una coperta rassicurante, un’isolotto provvidenziale nel mare tempestoso. Buona lettura

TEMPERATURE RIGIDE E NUBIFRAGI AL NORD. PER NEVE SI FERMA IL GIRO D’ITALIA IL COMMENTO

Noi, ostaggi di un altro autunno Noi senza primavera (prigionieri di un altro autunno)

C i avevano detto, per anni, che non c’erano più le mezze stagioni, e invece quest’anno questa strana, noiosa e irrisolta mezza stagione sembra non finire più. Si porta dentro una malinconia, che comincia la mattina davanti all’armadio, quando ci tormentiamo per capire cosa mettere, e ci pensiamo talmente tanto che poi siamo in ritardo su tutto; e comunque siamo riusciti a vestirci in modo inadeguato.CONTINUA A PAGINA 20 con il servizio diPaola D’Amico e l’analisi di Giovanni CapraraSEGUE DALLA PRIMAIl peggio non è il tempo piovoso, nero e freddo che non se ne va più. Il peggio è che se n’era andato, come al solito, ed era quello che stavamo aspettando. Quando se ne va l’estate, spingiamo in avanti quanto più riusciamo il tempo del cambio di stagione, ci sembra di poter guadagnare ancora qualche ora (dicono che domani migliora). Alla fine ci ammaliamo per questo, perché ci copriamo dal freddo qualche giorno in ritardo. Semplicemente non avevamo voglia di accettarlo. Quando finisce l’inverno, invece, cominciamo il giorno stesso a mettere giacconi e maglioni in soffitta, tiriamo fuori t-shirt o le camicie leggere, perfino sandali sfacciati, con i piedi ancora rattrappiti. Ci mettiamo subito a dieta perché pensiamo ai costumi da bagno e cominciamo a parlare delle vacanze, i più ansiosi le prenotano addirittura. Il sole spinge a progettare, a uscire fischiettando, a sorridere ai vicini, a osservare con piacere che ristoranti e caffè hanno subito messo tavoli apparecchiati all’esterno; e in più, non abbiamo nessuna timidezza nel sentirci seduttori e sedotti, tanto poi, al peggio, daremo la colpa alla primavera, che rende irresistibili le stupidaggini. Diciamo: c’è quest’aria irresistibile.E invece poi, all’improvviso, è svanito tutto.Siamo tornati in quel tempo ? e in quel sentimento ? plumbeo e indeciso, come se sul Paese ci fosse una temperatura dallo spirito critico, e i venti da Nord Est o le basse pressioni fossero state spazzate via dal clima emotivo. Se gli italiani sono preoccupati, se la guida politica è piena di indecisioni, se l’economia non rimbalza e il Pil è depresso, perché ci si dovrebbe godere il sole? Sarebbe contraddittorio. Ci dicono: ma è tutta l’Europa sotto la pioggia. E noi pensiamo che nemmeno l’Europa ha tanto da godere.Non si può dire che la pioggia e il freddo ce li siamo meritati, sarebbe ingiusto. Ma evidentemente non ci meritiamo ancora il conforto del bel tempo, perché in questo momento non siamo il Belpaese. Ci meritiamo i raffreddori e le influenze che tornano ? e all’inizio, testardi, pensiamo siano allergie di primavera, ma la primavera non c’è.La mattina ci svegliamo e corriamo alla finestra. Spesso è inutile, perché il rumore della pioggia è già una sentenza anche per oggi. Bisogna ancora rimandare. Viene quasi nostalgia di qualche anno fa, quando il meteo era approssimativo e contraddittorio; insomma, sbagliava spesso. Invece adesso ci dice che questa settimana non è buona, la prossima migliora ma poi peggiora di nuovo, e non ci capiamo più nulla.Forse, sogniamo, arriverà tutto insieme: il caldo, una nuova legge elettorale, delle tasse più leggere, posti di lavoro disponibili e un vero rilancio. Più probabilmente, non sarà così. Però almeno il sole, almeno un po’ di sole, quello ci spetterebbe. Non foss’altro perché non dipende da noi.

Piccolo Francesco
Pagina 01/20
(25 maggio 2013) – Corriere della Sera

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