Pubblicato da: chinonrisica | 31 gennaio 2013

Domenica è sempre domenica…

Questa sera, a palazzo Thun, i bambini presenti hanno assistito ad una “commedia” triste. Quella della politica che non fornisce risposte.
Il Comune di Trento è stretto tra l’incudine del rispetto delle sentenze e il martello del rispetto della dignità dei lavoratori.
La Corte Costituzionale è stata molto chiara, stabilendo che, relativamente alle leggi in materia di commercio,” Le censure svolte dalle Regioni ad autonomia speciale in relazione alla dedotta violazione della propria competenza legislativa primaria nella materia del commercio, come attribuita dagli statuti, non sono fondate”.

E’ indispensabile, perciò che il Comune si adegui non tanto alle disposizioni provinciali, quanto a ciò che ha stabilito la Corte Costituzionale.
L’apertura domenicale dei negozi è possibile ormai, senza limiti. E non per scelta del Comune di Trento.
Ricordo, solo per inciso, che il legislatore padre del decreto Salva Italia è lo stesso che vede oggi candidato di spicco Lorenzo Dellai.Colui che varò la legge che oggi il Comune di Trento vorrebbe applicare per non adeguarsi, fin da subito, alle disposizioni nazionali.
Un esempio, tra i tanti, della schizofrenica politica a cui ci tocca assistere: a Trento si chiede di non obbedire alle disposizioni nazionali, mente si appoggia, a Roma, il fautore delle liberalizzazioni totali; a Roma si vogliono abolire le province, mentre in Trentino si sponsorizzano le Comunità di Valle.
In mezzo a tutte queste contraddizioni cercano risposte i lavoratori del commercio. Impoveriti come tutti i lavoratori dipendenti, costretti a turni massacranti e a rinunciare, soprattutto, al bene insostituibile della compagnia della famiglia e dell’educazione dei figli.
Lavoratori che devono essere disponibili ad orari incompatibili con il riposo, gli impegni familiari, il recupero delle forze fisiche.
Perchè deve essere chiaro che le aperture domenicali non favoriscono nuova occupazione, nè i consumi, resi improbabili dal progressivo diminuire del potere di acquisto dei cittadini.
Le aperture domenicali non sono indispensabili,al contrario del servizio ospedaliero o degli spostamenti o dell’informazione.
Servono, le tristi aperture festive, a sentirsi “moderni”, al passo con la civiltà del consumo perpetuo, per una produzione non più perpetua e sempre più lontana dal nostro Paese.
Produzione che rende schiavi altri lavoratori, nel mondo.
Che può fare quindi un Comune, privo della possibilità di opporsi alla Corte Costituzionale e alle scelte incomprensibili della Provincia Autonoma? Potrebbe prendere atto della necessità di sottostare alla sentenza, ma rendersi protagonista di una mediazione con i soggetti coinvolti. Un tempo i Comuni si dichiaravano denuclearizzati. Perchè non dichiararsi adesso” deliberalizzati”? Perchè non stipulare un patto a favore della domenica in famiglia?
Sarebbe una misura “a costo zero” per rendere noto che, a Trento, la famiglia è protagonista davvero. Non con asili nido domenicali per bimbi sacrificati al dio commercio, ma con la volontà di sentirsi liberi di non liberalizzare,di vivere con calma almeno un giorno su sette.

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Responses

  1. condivido in pieno tutto quanto! io stessa non potrei immaginare di lavorare la domenica, invece di riposare o di svagarmi (è già sufficiente vedere allontanarsi l’età della pensione…!)

    • Eppure hanno eliminato sia le domeniche che le mezze giornate di riposo. Per una retribuzione supplementare che non ripaga certo del riposo perduto e della famiglia sacrificata. Una vergogna!

      • il lavoro diventa una schiavitù, un tunnel senza uscita, si vive in funzione di quello, la persona si annulla, quanta barbarie!

      • Martedì il Consiglio comunale ha approvato la delibera per il lavoro domenicale. Sono uscita dall’aula per evitare che ci fosse il numero legale sufficiente all’approvazione. Ma non è servito. La politica, così, offre il peggio di sè.


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