Pubblicato da: chinonrisica | 24 gennaio 2013

La storia insegna….O no?

“Il periodo della crisi……mostra lo spettacolo di milioni di persone che vogliono lavorare e sono senza lavoro, milioni di persone che non possono mangiare abbastanza perché c’è troppo cibo, di interi settori industriali completamente fermi proprio nel momento in cui c’è il massimo bisogno dei loro prodotti…….Vediamo il sistema in tutta la sua oscena assurdità di grande distruttore della ricchezza sociale e della felicità umana, della sicurezza e della vita stessa. La fantastica macchina produttiva che …. se gestita razionalmente, potrebbe facilmente soddisfare i bisogni e il benessere di tutti, si rivela un meccanismo che degrada il popolo in povertà, miseria, sofferenza e ogni specie di ingiustizia sociale”.

Queste parole sono state scritte nel lontano 1946, da un filosofo statunitense di origine polacca,Max Shachtman,figura importante nel movimento trotskista americano, ideatore del manifesto del Partito dei Lavoratori.

L’Autore, fedele al suo pensiero, attribuisce i malanni che descrive al capitalismo spinto, ma mi ha impressionato la sua descrizione delle conseguenze della crisi: perfettamente adattabili alla nostra odierna realtà, quella dei dati ISTAT che comunicano che l’11% di famiglie si trova in condizioni di povertà e che il reddito pro capite è ritornato ai livelli del 1986,. Ma con i prezzi, le tariffe e la pressione fiscale di oggi.

Sembra incredibile che più di sessant’anni di studi, ricerche ed osservazioni empiriche, basate su realtà note e purtroppo sperimentate, abbiano prodotto una situazione come quella in cui ci troviamo. E sembra ancora più incredibile che i protagonisti di tanto sfacelo, per incapacità o incuria , senza voler parlare di intenzionalità, propongano le loro persone e poco più, a soluzione dei problemi.

Non ci sono risposte chiare, in una campagna elettorale iniziata da mesi, per un popolo sempre più povero e anziano, con il futuro ipotecato da un debito pubblico che oggi sembra figlio di nessuno.

Che politiche verranno adottate per la disoccupazione dei nostri ragazzi, per quella dei cinquantenni, per l’invecchiamento della popolazione attiva, per l’imbarbarimento dello Stato sociale, per le difficoltà dei trasporti, per la vetustà dell’edilizia pubblica a fronte di un territorio fragile e sismico, per il clientelismo radicato e le istituzioni sempre più in balia dei gruppi di potere? E per i professionisti sempre più in difficoltà , le attività commerciali e industriali che chiudono e che ci riportano, in un terribile circolo vizioso, ancora alla disoccupazione?

Non comprendo come si possano cercare, in questi dolorosi frangenti, inni,slogan e rinnovate verginità.

E mi spaventa l’incapacità, diffusa e trasversale,di assumersi la responsabilità dell’attuale situazione.

Un mea culpa sincero, magari corredato da qualche proposta concreta da realizzare nell’immediato e in modo condiviso, porterebbe più voti ( e più entusiasmo)di uno scaricabarile continuo, che non fa onore alla politica e la condanna al ruolo di parolaia, perenne venditrice di fumo.

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Responses

  1. è proprio così, ma la domanda angosciante è la seguente: l’avranno capito gli italiani? e, soprattutto, avranno capito cosa fare x emarginare tutto ciò?

  2. A giudicare da quanto vedo, no. Non abbastanza, almeno. Spero, cara Tiziana, che la tua esperienza sia migliore della mia.

  3. io + che altro dialogo coi miei simili, x cui ho poca esperienza…spero sempre che certe ideologie siano limitate, ma forse mi sbaglio

    • Stanno diminuendo, è vero. Ma alcuni sembrano ancora usciti da un film in bianco e nero, magari senza sonoro…


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