Pubblicato da: chinonrisica | 30 ottobre 2012

Che cosa ci insegna il (non) voto siciliano

Dal Corriere del Trentino di oggi, un mio intervento sul voto siciliano,con lo sguardo rivolto ad un immobile Trentino.

Ad urne chiuse e spoglio in corso possiamo dire che a vincere in Sicilia, per ora, è una disaffezione profonda verso il voto e il rito democratico della scelta rappresentativa.
Una disaffezione che dovrebbe pesare come un macigno sulla coscienza di tutti coloro che ora si accingono a festeggiare nuove percentuali e ritrovati “consensi”.
Se il voto siciliano è un assaggio di ciò che ci aspetta nel 2013 elettorale- in Regione doppiamente elettorale-credo non ci sia di che stare allegri.
Colpisce che manchi, in tutta Italia ed anche qui, la consapevolezza di quanto enorme sia il cambiamento che ci si accinge a governare. E quanto, a fronte di ciò, siano invece sempre uguali a se stessi non solo le facce, ma anche i programmi.
Il governo dei tecnici, per il quale ho nutrito una iniziale, immediata simpatia, ha avuto molti pregi ( tra cui quello immenso di averci ridato una credibilità internazionale ormai azzerata), ma ha poi proseguito il suo lavoro in modi spesso difficili da comprendere e condividere.
Il governo locale lo ha spesso criticato, impugnandone i provvedimenti, salvo poi sposarne la validità e i valori, ricorrendo al solito linguaggio strategicamente incomprensibile.
E lo stesso può dirsi di un governo nazionale, che rivendica a mano ferma una rinnovata centralità e poi loda le autonomie virtuose, indicandole come esempio.
Una schizofrenia istituzionale di cui siamo vittime da molto tempo ormai e che oggi risulta ingigantita dalle circostanze critiche in cui ci dibattiamo.
Possono i nostri politici, sostenere una cosa a Roma ed una, diversa, a Trento o a Bolzano? Esistono macrotematiche che vanno trattate -e risolte- diversamente a Roma e in Regione?
Leggendo le pagine di politica interna in queste settimane pare di si.
Le visite di cortesia obbligano a sfumare i toni, ma possibile che Monti bacchetti le autonomie e poi le lodi? Che Renzi le voglia eliminare e poi tutelare? Che gli inceneritori siano ottimi altrove e pessimi da noi? Che gli insegnanti trentini sperimentino (a stipendio invariato)l’aumento di orario che viene condannato per il resto d’Italia? Che si debba assistere, senza reazione alcuna, ad assunzioni discrezionali in Provincia mentre altrove il pubblico impiego non assume nemmeno i vincitori di concorso?
Davanti a queste reiterate contraddizioni, a questa poca chiarezza, a coloro che si propongono, ripropongono, espongono, si ritirano ma forse no, credo che l’astensione in Sicilia possa ben considerarsi una lezione .
Non è più il tempo del contributo facile, della Provincia onnipresente, del volontariato ben ricompensato, del voto utile alle lobby, del proliferare di “incarichi speciali”.
Lo hanno compreso i lavoratori, le attività economiche( qualcuno ha fatto caso a quanti negozi chiusi ci sono a Trento?), i tagli ai servizi pubblici e la perenne scarsità di organico in settori fondamentali.
Si richiede una rappresentanza nuova, soluzioni nuove, coraggio e trasparenza nuovi, nuovi rapporti con lo Stato centrale, basati sulla linearità, sulla lealtà reciproca e sul rispetto della Costituzione.
Coloro che si propongono di governare le sorti del Paese e del nostro territorio hanno l’obbligo di fermarsi ed ascoltare.

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Responses

  1. mi fanno sempre + vomitare, inetti e attaccati ai privilegi, incapaci (?) di vedere o menefreghisti….sicuramente voterò (e non sarò l’unica) MOVIMENTO 5 STELLE

    • Sono uno spettacolo pietoso. Forse qui non si fanno festicciole con le maschere da maiale, ma certo ai contribuenti questa autonomia non serve molto. Paghiamo tante imposte e tasse ed abbiamo politici arroganti e autoreferenziali. Dobbiamo smettere di essere un gregge!

  2. Renato Bugna @ Werner Pichler

    Lieber Werner, was ist los in Trient? Deinen Freund Lorenzo Dellai muss unbedingt nach Rom weiter große Scheiße bauen? Io non so sei tu sei uno dei tanti “ammiratori” del principe, ma ritengo abominevole che Mosna della pallavolo Trentina,che fra le altre cose riceve contributi e sovvenzioni da Trentino marketing e Trentino sviluppo, faccia propaganda (vedi il quotidiano Il Trentino del 31/10 a pagina 3) per il satrapo cattolico. Con chi? Con Montezemolo perche’ deve salvare l’autonomia trentina. Ma fammi il piacere……Se tu lo vedi, dilli che dopo 30 anni di chiacchiere di può anche ANDARE A CERCARSI UN POSTO E LAVORARE PER PRODURRE UN POCO DI P.I.L. CHE NE ABBIAMO BISOGNO.

    Renato bugna
    1-Nov-2012 4.04

    • Non comprendo l’incipit in tedesco, ma il resto è chiaro. Abbiamo bisogno di PIL e non sarà certo con il lavoro del “governatore” che lo incrementeremo. Una volta si diceva: campa cavallo…..

      • Non comprendo come questa missiva per Pichler sia finita nel tuo blog…. Werner è un avversario di Dellai per antonomasia, mi raccontava palla di neve che se si incontrassero di notte in via Malpaga a Trento, il democristiano non ne uscirebbe vivo. Ma perchè deve andare a Roma , (mi chiedo in tedesco) per combinare altri casini e con la scusa di salvare l’autonomia trentina. Ma questa benedetta autonomia….. Cui prodest?
        Ipse dixit ! Ciao Renato

      • Non so nemmeno io come mai sia successo… conosco bene Werner, dai tempi della prima IdV. Abbiamo lavorato insieme per anni, quando si credeva che il partito di ADP potesse cambiare l’andazzo trentino.
        Certo, non si capisce perchè Dellai deve andare a Roma. Forse perchè promoveatur ut amoveatur……Ma perchè sempre a nostre spese?


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