Pubblicato da: chinonrisica | 8 ottobre 2012

Le iene ignoranti ( e colpevoli )

Ancora scuola, amata e scelta,fortemente voluta,quotidianamente respirata.
Scuola che può parlare al cuore, stupire, stordire e appagare. O meglio che potrebbe. Se ad occuparsene fossero i protagonisti che ne portano il peso. Oneri senza onori.

Le iene ignoranti (e colpevoli) da IL FATTO QUOTIDIANO
di Nicoletta Vallorani | 7 ottobre 2012

In questa settimana, due persone che conoscevo se ne sono andate appena la scuola le ha messe in pensione. Se ne sono andate in via permanente, intendo: infarto e aneurisma. Erano state insegnanti meravigliose, in totale sprezzo di un sistema che incentiva l’imbecillità e la sciatteria. Ne conosco a mazzetti, di insegnanti e presidi con una deontologia fuori moda e un autentico amore per quel che fanno. Gente che ha cambiato la vita dei suoi studenti, aperto occhi e menti che altrimenti sarebbero rimasti chiusi.

La settimana scorsa, se n’è andato anche Carlo Oliva, critico e saggista, libertario, insegnante in pensione: non basterà una vita per sentirne la mancanza.

Apro il giornale di oggi e trovo l’ennesimo articolo su una cialtroneria scolastica: sembra che una preside abbia assunto suo marito per impiegare utilmente dei fondi UE. L’informazione è sacrosanta, la corruzione – se il fatto c’è stato, come appare – indubbia, lo sfascio evidente.

E però, vogliamo per una volta parlare anche di quelli che fanno il loro lavoro? Lo vogliamo dire, per esempio, che ci sono insegnanti che si curano dei loro studenti, senza averne gli strumenti istituzionali ed esibendosi ogni santo giorno in quell’impopolare sport che è l’arrampicata su un vetro insaponato? E vogliamo anche dire che non spetta agli insegnanti controllare l’operato delle strutture dirigenziali e che forse a questo dovrebbe pensare un ministro? Ho una moderata esperienza di scuola, e in quella finestra della mia vita professionale, insegnando in istituti che non erano proprio il fiore all’occhiello della Pubblica Istruzione, ho incontrato insegnati che tentavano di portare a termine compiti titanici, tipo sottrarre ragazzine a violenze domestiche che non volevano denunciare, riportare a scuola ragazzi che non ci andavano da un pezzo, oppure, semplicemente, insegnare un po’ di cultura che servisse alla vita: a non lasciarsi vivere, cioè, nei modi più vari, inutili e distruttivi. Per quanto mi sforzi, non mi ricordo che casi del genere siano mai finiti sui giornali.

E non mi ricordo neanche – questo è molto più grave – che vi sia mai stata una riforma finalizzata a potenziare queste energie positive invece di mortificarle e determinarne l’inanità. Il mio punto di vista è che i ministri che continuano a “riformare” la scuola non ne abbiano esperienza alcuna. Dovrebbero, prima di salire sul loro scranno e legiferare, sperimentarla.

Basterebbe poco: non so, tipo una settimana di stage di insegnamento in qualche istituto difficile, un paio di mesi a dirigere in contemporanea 5 scuole superiori di tipologia mista, con una paghetta ridicola. Se ne escono vivi, poi potranno mettersi a ragionare sulle riforme. Sia chiaro che non sto difendendo chi esercita l’insegnamento nel peggiore dei modi, e ce n’è un’ampia tipologia.

Una mia amica, che era nella commissione di selezione per il quizzone di prima selezione dei candidati del Tirocinio Formativo Attivo, mi ha raccontato di un assortimento estremamente eterogeneo: a candidati motivati e con un’idea in apparenza chiara di quel che andavano a fare, si affiancavano bizzarri personaggi che sembravano lì per caso e che hanno sostenuto la prova praticamente sdraiati sul banco.
Ora, la mia profanissima domanda è: ma il ministro lo sa che per fare l’insegnante occorre avere una cosa che si chiama “attitudine”? Si rende conto che i selezionati, in un futuro probabilmente remoto ma forse attuabile, si troveranno davanti classi di adolescenti non sempre ottimamente disposti all’apprendimento? Lo sa, il ministro, che i contenuti sono fondamentali in questo mestiere, ma ancora di più lo sono la voglia e la capacità di comunicarli?

Alla fine, è solo una questione di ignoranza. Ignoranza della vita reale. Ignoranza colpevole se di mestiere uno fa il politico, e si mette a riordinare l’istruzione, dimenticandosi che in Italia essa deve essere pubblica e dignitosa, non divaricata tra chi ha denaro da spendere e chi non ne ha. Perché poi alla fine potrebbero essere in molti a dire, nell’Italia futura, “la scuola me la sono goduta, forse anche perché non l’ho frequentata molto”. E non tutti quelli che lo diranno saranno diventati poeti come Les Murray, che peraltro non si riferisce alla scuola italiana, ma a quella australiana.

Annunci

Responses

  1. Salve,
    secondo me, circa la questione dell’A22, dovrebbe scrivere al Fatto o ad altri quotidiani nazionali. Lei è consigliere comunale di Trento ed ha un certo peso verso i quotidiani nazionali. Se scrivo io, manco mi leggono.
    E’ inammissibile che l’A22 faccia ricorso contro l’obbligo di pubblicare i nomi di chi viaggia gratis!
    Grazie per la sua attività!

    • Grazie per l’attenzione:l’ho fatto e, a suo tempo, al primo diniego di A22, Claudio Sabelli Fioretti pubblicò un bel commento su Io Donna.Anche il Fatto scrisse qualcosa nel numero del 7 gennaio.
      Ora ho inviato loro la sentenza. Ma, forse, se scrivessero cittadini trentini ( e non solo…) sarebbe meglio. Io comunque non desisto e ringrazio tutti coloro che, come lei, mi supportano con fiducia.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: