Pubblicato da: chinonrisica | 26 settembre 2012

Una speciale antipatia

Riporto sul blog un articolo molto interessante comparso ieri, 25 settembre , sul giornale TRENTINO.
Paolo Mantovan rompe un tabù e lo fa con la verità del testimone, non da lontano, ma proprio da cittadino dell’autonomia.
Un po’ di chiarezza, finalmente….

No, con questo atteggiamento non miglioriamo affatto la situazione. Perché l’onda è troppo alta e un ombrellino serve a nulla.

E fa quasi tenerezza ripensare a Luis Durnwalder che aveva un sorriso a 64 denti il 5 settembre, dopo la visita e le dichiarazioni rassicuranti del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. La verità è che quelle dichiarazioni sono andate in “mondovisione” soltanto dentro i confini di questa regione delle due repubbliche autonome, mentre nel resto d’Italia non s’è visto nulla. Nessuno dei siti internet dei giornali nazionali ha dato il benché minimo risalto all’evento al Kursaal di Merano, e non lo hanno dato neppure il giorno successivo sui giornali di carta, se non per far rimbalzare la polemica proveniente dal Veneto: «Basta con le specialità». Ecco. Questo è il sentimento nazionale. E noi possiamo fare ben poco.

Perché c’è la crisi (che tutto centralizza). E perché da anni siamo considerati «privilegiati». Perché siamo finiti sui giornali di tutto il mondo grazie all’indennità del governatore dell’Alto Adige che è superiore a quella di Obama. Perché poi Durnwalder ha risposto che lui non ha mica la dotazione di mezzi della Casa Bianca. E così ecco un’altra sprizzata di simpatia.

. «San Giorgio» non basta

Sì, la ventata benefica della “giornata quasi perfetta” con Napolitano e Fischer è già sparita. Dimenticata. L’incontro-confronto con il governo per i tagli della spending review è in corso, d’accordo, e quindi la “bilateralità” è stata ripristinata. Ma sembra solo un recupero delle forme o poco più. D’altra parte basta citare quattro notizie degli ultimi giorni per capire dove siamo precipitati.

Punture di Vespa

Partiamo dalla più banale. Forse la meno rilevante dal punto di vista “istituzionale”. Eppure forse la più chiara e diretta. C’è l’ex capogruppo Pdl del Lazio a “Porta a Porta”.

È la sua prima apparizione in tv dopo lo scandalo di ostriche e champagne. Sottoposto a un fuoco di fila di domande, Fiorito riesce a dire, praticamente, che “così fan tutti”. E poi si volta pagina. Lasciata la vicenda Lazio, si passa ai costi delle regioni, tutte. E Bruno Vespa arriva a dire: «E poi ci sono le Regioni e le Province a statuto speciale (sbuffa). Sì, sono in Costituzione, ma ormai non se ne può più».

E che lo dica Bruno Vespa è pesante perché non si tratta degli sfoghi di trasmissioni che fanno l’occhiolino al popolo: siamo mica a “L’ultima parola” o a “Piazza pulita”, qui siamo al talk show in cui il contraddittorio è solo interno alla cosiddetta casta. E che di noi “non se ne può più” lo dice il sacerdote-conduttore Vespa.

A proposito di “casta”. Nel frattempo è uscito un libro, “La casta invisibile delle regioni” di Pier Francesco De Robertis (ed. Rubbettino), che dedica un intero capitolo al Trentino Alto Adige con questo titolo: “Diversamente italiani”. E ci chiama così perché siamo “figli di un dio maggiore”, perché si stanziano circa 18 mila euro a cittadino, mentre nelle regioni ordinarie la media è di 15 mila. Vedete? Non c’è più traccia di un legame con la storia, né la volontà di comprendere il senso dell’autonomia. Credete sia possibile andare a spiegarlo adesso? Credete sia possibile urlare “voi non capite nulla”? Sembreremmo solo degli isterici gentiluomini ottocenteschi.

Il regalo di Milano

In quello stesso capitolo si prende di mira il “patto di Milano” del 2009 definendolo “il regalo di Tremonti al nordissimo Trentino”. Pensate che confusione: come se al resto del Nord interessasse qualcosa del Trentino! La dimostrazione di questo interesse reciproco fra regioni è arrivata sabato, come i lettori più attenti ricorderanno, all’inaugurazione dell’autostrada Valdastico Sud. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha detto: «Noi ci riteniamo amici del Trentino: siamo autonomisti quanto loro e ci battiamo perché la loro autonomia resti ma la vogliamo anche noi. E il completamento della Valdastico noi lo vogliamo a tutti i costi».

Localista sarà lei

Per completare il quadro ecco il viceministro alle infrastrutture Mario Ciaccia, che rispetto alla Valdastico, e in spregio alle “prerogative autonomistiche”, ha detto: «La Valdastico è una priorità del governo. Basta con le visioni localistiche». Dellai gli ha risposto «localista sarà lei», ma capite anche voi che in questo modo diventa soltanto un dialogo di vaffa.

Ma soprattutto capite che parliamo due lingue diverse. Noi parliamo di “prerogative autonomistiche” e ci sembra di usare termini sacri, gli altri rispondono con “specialità troppo speciali, diversamente italiani, visioni localistiche” e ci sputano sopra.

E anche se la parola del capo dello Stato è importante, bisogna rendersi conto che la sua visita e il suoi discorsi sono stati come piccoli aghi in un pagliaio.

Uno spillo rispetto allo show quotidiano. Non bastassero Vespa e il libro di De Robertis, non bastassero Zaia e le dichiarazioni centralistiche di Ciaccia, dovrebbe bastare quanto afferma anche la nascente stella Matteo Renzi (che fa il pieno ogni giorno, ovunque vada), che nel suo libro predica l’abolizione delle regioni speciali (dei “costi della politica” delle regioni e delle province a statutospeciale, spiega oggi la sua portavoce Elisa Filippi). La parola “specialità” ormai non è più sacra. E c’è chi contesta anche le motivazioni storiche senza sentirsi blasfemo: “Ormai sono passati più di sessant’anni” ha detto lo stesso De Robertis. E perfino Massimo Cacciari, proprio a questo giornale, ha detto: «È certamente vero che al Nord le Regioni e le Province autonome funzionano e spendono bene i soldi, e questo mi fa mlto piacere. Ma dal punto di vista dei trasferimenti statali sono strafavorite com’è noto e scientificamente dimostrato, quindi ora dovranno fare dei sacrifici».

Non si tratta di “attacchi” esterni all’autonomia. Si tratta di un sentimento forte, diffuso ovunque nel paese. Rispetto al quale la difesa interna, richiamando l’orgoglio, servirà a poco. E, soprattutto, con il calo delle risorse, ci troveremo – tutto il tessuto, sociale ed economico – in grande difficoltà dopo anni di “assistenza” pubblica. Ora si predica lo stop ai contributi, ma è già tardi. Così come è arrivato tardi, fuori tempo massimo, il taglio alle indennità dei consiglieri (che avverrà nella prossima legislatura). Questo giornale l’aveva chiesto un anno fa, dicendo loro: fatelo subito. E invece c’è voluto un anno. E scopriamo che manca pure l’obbligo di rendicontazione dei fondi dei gruppi. Come ai tempi di Tretter. Che non prendeva ostriche e champagne, sia chiaro, ma solo cravatte.

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Responses

  1. beh, che Vespa dica che non se ne può + delle regioni a statuto speciale mi fa sorridere…xchè da molto tempo penso (e non solo io) che non se ne può + della sua ottusa trasmissione a circuito chiuso. D’altra parte, che la nostra “casta” finora fosse meno nel mirino dipendeva solo dal fatto che stavamo bene anche noi cittadini, ma ora che non stiamo + bene, cominciamo veramente a scocciarci dei loro privilegi

    • Vespa non fa testo, ma il malessere dilaga, non c’è che dire.
      E le loro giustificazioni sono pietose…

      • ma non ci pensano neanche a dimezzarsi gli emolumenti, già vergognosamente abbondanti…invece stanno già tagliando vistosamente i fondi alla sanità, mi auguro che fra poco anche i nosri sudtirolesi rigidamente rispettosi dell’autorità costituita si ribellino

  2. E’ vero. La ribellione dei più tranquilli e rispettosi potrebbe sortire un effetto straordinario….


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