Pubblicato da: chinonrisica | 18 settembre 2012

un “porcellum” che piace…….

Da settimane ormai sentiamo parlare di “giorni decisivi per la modifica della legge elettorale”. Ma i cittadini, presi da ben altre preoccupazioni, rivolgono ormai scarsa attenzione all’affannarsi di personaggi sempre meno credibili.

Come argutamente commentava Giovanni Sartori dalle pagine del Corriere “…. non è vero che noi siamo bloccati dalla ricerca di un sistema elettorale neutrale. Siamo bloccati, invece, dal fatto che i nostri partiti non sanno più quale sia l’elettorato sul quale puntare, o quale sia l’elettorato «fedele». Vagano, appunto, nella nebbia.”

Eppure basterebbe poco per dare veri segnali di buona volontà e di cambiamento. Tutti dicono di voler eliminare, anche con mezzi tanto eclatanti quanto inappropriati, una legge elettorale che ha fatto comodo a molti.

Il governo Prodi, con i tanti partiti che lo sostenevano, non ha riscritto la legge elettorale e nemmeno hanno posto mano al “Porcellum” i suoi pentiti ideatori, pur nei lunghi e disastrosi anni di amministrazione.

Dobbiamo credere davvero, ora, ad una volontà di modifica rivoluzionaria?

Se il desiderio di riportare i cittadini alla politica fosse reale e le loro istanze di partecipazione fossero recepite sinceramente, perché iniziare da piccoli provvedimenti possibili? Perchè non eliminare l’odiosa necessità, in vigore dai tempi delle precedenti leggi elettorali, di raccogliere firme a sostegno delle liste di candidati?

Per i partiti organizzati e già presenti in Parlamento è facile realizzare in tempi rapidi banchetti di raccolta ( con i soldi dei contribuenti!), mentre per gli outsider non lo è affatto.

In passato la cronaca ha raccontato come la raccolta delle firme si sia trasformata in una farsa dai risvolti penalmente rilevanti, in cui un po’ tutti i partiti sono stati coinvolti.

Quanto ci vorrebbe, allora, ad accordarsi per una semplice parziale modifica, da attuare con rapidità, per eliminare o ridurre di molto l’obbligo delle sottoscrizioni autenticate ( e corredate di certificati elettorali con aggravio di lavoro per gli uffici preposti)?

In altre realtà europee, ad esempio, è in vigore il sistema della cauzione, che è solo in apparenza più costoso e meno democratico del complesso apparato necessario ad una copiosa raccolta di sottoscrizioni.

In ogni caso è dimostrato dai fatti che le firme non scoraggiano il proliferare delle liste, ma intasano gli uffici elettorali e generano una ulteriore rendita di posizione per i partiti “strutturati”.

Sempre meno realtà associative democratiche e sempre più potentati personali.

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