Pubblicato da: chinonrisica | 15 settembre 2012

A scuola di valori

Mentre la Giunta Provinciale trentina rende obbligatorio lo studio della storia locale ( a quando l’obbligo di vestire abiti tradizionali?), il mondo civile si interroga sulla scuola laica, che non vuol dire atea, ma portatrice di sani valori di cittadinanza.

Da Il Fatto Quotidiano e Il Trentino, due ottimi contributi che parlano di scuola. In questi  tempi malinconici di barbarie ed arroganza.

 

 

 

A scuola di “morale laica” (di Maurizio Viroli)

 
Dobbiamo rifondare la “scuola repubblicana” con corsi, obbligatori in tutte le scuole e tanto di voto, di “morale laica”. Morale laica vuol dire comprendere la differenza fra ciò che è giusto e ciò che è ingiusto, distinguere il bene dal male, essere consapevoli che abbiamo doveri oltre che diritti, prendere sul serio la virtù e soprattutto i valori. Ci vuole un insegnamento che inculchi negli studenti le nozioni di morale universale fondate sulle idee di umanità e di ragione perché “la Repubblica esprime un’esigenza di ragione e di giustizia” e a scuola si deve imparare a “ragionare, criticare, dubitare”. È urgente insomma porre mano non solo a riforme sociali, ma anche a una riforma intellettuale e morale, e quest’ultima può nascere soltanto nella scuola in virtù del suo potere spirituale.
Ve lo immaginate cosa succederebbe in Italia se un ministro dell’Istruzione sostenesse queste idee e le mettesse in pratica? Ci sarebbe sui giornali e in televisione una levata di scudi seguita probabilmente da un moto insurrezionale. I sostenitori del multiculturalismo tuonerebbero che ‘non ci sono valori universali, ma soltanto valori relativi ai diversi contesti culturali’; la vecchia e rancida sinistra non esiterebbe a ripetere che ‘le idee di umanità e di ragione mascherano il dominio dei popoli ricchi e potenti su quelli deboli e poveri’; i liberali nostrani muoverebbero lancia in resta contro l’incauto ministro al grido ‘lo Stato che inculca la morale viola il principio della neutralità rispetto alle diverse concezioni del bene’; ‘è Gramsci che ritorna!’ sbraiterebbero i berlusconiani guidati dal dottissimoCicchitto. E chi terrebbe il Santo Padre, e il Sacro Collegio e le orde di Comunione e liberazione, con Formigoni in testa, dal brandire effigi della Madonna e organizzare processioni per protestare contro la pretesa della Repubblica di esercitare, attraverso la scuola, un “potere spirituale”.Invece, il ministro francese dell’Educazione, Vincent Peillon, ha proposto, eccome, le idee che ho citato in un’intervista apparsa pochi giorni or sono su Le Journal du Dimanche. E non è tutto. Ha pure promesso che per l’inizio dell’anno scolastico 2013 le questioni di morale laica saranno insegnate con appositi corsi a tutti i professori. Tutto il sale delle rinomate Saline di Cervia non basterebbe a rianimare i nostri professori di scuola media superiore, se ricevessero una bella circolare che li obbliga a tornare sui banchi per studiare morale laica (ammesso che si trovassero in Italia insegnanti disposti ad accingersi a tale opera).
Il ministro va ben oltre l’educazione civica, del resto già in vigore nelle scuole francesi. Pensa infatti che, oltre a dare ai giovani le nozioni necessarie per essere buoni cittadini, la scuola deve stimolare la riflessione sulle grandi questioni quali il senso dell’esistenza umana il rapporto con noi stessi, e con gli altri, e le idee di vita felice o buona. Il fine è dunque una laicità interiore che sostenga i valori della solidarietà, del sacrificio, della conoscenza contro i valori del denaro della concorrenza e dell’egoismo.
I primi commenti pubblicati nel blog della rivista sono aspri: “Presto avremo dei campi di formazione socialista per la gioventù”; “ecco la morale socialista imposta a tutti”. È facile prevedere che altri, del medesimo tono, seguiranno e che il ministro dovrà faticare molto per realizzare la sua riforma. Anche se l’ethos repubblicano ha in Francia solide radici, non mancano i critici, sia a destra, sia a sinistra. La distinzione fra patriottismo e nazionalismo, ad esempio, che il ministro ha enfatizzato con meritoria finezza culturale, è controversa anche all’interno dell’opinione pubblica francese. Al di là delle Alpi, come da noi, c’è chi sostiene che il patriottismo non si distingue dal nazionalismo e chi ritiene che il patriottismo sia un’anticaglia del passato. Il ministro, inoltre, ricorda senz’altro le polemiche sul divieto, in nome della laicità, di entrare a scuola con il volto coperto dal velo. La scelta di lanciare addirittura un progetto educativo in nome della morale laica è indubbiamente una scelta coraggiosa, come è lecito attendersi da un leader politico.
Il ministro francese avrebbe potuto evitare espressioni come “inculcare” e sottolineare che l’educazione laica deve avere la libertà come fine e come mezzo, e dunque aborre l’indottrinamento ed esige il metodo del dialogo. Ma la sostanza del suo progetto merita sincero plauso, per una semplice ragione: una Repubblica che rinuncia a formare cittadini si condanna al declino civile e politico. La coscienza civile e la coscienza laica hanno bisogno l’una dell’altra, e sono entrambe minacciati da nemici potenti: la prima dalla mentalità servile, dall’idolatria insana per il mercato; la seconda dagli ideologi fondamentalisti e dai bigotti (non da chi ha vera coscienza religiosa, come dimostra l’esempio del compianto Cardinale Martini). Se si affievoliscono, la Repubblica si corrompe, proprio come è avvenuto dai noi. Non è affatto da escludere che i nostri mali abbiano reso altri più saggi. E noi, quando impariamo dai nostri errori?

 

studenti stranieriPer le famiglie, questi sono i giorni più importanti dell’anno. Le scuole riprendono in pieno. Con molte novità. In alcune sedi (circa il 10%) assenze e voti e note disciplinari vengono scritte in digitale, i ragazzi per entrare strisciano il badge sotto la macchinetta, se uno sta marinando la lezione parte in automatico un sms che avverte i suoi genitori.

I bambini e i ragazzi di origine straniera aumentano ogni anno. Situazione delicatissima, per il nostro futuro. La storia in un anno fa cambiamenti che una volta richiedevano un ventennio. Quando noi padri eravamo giovani, la cultura era una, aveva le sue verità e le sue categorie interpretative, tutto ciò che non corrispondeva a quelle verità e non si lasciava interpretare con quelle categorie, veniva respinto o ignorato. Oggi non è più possibile. Nella stessa classe siedono alunni provenienti da civiltà diverse. Una volta, la scuola creava integralisti. Adesso crea un uomo interculturale, in cui la cultura italiana accoglie dalle altre culture ciò che non è incompatibile coni suoi principi. I suoi principi stanno nella Costituzione e nei codici.

Sto arrivando a una conclusione pesantissima, ci saranno lettori non disposti ad accettarla, ma spero di non esser frainteso. Incompatibili con la nostra Costituzione e i nostri codici sono i principi-cardine dell’Islam, non dell’islam integralista o terrorista, ma dell’Islam ortodosso: il fedele val più dell’infedele, l’uomo val più della donna, e l’emirato vale più della democrazia.

Una scuola svolge bene il suo compito se negli anni della media inferiore e superiore fa tabula rasa di questi principi negli studenti islamici. Se non lo fa, ha fallito. Questo significa mettere i ragazzini islamici in contraddizione con le loro famiglie: operazione dolorosa, ma inevitabile. Ogni anno, nelle medie inferiori, ci sono circa 2mila bambine che non si reiscrivono: che fine han fatto? Sono state rimpatriate e sposate. Una società funziona bene se riduce questo numero a zero, ma qui la scuola media non può fare molto. Può parlarne. In questi giorni, parlare delle bambine sui 14 anni che non si ripresentano sarebbe importante.

Fino a un decennio fa le antologie, e quindi l’insegnamento dell’italiano, puntavano a formare il buon cittadino italiano. Oggi è più difficile e non basta più. Nei programmi ministeriali c’è un accenno a far sentire la derivazione della nostra lingua dal latino: è sempre stato difficile con i ragazzi italiani, è diventato difficilissimo con gl’immigrati.

I manuali di storia si son fatti più cauti da vent’anni in qua. Pensiamo a come una volta raccontavano le crociate. Tutto filava liscio, perché ad ascoltare le lezioni erano studenti allineati su quelle verità. Non è più così. Messo ci sono anche studenti allineati su verità opposte, e la loro verità fa bene anche a noi.

L’educazione civica è sempre stata sentita come una materia minore, se non minima. Bisognerebbe farne una materia dominante, oggi lo merita. E’ nell’ora di questa materia che andrebbe letto un giornale in classe: servirebbe più di tante prediche d’insegnanti o genitori.

La religione è boicottata o trascurata, ma perché non insegna quel che il Ministero vorrebbe: se davvero insegnasse “la fratellanza, la giustizia e la pace tra gli uomini, illuminate dal trascendente”, diventerebbe un cardine.

La scuola una volta era “consegna del sapere”, adesso è “ricerca del sapere”. Una volta puntava a costruire l’unità nazionale, adesso punta a costruire il nuovo Occidente. L’istruzione è uno dei ministeri più cruciali e importanti, ma da tanti anni è retto da ministri assai mediocri. È un peccato, lo dico con vergogna.

Ferdinando Camon

 

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