Pubblicato da: chinonrisica | 10 settembre 2012

Una scuola depressa

Dalla prima pagina del Corriere del Trentino di sabato 8 settembre:

Una scuola depressa di Giovanna Giugni

Prima che le note di cronaca relative all’inizio del nuovo anno scolastico comincino a circolare, sarebbe bene prestare attenzione ai dati relativi alla disoccupazione giovanile in Italia. Dati nuovissimi e inquitetanti che narrano di 1,5 milioni in meno di giovani occupati ( tra i 15 ei 34 anni ) rispetto al 2007. Una flessione del 20%.
Le notizie di oggi, poi, parlano di un abbandono scolastico diffuso in tutto il Paese.
La precarizzione della professione docente, unita all’invecchiamento generalizzato di una categoria di lavoratori afflitta dalla verbosità supponente di cosiddetti esperti e dall’improvvisazione di ministri ed assessori, ha completato il quadro di una scuola che ha perso anima e funzione.
La scuola che prepara alla vita non esiste più. Depressa da anni di riforme inconsulte,di breve respiro, dal sapore prettamente elettorale.Se quella scuola esistesse, i giovani avrebbero ancora la possibilità di trovare la giusta collocazione lavorativa, saprebbero utilizzare gli strumenti idonei per applicare ciò che hanno imparato, potrebbero esercitare, con spirito critico, il loro ruolo di cittadini, utenti/consumatori ( nonchè elettori) responsabili, darebbero il loro irrinunciabile contributo al progresso del Paese.
Mentre ci si dilunga nei preparativi di una nuova legge elettorale, la scuola arranca e con essa l’occupazione giovanile reale ( non assistita), nonchè il futuro della nostra economia.
Come non comprendere che esiste un nesso strettissimo tra un sistema scolastico/formativo decadente e il tasso di disoccupazione giovanile e di disaffezione alla scuola? Come non attribuire responsabilità ad una politica scolastica inetta, che ha indotto tutti a credere che fosse indispensabile ottenere, con ogni mezzo, un diploma o una laurea per poter ambire alla liberazione dalla presunta umiltà del lavoro manuale?
Come se il “pieno sviluppo della persona umana”, previsto dall’art.3 della Costituzione, scaturisse solo dalle promozioni facili, da indulgenza e permissività. E a nulla valessero l’ abitudine all’impegno e alla responsabilità personale, l’educazione alla costanza e alla consapevolezza che la vita è, purtroppo, res severa.
Quando parliamo di “generazione perduta” ci riferiamo ai figli della scuola- parcheggio, che non attribuisce voti bassi per non demotivare, timorosa di educare per non frustrare, che abdica al proprio ruolo per timore dei ricorsi al TAR.
E i cui risultati, al di là della facile propaganda, sono sotto gli occhi di tutti.
La scuola che svezza e prepara, quella cara ad Italo Calvino, è quella a cui i docenti hanno dovuto troppo spesso rinunciare; quella evocata a bassa voce nelle aule-insegnanti; quella che lasciava il retaggio di un metodo, se non l’insieme armonioso di conoscenze. Una scuola in cui ” una generazione educa l’altra…”.
Stiamo vivendo una fase delicatissima della nostra storia ed anche la scuola dovrà cambiare per assecondare , insieme all’aristotelico desiderio di apprendere dei nostri giovani, la necessità di una nuova crescita culturale collettiva e dare una risposta credibile ai divari imponenti tra domanda e offerta di lavoro. Dovrà essere, cioè,una scuola per tutti: i meno capaci, certo, ma anche i migliori. Una scuola “multifunzionale”, in grado di divenire fattore di sviluppo umano ed economico, collegata ,senza distinzioni settoriali, con il mondo del lavoro nel suo insieme ( non solo gli uffici, ma anche i laboratori artigiani o i negozi), idonea a far crescere una generazione educandola davvero, “conducendo”cioè il giovane allievo a recuperare, in senso profondo, la propria identità.
Una scuola per gli studenti, che non dimentichi, però, gli insegnanti: libera dagli imperativi degli “esperti”, aperta ad un aggiornamento responsabile e personalizzato, svincolata dalla burocrazia e da una cultura impropriamente aziendale, che trasforma i giovani e le loro famiglie in clienti da catturare e fidelizzare. Libera dalla politica della novità ad ogni costo ( che ha portato ai risultati attuali) e realmente autonoma.
“Se la scuola fosse efficace , la televisione non sarebbe tanto potente” scrive John Condry, filosofo statunitense contemporaneo.
Come dargli torto?

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