Pubblicato da: chinonrisica | 9 agosto 2012

Uno, Sud e Centomila

Una connessione ballerina e ondivaga mi tiene lontana dal mio piccolo blog! Avrei tante cose da annotare in questo diario pubblico e nel contempo personalissimo…. Sensazioni, incontri, novità e pensieri. Una stagione di maturazione umana e politica che sembra allontanarmi da ciò che sono sempre stata e mi apre a nuovi pensieri, nella consapevolezza dello straordinario quotidiano.
A volte mi pare di vivere ciò che vissero gli Italiani del 1946, all’alba della Costituzione e della democrazia, tanto attesa e sognata allora, quanto vilipesa e pencolante oggi.
Una stagione inedita, da costruire con l’attenzione e la cura di chi ha a cuore il futuro delle generazioni che ha contribuito a mettere al mondo e ad educare alla vita.
Fra le tante riflessioni mi piace oggi pubblicare un articolo dal FQ di ieri,8 agosto, dedicato al Sud che ho sempre nel cuore, pur vivendo ed amando la terra in cui sono nata e in cui vivo.
Come tutti coloro che hanno radici “miste”,mi sento sempre un po’ altrove. Mai completa e risolta. Franco Arminio disegna un Sud realistico, ma riesce ad essere struggente, pieno di vero amore e di rabbia costruttiva.
Buona lettura!

UNO, SUD E CENTOMILA
Franco Arminio, Il Fatto Quotidiano 8 agosto 2012

Il sud è bipolare, il sud fallisce, il sud rinasce, ti esalta e ti avvilisce, impasta nel presente il suo passato, il sud corrompe, arranca, chiasso e silenzio, terre gremite, terre abbandonate, Napoli e Montaguto, la costa di Amalfi e gli Alburni, il mediterraneo dei porti e il mediterraneo interiore.
Il sud che va visto caso per caso, casa per casa. Rapine antiche, rapine piemontesi, e rapine di oggi, quelle ispirate dalla lega, il sud che spreca e che si spreca, il sud di Cosentino e del vecchio di Greci che fa i caciocavalli e non è mai stato ad Avellino, il sud che ha venduto le vacche, il sud che ha il mito della pensione, il sud delle città medie, la camorra e la camorra d’ufficio. Il sud di Cassano e Rossi-Doria, di Salvemini e Scotellaro, il sud che c’è a Trani e a Giugliano, il sud delle accidie, dei contadini che lasciano al vento le buste di concime, il sud dei centri commerciali, il sud con le radici in bocca, quello coi muscoli della modernità, coi paesi palestrati dallo sviluppo, quasi sempre i più brutti.
Il sud degli edifici comunali quasi sempre orrendi, il sud che si è abituato all’inefficienza, recrimina ma non si ribella.
Il sud dei sindaci che fanno i medici, il sud delle case chiuse, dei cimiteri ampliati, il sud estivo e quello invernale, il sud alcolizzato, il sud che gioca d’azzardo, che legge Il Corriere dello Sport, che parcheggia il suv sui marciapiedi, il sud dei giornali e delle televisioni locali in mano a chi si occupa di costruzioni, il padrone che è anche presidente della squadra locale.
Il sud dei genitori che hanno fatto la casa per loro e per i figli, che però adesso non ci sono, il sud scapolo e disoccupato, webmaster e spacciatore, il sud che non fa un lavoro preciso, è sempre inserito in qualche progetto pilota.
Il sud che emigra e non torna, il sud che resta ma volta le spalle alla piazza, sud e villette, il sud che vota ancora per De Mita, il sud che lascia i paesi sui monti e scende a valle e gira in macchina, il sud suicida della Calabria, il sud che ama imbrattare e imbrattarsi, per farsi notare, il sud che c’è ad Aliano, il paessaggio bellissimo dei calanchi, il paesaggio senza ingombri da Matera a Melfi, il sud che si vede a Martina Franca e a Locorotondo, il sud che si vede a Taranto, la differenza tra Lecce e Foggia, tra Salerno e Caserta, i deliri di Catanzaro e di Frosinone, la forza del Pollino, la forza delle Murge e del Cilento.
Il sud dei ragazzi che provano a tornare, i ragazzi che guardano alla terra, il sud attento, il sud dei percettivi, il sud che si abbraccia, che ha consumato la patina provinciale, il sud che non sa che farsene della grettezza e dei luminari dell’ingiuria, il sud che ammira, che inventa, che accoglie e unisce, il sud che cammina, mangia bene, respira, il sud del grano e del latte nobile del Formicoso, degli alberi che si sono salvati dalle betoniere, delle piazza che si sono salvate dagli architetti, il sud nascosto, il sud rimosso, il sud che c’è dentro il Gargano, nell’oriente dell’Irpinia, il sud che ha l’oceano davanti a Tropea, il sud che sa incrociarsi agli stranieri, il sud che ha smesso di fare case e lasciarle a metà, il sud che pulisce davanti alla porta, che non passa col rosso, che ha imparato a fare l’olio e il vino, che fa l’amore e gioca a carte, il sud degli orti e delle galline, e poi bufale e friselle, i pomodori, il capocollo, le pere, il pane, il sud che fa teatro e fa poesia, il sud che scrive e produce canti e filosofia, il sud dei rancorosi, il sud degli estremisti della moderazione, i leccaculo, i parassiti, i furbi, quelli che ti vogliono inculare senza che tu te ne accorga, il sud senza miracoli e senza norma, il sud che non saluta i suoi vecchi, il sud che non crede e non spera, che si vende il voto e l’anima a vecchi notabili miopi e ingordi, il sud senza scrupolo e senza utopia, il sud con la pancia, coi piedi puzzolenti, il sud che fa i compleanni, le cresime, i matrimoni, il sud delle macchine grandi e degli occhiali da sole, il sud che insegna al nord, che lavora nelle poste, il sud che fa il carabiniere, il sud della moglie dello spazzino che ha comprato uno Chanel n.5 per la figlia che compie dodici anni, il sud dove non si può salire ma si può solo sprofondare, il sud che si lamenta perché non c’è niente e perché non c’è la comunità di una volta, il sud che si diverte a parlar male di tutti e di tutto, il sud che va dai medici e non li trova, il sud che guarda al nord e non si guarda dentro, il sud che non ha più capitale, che non ha più centro, il sud del nuovo umanesimo delle montagne, della desolazione che a volte è anche beatitudine, il sud che sa diventare decrepito, che sa passare il tempo, il sud che deve farla finita con gli imbrogli e che non deve più mandare imbroglioni in Parlamento, il sud che sa ammirare, il sud che deve portare l’Italia dentro il suo mare, il sud del mito, computer e pero selvatico, malattia e cura, sagra del futuro.

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