Pubblicato da: chinonrisica | 15 maggio 2012

Il fortino autarchico

Gli appelli all’apertura e all’autonomia responsabile sembrano caduti nel vuoto guardando le mosse progressive e costanti della giunta provinciale. Comunità di Valle e appello all’astensione, albi provinciali dei docenti ( con test logico attitudinali a cura dei Dirigenti scolastici scelti dalla stessa giunta),Comuni( enti autonomi a rilevanza costituzionale) “obbligati” ad invitare numeri stabiliti di imprese negli gli appalti pubblici. Praticamente “commissariati” se non applicheranno, in totale obbedienza, il nuovo regolamento provinciale, a tutela di una male interpretata ” trentinità”
Come se Comuni, docenti, elettori, aziende andassero costantemente guidati da un sistema in odore di autosufficienza totale.
Che ne sarebbe delle imprese trentine se tutte le altre realtà, italiane e straniere,ragionassero nello stesso modo? Chi gusterebbe le nostre mele o il vino, chi apprezzerebbe l’abilità dei nostri artigiani o la serietà delle imprese locali se le stesse potessero operare, in una logica di contropartita, solo sul nostro piccolo ambito provinciale? Credo che non basterebbe invocare l’eccellenza dei prodotti o dei servizi per richiamare gli studenti fuori sede a Trento e i turisti nelle nostre valli.
La crisi economica morde ovunque ed è naturale che la politica cerchi soluzioni, anche guardando con comprensibile favore a ciò che consente al reddito di restare sul territorio.
Ma la chiusura totale, sempre più spesso auspicata, non è possibile. L’autonomia integrale non è una strada praticabile : di essa, poi, non c’è traccia nel programma di governo dell’attuale giunta provinciale. Questa ossessionante autarchia danneggia, paradossalmente, le imprese trentine più competitive, quelle che lavorano, grazie alle regole del mercato,anche fuori dai confini provinciali: subiranno ritorsioni e i consumatori saranno privati dei vantaggi della concorrenza. Quando la mano pubblica non potrà più venire in soccorso di quelli che oggi invocano questa nuova forma di protezionismo, che sarà della loro capacità di stare su di un mercato,nel frattempo diventato innaturale ed immobile?
Quando arriveranno i tagli che questa disgraziata congiuntura economica ancora richiederà, potrà la politica, con leggi o regolamenti,dare all’economia le risposte che una domanda globale piegata dalla crisi non riesce più a fornire?
Il fortino dell’autonomia e della normazione capillare, dell’aiuto pubblico – sotto forma di regolamento o di contributo – sempre invocato non può sopravvivere a lungo nell’illusione di resistere all’ “invadenza”del resto del mondo.
Esistono, per fortuna, le leggi dello Stato, dell’Europa e del mercato.

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