Pubblicato da: chinonrisica | 10 marzo 2012

10 marzo: in piazza per l’autonomia….

Un mio intervento sul Corriere del Trentino di ieri, giornata di vigilia della manifestazione per l’autonomia….Una manifestazione poco affollata, e a mio avviso piuttosto strumentale.

La manifestazione a sostegno dell’autonomia lascia alcuni dubbi di interpretazione. L’autonomia con la quale ci confrontiamo presenta almeno due punti di vista: quello giuridico e quello del cuore.
L’autonomia regionale, nata dalla lungimiranza politica di De Gasperi e dalla sua conoscenza della particolarità dei luoghi, riposa su norme costituzionali. L’accordo italo austriaco avrebbe riguardato, secondo fonti governative austriache, solo la provincia di Bolzano ( e alcuni comuni limitrofi e bilingui), mentre lo Statuto che ne recepiva i contenuti, il primo, quello del 1948, avrebbe interpretato in senso estensivo il punto 2 dell’accordo stesso. Che prevedeva la concessione alle popolazioni della zona “ dell’esercizio di un potere legislativo ed esecutivo autonomo”. La Regione, organo destinatario dei poteri derivanti dall’autonomia,avrebbe potuto delegare alle province decisioni riguardanti questioni locali di importanza cruciale per i territori. Avrebbe potuto, ma non dovuto. Sulla non obbligatorietà della delega si espresse anche la Corte Costituzionale, nel 1957.
L’autonomia che noi oggi conosciamo, quella derivante dal secondo statuto, originò da azioni clamorose, anche da atti di violenza,purtroppo. Portò a compimento il disegno di chi desiderava poter decidere come maggioranza anche non essendo sempre tale sul territorio regionale.
Credo che in poche altre occasioni lo Stato Italiano sia stato tanto adempiente e scrupoloso come nel caso della vertenza altoatesina: pacchetto realizzato, quietanza liberatoria consegnata. I compiti eseguiti. E per bene.
Nessuno quindi, potrebbe oggi contestare l’assoluta legittimità costituzionale dell’autonomia.
Le modifiche realizzate- siamo nel 2001- al titolo V della Costituzione hanno complicato il quadro normativo e la crisi economica ha fatto il resto. Difficile riuscire simpatici ai vicini di casa se, a fronte di istanze federaliste crescenti,le si snobba, invocando l’autonomia per sé senza riconoscere ad altri il diritto di pretendere altrettanto! E soprattutto se, a fronte di una autonomia rivendicata e manifestata, si minacciano commissariamenti di comuni “inadempienti”e di atenei “riottosi”, si entra a gamba tesa nell’autonomia scolastica, si tesse una rete fittissima di interventi pubblici in economia e si diventa il primo datore di lavoro sul territorio. O peggio si dimentica che, prima dello Statuto, esiste una Costituzione.
L’autonomia del cuore, invece, è quella che lega ciascuno alle proprie radici, che rende orgogliosi dell’appartenenza, che fortifica i legami, senza chiusure. Questa autonomia è assai grande in Trentino. La si riconosce nell’amore per il territorio, nella cura del bene collettivo, nella generosità del volontariato.
Non è corretto, a ben guardare, utilizzare quest’ultima, preziosa autonomia popolare per giustificare il desiderio di forzare i confini dell’autonomia “giuridica”. Non quando un intero Paese è chiamato a sforzi importanti per garantire la propria sopravvivenza economica. Sforzi che richiedono unità, solidarietà, uguaglianza.
Il Trentino è territorio italiano, dotato di prerogative particolari che gli consentono importanti libertà.
Non però quella di estraniarsi dal territorio di appartenenza. Non si diventa autonomi senza qualcosa da cui si possa esserlo: il figlio diventa autonomo dalla madre, ma nasce da lei. Ed è legittima, per ogni figlio, la critica costruttiva, che offre consigli, soluzioni e aiuto. Non lo è quella distaccata, infastidita ed autosufficiente, di chi crede di poter sempre fare da solo.
Così credo possa risultarespiacevole, ad occhi estranei, il continuo richiamo ad una particolarità che sembra sempre essere superiorità, il desiderio di marcare continue differenze in negativo per altri, di richiamarsi a realtà che guardano con nostalgia a quell’Austria che, ricordiamolo, non seppe garantire, come madre patria, al gruppo di minoranza italiano la stessa autonomia di cui oggi, giustamente, godono le minoranze austriache in Italia. L’autonomia del cuore è, a mio avviso, da coltivare e preservare; quella delle norme è da conoscere e rispettare, da parte di ciascuno. Primi fra tutti quelli che intendono garantire solo a se stessi un’ autonomia non riconosciuta ad altri. L’invito a festeggiarla in piazza ( ancora panem et circenses?)da parte di alcune forze politiche lascia intravedere uno scopo non proprio disinteressato e limpido. Lontano, immagino, dagli intenti del comitato promotore.

Giovanna Giugni
Consigliere comunale a Trento

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