Pubblicato da: chinonrisica | 8 marzo 2012

Universitas ed ossimori

Le politiche provinciali sono tutte a favore dei giovani…..ma intanto le categorie dei giovani lavoratori ed utenti sono state dimenticate dal nuovo statuto dell’Università “provinciale”.
Tanto dimenticati che i rappresentanti di dottor di ricerca, dottorandi e studenti hanno dato le dimissioni.
Certo i nuovi padroni del vapore troveranno altri giovani disposti a “fare immagine” con lo sponsor dell’onnipresente Provincia Autonoma di Trento.
I giovani in cerca di un posto al sole non mancano, magari autoctoni doc, per evitare che si possa inquinare la pura razza locale. Basterà collocarli al posto giusto per avviare il solito fimino di perfezione assoluta, secondo i canoni territoriali. Tutti sorridenti, felici, ricchi q.b., con la camicia a scacchi, la montagna assolata sullo sfondo, ai vertici di classifiche mondiali…..Isolati e soli, però.Il Trentino che vorrei è quello aperto, fiero e curioso , generoso e solidale.Quello che amo e conosco. Oggi mortificato dagli eventi.
Peccato che i migliori se ne vadano. E’ già successo e succederà. I paesaggi di plastica soddisfano solo l’osservatore supeficiale.
La vita è un’altra cosa.

Da Sanbaradio, radio universitaria:

Ancora dimissioni dopo l’approvazione del nuovo statuto dell’Università di Trento, avvenuta lunedì pomeriggio appena tre giorni dopo la presentazione dell’ultima bozza.
Se dal mondo accademico con il “sì” dei presidi è arrivato l’accordo, studenti e ricercatori esprimono invece grande indignazione.
Dopo le dimissioni di Alessandro d’Amico dalla carica di rappresentante degli studenti nel Cda dell’Università, oggi si fanno sentire i dottorandi. Il presidente della sezione trentina di Adi – Associazione italiana dottrandi e dottori di ricerca – Alexander Schuster ha rassegnato le dimissioni in aperto contrasto con il testo del nuovo statuto.

Riportiamo la sua lettera di dimissioni.

Dopo l’approvazione dello statuto non ho ragioni per proseguire il mandato di presidente. Mi sono associato ad ADI nel 2002, quando sedevano due dottorandi in cda. Oggi vi è un solo rappresentante. A fine 2012 non ce ne sarò più nemmeno uno e né loro, né assegnisti e ricercatori a tempo determinato (tipo A) avranno voce. Le categorie di cui l’associazione si è sempre fatta portavoce saranno assenti anche dal senato accademico.

Ho sbagliato, perché ho ritenuto che non potesse succedere quello che è successo. Mai avrei immaginato di dovermi imbarazzare per uno statuto che è forse il peggiore d’Italia con riguardo a dottorandi e giovani ricercatori. Ho ritenuto che non fosse necessario scendere in trincea e combattere a suon di petizioni e firme. Ho giudicato non far parte dello stile dell’ADI concedersi ad accostamenti delle bozze proposte con regimi sudamericani e dittature iraniane, come pure è accaduto. Ho pensato che l’importanza di valorizzare il merito e i giovani ricercatori, anche i non strutturati, parlasse da sé, senza bisogno di essere urlata e sostenuta con alleanze di parte con la Provincia o con i professori ordinari. Oggi, con davanti agli occhi questo statuto approvato definitivamente dagli organi dell’Ateneo, è certo che ho sbagliato. L’ADI avrebbe dovuto conformarsi ai costumi in auge, parlare più per tramite della stampa che con audizioni e interventi nelle sedi opportune. Poiché, tuttavia, non è questo lo stile che ho scelto quando due anni fa ho accettato di assumere la carica di presidente, la scelta più opportuna è quella di dimettermi in maniera irrevocabile.
L’ADI deve continuare la sua attività e dare soprattutto fiducia e forza ad una categoria che in Italia ha da tempo perso l’ottimismo. Anche per raggiungere questo obiettivo il direttivo che ho guidato ha ideato un progetto innovativo che porterà a Trento il 31 maggio una prima nazionale, il PhDs’ Festival. Nei giorni scorsi è stata proposta all’Opera universitaria e all’Università di Trento una partnership per realizzarlo e investire sui giovani ricercatori italiani. Ritengo opportuno che non sia più io l’interlocutore dell’Ateneo per il Festival. Le mie dimissioni intendono favorire la prosecuzione di questo dialogo, che non deve comunque mai morire, perché con esso cesserebbe la speranza in un’Italia diversa.

Ringrazio tutte e tutti i soci per la solidarietà che mi hanno espresso e i due consigli direttivi interamente composti da dottorandi che mi hanno voluto presidente. Spero che una maggiore consapevolezza fra gli studenti dei corsi di dottorato e i giovani ricercatori darà la forza all’ADI di meglio tutelare gli interessi e la dignità di chi sarà il futuro non solo dell’università, ma di tutta la ricerca trentina. Il mio contributo da semplice socio comunque non mancherà.

Alexander Schuster
già Presidente Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani – sede locale di Trento

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