Pubblicato da: chinonrisica | 29 febbraio 2012

Voci dall’abisso

Lontano da occhi indiscreti, che non vogliono grane con le “autonomie speciali”, si consumano oltraggi al sapere a cura di un sistema politico dissennato.
Una nuova tappa di una riforma scolastica indecente si sta realizzando. Dalle pagine de L’Adige un coraggioso editoriale del Direttore. E che qualcuno ci aiuti!!

RIFORMA SCOLASTICA:
«Fermate la distruzione»

TRENTO – Nata con l’intento di far cassa, cioè di ridurre le risorse a disposizione dell’Istruzione, la riforma Dalmaso-Dellai si sta configurando come la pietra tombale della scuola trentina. Strombazzata per anni quale fiore all’occhiello del sistema scolastico italiano, l’esempio da seguire, il modello frutto dell’Autonomia, la specialità della scuola in Trentino sta volgendo al suo termine, con la distruzione dei licei (fra tutti il classico e lo scientifico), la riduzione delle materie di studio, la messa in soffitta di discipline come il latino, la geografia, il greco, il peggioramento complessivo della qualità della didattica. Portata avanti di nascosto, senza alcun coinvolgimento degli insegnanti, degli studenti, delle famiglie, dei cittadini che subiranno lo stravolgimento del sistema formativo per i propri figli (peggiorativo di gran lunga della riforma Gelmini nazionale tanto contestata), la controriforma Dalmaso-Dellai doveva evidentemente passare all’insaputa di tutti, anche se la data prescelta per la delibera, l’11 settembre, poteva far presagire la distruzione in atto. Se c’è un modello scolastico considerato e apprezzato in tutto il mondo, è il sistema dei licei italiano, di stampo umanistico. Persino negli Stati Uniti, dove l’eccellenza è esclusivamente in campo universitario ma non nelle Superiori, si addita il «liceo» italiano come una scuola solida, in grado di formare in maniera completa lo studente, pronto ad affrontare poi qualunque tipo di specializzazione universitaria. Ora, con la riforma Dalmaso-Dellai il glorioso liceo sopravvissuto persino al Sessantotto viene definitivamente smembrato. Lo spezzatino del 2+2+1 riduce i primi due anni del liceo ad un parcheggio post-scuole medie, generico, di socializzazione, unico per tutti. Una sorta di scuola dell’obbligo allungata, ridimensionata al ribasso, una specie di quarta e quinta media in attesa della famosa scelta definitiva procrastinata nel tempo. Impressiona l’odio con cui i fautori di questa riforma si scagliano contro un emblema della scuola italiana, il liceo classico. E sì che il presidente Dellai dovrebbe conoscerlo avendolo frequentato, così pure l’assessore Dalmaso. Forse un po’ meno gli autori materiali della riforma, evidentemente imbevuti di revanscismo antiumanistico. A questo punto è meglio cancellarle del tutto le lingue e le culture classiche, se in licei come lo Scientifico sono previste 150 ore di latino in meno del resto d’Italia sul quinquennio, cioè più di un anno scolastico.
Ai sindacati della scuola – che probabilmente non avevano nemmeno capito la delibera se per svegliarsi c’è voluta la mobilitazione degli insegnanti e di tutte le scuole del Trentino – sembra bastare che non si tocchino le cattedre. Tranquillizzati che le ore di insegnamento resteranno di 50 minuti e le ore aggiuntive saranno impiegate non per ridurre cattedre ma per fare supplenze, in assessorato sono convinti che imboccheranno silenziosamente la ritirata. Se poi questo significa l’affossamento della scuola trentina evidentemente non interessa nessuno.
C’è al fondo di questa controriforma Dalmaso-Dellai una concezione livellatoria e pseudo-egualitaria della scuola, secondo cui tutti sono eguali e tutti devono fare le stesse cose. In base a questa ideologia vengono eliminate le scuole professionali e i diplomi triennali perché tutti devono essere costretti a fare gli istituti quinquennali, anche se non hanno la predisposizione, la voglia, la capacità, penalizzando sicuramente quanti invece hanno scelto di fare gli istituti tecnici perché ne sono convinti. Stessa logica anche per i licei, che vengono centrifugati e resi tutti uguali, indipendentemente dalle predisposizioni degli alunni, dalle loro capacità, dalle attitudini. Sono gli ultimi residui di una subcultura sessantottesca che già infiniti danni ha provocato alla scuola e alla società italiana.
In un Paese di «bamboccioni» dove i giovani sono privati di responsabilità e di possibilità di scelta fino a 40 anni, invece di favorire la maturazione di percorsi si allunga ulteriormente il brodo, facendo buttar via altri due anni post Medie di limbo, in attesa di una fulminazione divina sulla tipologia di scuola da imboccare. Una deriva deresponsabilizzante: al posto di aiutare la scelta con un valido sistema di orientamento, si rinuncia a far maturare i giovani parcheggiandoli per altri due anni in generiche «scuolette» evirate di qualificazione formativa. Per non parlare poi della riduzione di materie come l’educazione fisica, in una società sempre più sedentaria e alimentarmente sovraccaricata. Saranno contente le palestre private e i centri sportivi a pagamento, un po’ meno le famiglie. Stessa cosa per la geografia, di fatto soppressa, in una società sempre più globalizzata e sempre più bisognosa di conoscere il mondo. Il tutto secondo criteri diversi dal resto d’Italia, rendendo così impossibile qualsiasi spostamento da fuori provincia o verso altre regioni, col rischio di gravi penalizzazioni degli studenti, anche al momento dell’iscrizione universitaria fuori provincia.
Dopo la mobilitazione degli insegnanti, dei collegi docenti, degli istituti di città e delle vallate, è giunto il momento di una rivolta delle famiglie contro un abominio che sta per distruggere la scuola trentina.
Questa settimana si gioca la sopravvivenza di una scuola che, pur con tutti i limiti, ha garantito una formazione, e spesso di qualità. Tale controriforma rischia di affossarla per sempre.
p.giovanetti@ladige.it

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Responses

  1. Cara Giovanna,
    condivido appieno il tuo punto di vista e, come insegnante di tedesco, aggiungo il mio grido di dolore perché al Liceo scientifico è stata tolta la mia materia al triennio superiore. Mi è stato risposto che si è invece inteso potenziarlo, rendendolo obbligatorio in tutto il biennio unico, ma questa riforma non ha fatto altro che peggiorare notevolmente le cose. Quella che fino ad ora era, assieme al Liceo classico, una dignitosa scuola per chi aveva intenzione di impegnarsi negli studi, è diventata nel biennio un parcheggio, come dici tu. La riduzione del latino (quando non addirittura la sua scomparsa) fa inoltre sentire le sue nefaste conseguenze anche nello studio delle lingue straniere, in cui i ragazzi non riescono proprio più a distinguere neppure un soggetto dal complemento oggetto (senza con questo affermare che le lingue si imparano con l’antico metodo esclusivamente grammaticale).
    L’unica possibilità di recuperare qualcosa per questa disgraziata materia nel triennio superiore sono le 2 ore opzionali, per l’utilizzo delle quali però si fanno avanti anche i colleghi delle altre materie, ognuno perorando giustamente la propria causa con ragioni egualmente valide…. Io dico: perché obbligare i Collegi Docenti ad azzuffarsi per questa misera quota oraria? Se volevano questa maldestra riforma, potevano prendersi fino in fondo le proprie responsabilità, decidendo al 100% il destino nostro e degli studenti e farla finita. Non è certo lasciandoci un paio di briciole che si può fare la differenza!
    Per quanto riguarda il tuo invito alle famiglie di farsi sentire, spero che qualcuno ti ascolti, ma personalmente sono molto sfiduciata: col tempo ho imparato che anche i ragazzi più impegnati (ed i genitori li sostengono) nella maggior parte dei casi alla fine badano a non fare troppa fatica, riducendo il più possibile il carico scolastico (=eliminando le materie che si possono lasciare) senza pensare più di tanto alle effettive opportunità culturali e lavorative che lo studio, anche se faticoso, offre. L’importante è solo (chissà fino a quando ancora, visto che si comincia anche a mettere in discussione la validità della laurea!) ottenere un pezzo di carta finale.
    Riguardo al collegamento dei nostri stipendi con i risultati scolastici sono anch’io dell’idea che sia una cosa abominevole! Già con l’abolizione degli esami di riparazione a settembre e l’elaborazione di questo curioso sistema delle “carenze formative” si sono fatti danni enormi, facendo passare alle famiglie il messaggio che, tanto, si va sempre avanti egualmente e che le eventuali colpe ed il dovere di fare qualcosa sono sempre della scuola….
    Un saluto
    Antonietta

    • Cara Antonietta, vorrei farti leggere quel che mi scrive una collega che, come noi e come tanti, si ritrova a lavorare in una scuola”di plastica”. Piena di lavagne interattive e vuota di contenuti.
      Addirittura lei mi racconta che le carenze in materie che poi scompaiono negli anni successivi devono essere considerate “evaporate”. Ciò le sarebbe stato risposto in una seduta di collegio docenti in cui si riportavano le risposte del dipartimento istruzione ad una domanda sul tema.
      Io credo che noi docenti dovremmo ricordarci di questi anni bui quando chi ce li ha propinati si riproporrà al nostro voto.
      Pensa che io ho avuto come docente di un corso di aggiornamento( di provenienza PAT) uno studente di giurisprudenza!!
      La dignità del nostro lavoro è andata perdendosi, anche per colpa di un sindacato inerte, attento solo al monte ore(importante, per carità) privo della volontà di tutelare professionalità e peculiarità di un lavoro così importante.
      Grazie per le tue parole. I colleghi ormai si dividono in coloro che sono rassegnati e coloro che sono disgustati. Non mi pare il miglior modo di relazionarsi ai nostri giovani. Che avrebbero bisogno di entusiasmo e libertà, di regole e giustizia, di passione,severità e rigore, con serietà e metodo.

  2. che dire x rispondere a questo scempio?… x fortuna i miei figli con quest’anno hanno definitivamente terminato le scuole superiori!

    • Con i tempi che corrono anche per l’Università di Trento, non vedo l’ora che mio figlio esca dal sistema scolastico locale. Per fortuna mia figliane è già fuori. Ci sarebbero potenzialità enormi, ma la politica le spreca.

      • mio figlio non me ne vuol parlare (scaramanzia?), ma ho l’impressione che voglia frequentare l’università in regione… speriamo bene

  3. Leggi quello che scrivo oggi sulle dimissioni di rappresentanti di studenti e dottori di ricerca e dottorandi. Meglio che vada fuori, se può. Io così consiglierei i miei. Che sono troppo grandi, ormai.


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