Pubblicato da: chinonrisica | 3 febbraio 2012

Tutti a casa!!

Dal sito Zero Violenza Donne.it un bell’intervento che ci dice come lo stupro sia presente in ogni cultura e ad ogni latitudine, come violenza insita nel rapporto irrispettoso verso la donna, sempre. La sentenza della Corte di Cassazione, pur motivata in punta di diritto, lascia intatto un interrogativo: perchè la presunzione di innocenza, che giustifica l’esenzione dal carcere, vale solo per gli imputati di stupro, anche di gruppo? Come mai , dato che questa presunzione esiste ed opera indistintamente, le carceri sono piene di detenuti in attesa di giudizio? PERCHE’?

di Alessia Muroni

Lo stupro e la violenza sono, nella vita delle donne, un evento normale. Come le mestruazioni, o quasi. A questa considerazione si arriva allineando i dati offerti dall’osservazione della società umana nel suo complesso, al di là di stati, nazioni, religioni, culture ed epoche differenti.
La violenza fisica e sessuale sulle donne sembra essere insita nell’organizzazione sociale dell’animale uomo – e per una volta, con questo termine non intendiamo l’umanità tutta, ma proprio l’uomo come maschio della specie umana.
Genziana Brullo in Studi sullo stupro. La pratica della verità (Aracne, Roma, ottobre 2010, € 16) ha dedicato a questa scomodissima considerazione un libro che, sobriamente intitolato Studi sullo stupro, reca infatti come sottotitolo La pratica della verità. Costruito su una solida struttura teoretica, e sul confronto diretto, nei Centri antiviolenza, con il sangue e la vergogna delle donne.

Proprio per questo, al di là delle storie, terribili, raccontate con delicatezza ed estremo rispetto, quello che colpisce è il resoconto della costruzione sociale relativa alla definizione e all’elaborazione della pratica dello stupro. Usiamo non a caso questa parola: lo stupro è pratica, e politica. È pratica politica in senso classico, antica per di più e con auliche velature mitologiche: Roma viene fondata sullo stupro delle Sabine, atto di annessione biologica ed alleanza sociale. In ogni epoca, si uccidono le donne perché non cadano preda sessuale del nemico.

In epoche più recenti, lo stupro di guerra è pratica istituzionalizzata, ma non solo in Jugoslavia o in Cecenia o in Ruanda – tutte terre naturalmente stigmatizzabili perché “estranee”, perché comuniste o slave o africane, ben diverse dalle civilizzate società occidentali.
Infatti, le donne spagnole, francesi, tedesche, italiane, possono raccontare verità diverse. In Spagna gli stupri sono stati consumati sulle repubblicane e sulle monache, in egual misura; in Italia sulle sfollate, sulle partigiane, sulle repubblichine di Salò (che non sono più stuprabili di altre); e in Francia, e in Germania. Ovunque, lo stupro è stato praticato assiduamente, sistematicamente e convintamente da soldati tedeschi, spagnoli, francesi, italiani, americani, inglesi, marocchini.
Per i quali non è mai esistita una Norimberga.

Tuttavia, siamo ancora in territorio storico, quindi ormai lontano ai nostri smemorati occhi, ed in situazioni di guerra, di anomalia, di emergenza – lasciapassare per giustificare molte cose, come ben sa l’Italia dei nostri giorni.
Ma, recuperando, lucidamente e una volta per tutte, il celebre slogan femminista “Il privato è politico”, come non leggere in chiave politica lo stupro quotidiano, normale, fisiologico, di migliaia di donne ovunque nel mondo, e soprattutto in Occidente?
Diciamo “soprattutto” non perché quelli perpetrati in Oriente e in tutti i sud del mondo siano meno importanti. Ma perché nell’Occidente che vuole normare le economie, le democrazie e le pratiche sociali del resto del mondo, lo stupro è pratica quotidiana. Anzi: domestica. Nelle case, nelle sacrosante famiglie avviene la quasi totalità degli stupri e delle violenze fisiche. Per opera del marito, del compagno, del papà, dello zio, del fratello, del nonno. E alla pratica della verità invocata da Brullo si oppone “la pratica della rimozione”. Una pratica in cui le donne stuprate vengono inquisite, esaminate, stuprate ancora, psicologicamente se non altro. Lasciate sole. Non ascoltate. Perché alla loro verità si oppone quella dell’uomo, conquistatore provocato.

Ecco, dopo aver letto l’esposizione pacata, delicata e feroce di Brullo, la cosa che rimane dentro, a lavorare e a produrre rabbia e si spera reazione, è questa idea di rimozione, e soprattutto gli agenti della rimozione stessa: più o meno insospettabili. E quindi ricordiamoli.
Gli Stati, svogliati elaboratori di leggi grondanti distinguo e gesuitismi.
La Medicina, che ha delegato la pseudoscienza della psicologia a rintracciare nella donna una certa predisposizione alla sopportazione, se non altro.
La Cultura “alta”, che indaga i risvolti artistici dello stupro, dalla letteratura alla pornografia.
La Cultura “bassa”, ben espressa dall’idea del “se l’è andata a cercare” che riecheggia in varie forme anche in tutte le aule di tribunale.
La Chiesa, che scomunica la madre e i medici che hanno praticato l’aborto sulla bimba brasiliana di 9 anni stuprata dal patrigno, e che consiglia alle donne violate dal marito di offrire le proprie sofferenze a Dio, e tacere.
Un certo tipo di Femminismo, che si è staccato dalla vita concreta delle donne per approdare all’Iperuranio della speculazione filosofica, dimenticando il corpo indifeso e indifendibile.
Le Donne, ogni volta che difendono il padre/marito/figlio/amico stupratore. Ogni volta che dimenticano se stesse e le altre.

03 02 2012

A proposito della sentenza della Cassazione sulla possibilità dell’applicazione di pene alternative per i violentatori

Stefania Cantatore – Udi Napoli

La sentenza della Cassazione che ha stabilito la possibilità dell’applicazione di pene alternative per i violentatori che nel 2006 stuprarono in gruppo una dodicenne.
Dei tre delinquenti, i due imputabili già all’epoca (avevano 15 e 17 anni), sono oggi dei maggiorenni. Hanno goduto all’epoca dei fatti l’ampia solidarietà cittadina e delle loro famiglie.

La vittima di uno stupro, come tutte le vittime della violenza sessuata, ha bisogno di giustizia; quando la cerca nella sola via legittima per ottenerla, nella maggior parte dei casi, ottiene una sentenza che rispecchia la cultura del paese e la limitatezza di leggi, leggi che non hanno mai messo al centro dell’interesse collettivo la salvezza delle donne.

Un collage di leggi approvate col peso dell’intoccabilità della famiglia, risente di un’ideologia di fondo, ovvero che lo stupro e tutta la gamma dei crimini commessi dagli uomini sulle donne, solo perchè donne, siano reati di scarsa pericolosità sociale.

La legge rappresenta davvero il sentimento, l’interesse e la cultura, viste le pratiche relazionali e sessuali di una buona parte dei parlamentari, che la politica ha imposto al paese grazie al potere che esercita nei media.

Anche in questo contesto le sentenze sono importanti per la vittima. Proprio per sopravvivere alla cultura ostile, la vittima attende da quelle sentenze la prova di poter aspirare ad essere ancora cittadina e libera.
Le vittime, tutte, hanno bisogno, per girare la pagina del dolore, di giustizia.

Non è una questione di vendetta, è il bisogno di ascoltare dalle Istituzioni la parola che stabilisca che ciò che le è accaduto è inammissibile, il bisogno di sapere che i complici che giustificano “i bravi ragazzi che hanno sbagliato perchè provocati”, e che l’attendono fuori dall’aula per continuare ad infamarla, avranno una ragione di meno per sentirsi soddisfatti.

Giustizia non significa che i minorenni colpevoli vengano aspramente puniti. Il sistema giudiziario dovrebbe disporre di strumenti rieducativi e socialmente sanzionatori del crimine quanto e più del carcere, per controllare i delinquenti fino e non prima della ragionevole e fondata prova del loro recupero alla convivenza pacifica con l’altro genere

Far tornare i colpevoli (a scontare una pena?) nelle famiglie che li hanno giustificati, equivale a far tornare un giovane manovale della camorra nell’ambiente familiare che ha coltivato il suo delinquere.

I giudici della Cassazione hanno fatto finta di non sapere che se quei ragazzi “avessero esagerato”, una bambina sarebbe morta. Sembra anche che quei giudici non sappiano che violenti e assassini di donne perchè donne, che scontavano pene alternative in strutture incompetenti adibite, per clientela, a strutture rieducative, sono tornati ad uccidere in corso di pena.

“lo sdegno trasversale” sollevato dalle (poche, perchè sono poche le elette) parlamentari Italiane, sarà forse l’unico provvedimento che la politica prenderà, entro la fine della legislatura. Nella prima, come nella seconda e nella terza Repubblica, salvarsi e salvare dalla violenza sessuata le donne e i loro figli non è affare di Stato.

Se il movimento delle donne dovesse sentirsi sconfitto per ciò che accade nei tribunali, per ciò che si decide nella destinazione dei fondi, distratti dai centri antiviolenza competenti, a luoghi incompetenti e “caritatevoli” , per le trattative nelle politiche occupazionali che impongono la dipendenza economica alle donne, ne avrebbe qualche ragione.
Ma dalle sconfitte si può imparare, a patto che lo si voglia.

Annunci

Responses

  1. quei delinquenti faranno comunque una brutta fine, macerati nei loro rimorsi (anche se subcoscienti), c’è solo da sperare che nel frattempo non ne combinino qualche altra…in questo caso il responsabile sarebbe quell’ignorante di giudice

    • Non si macerano certo nei loro rimorsi….Difesi dalle famiglie ( sono bravi ragazzi….) abbruttiti da quella che è senza dubbio ignoranza e mancanza di sensibilità umana si apprestano a diventare adulti di domani. Cittadini a tutti gli effetti, genitori, vicini di casa. Dovrebbero appendere loro addosso un segno distintivo: attenti, sono stupratori!!

  2. ognuno di noi percepisce (a volte sotto strati di ignoranza) di commettere azioni poco etiche e si autopunisce….certo che all’atto pratico potrebbe continuare a vivere in quel modo x un bel po’ di tempo, con quello che ne conseguirebbe. Secondo me succederà, che appendano loro un bel segno distintivo…

    • Me lo auguro. Noi tendiamo ad essere garantisti solo con i delinquenti. I diritti della vittima scompaiono, come il dolore di chi è, comunque,coinvolto in vicende del genere.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: