Pubblicato da: chinonrisica | 30 gennaio 2012

I Cittadini

La cittadinanza è un delicato vincolo giuridico. L’approccio ideologico è il meno appropriato a risolvere i difficili problemi che riguardano il rapporto tra il territorio e il popolo che stabilmente vi abita. Ieri ho ascoltato con emozione le parole del ministro Cancellieri che difendeva la bandiera italiana da non ammainare. Cittadino è, a mio avviso, chi condivide questo valore. Non è la nascita che può contraddistinguere un legame: ciò era vero in altri tempi,per quegli Stati che dovevano incrementare la popolazione( vedi l’Argentina). Oggi, in una Italia sovrappopolata e in recessione, non possiamo avere più cittadini di quelli che possiamo permetterci.
Con il rispetto dovuto a chi in Italia lavora e paga le tasse ed ha diritto senza dubbio alcuno, a godere dei benefici che dal lavoro derivano: servizi, sanità, scuola etc….
Ma la cittadinanza non è solo godimento di servizi a fronte del pagamento delle imposte. E’ un quid pluris che Giovanni Sartori sintetizza assai bene nel suo intervento dello scorso 26 gennaio e che il ministro Cancellieri ha ripreso in modo magistrale ieri sera, durante un’intervista in TV.
Ripropongo il video dell’intervista e l’editoriale di Giovanni Sartori

Giovanni Sartori sul Corriere della Sera del 26/01/2012

Non sappiamo se l’Europa verrà sottoposta nei prossimi anni a migrazioni bibliche a seguito della «primavera araba» che senza dubbio ha rotto le dighe che sinora la frenavano. Il fatto è che l’esplosione demografica dell’Africa è già avviata; e siccome gli affamati non cercano la salvezza tra altri affamati, è piuttosto ovvio che un numero sempre crescente di povera (poverissima) gente cercherà la salvezza in Europa.

È un problema, questo, che sinora abbiamo affrontato in chiave ideologica (di razzismo o no), che è un modo di renderlo insolubile o comunque mal risolto. Ma due giorni fa Beppe Grillo lo ha inopinatamente risollevato. Tanto vale, allora, ricominciare a pensarci. E avrei un’idea, una proposta.

Inghilterra e Francia sono a oggi i Paesi più «invasi» (anche per via della loro eredità coloniale) e oramai accomodano una terza generazione di immigrati da tempo accettati come cittadini. La sorpresa è stata che una parte significativa di questa terza generazione non si è affatto «integrata». Vive in periferie ribelli e ridiventa, o sempre più diventa, islamica. Si contava di assorbirli e invece si scopre che i valori etico-politici dell’Occidente sono più che mai rifiutati.

Che senso ha, allora, trasformare automaticamente in cittadini tutti coloro che nascono in Italia, oppure, dopo qualche anno, chi risiede in Italia?
Questa è stata, finito il comunismo, la tesi della nostra sinistra, sostenuta dall’argomento che chi lavora e paga le tasse in un Paese si paga, per ciò stesso, il diritto di cittadinanza. Ma non è così. Le tasse pagano i servizi (polizia, pompieri, manutenzione delle strade e simili) dei quali qualsiasi residente usufruisce e che non paga, o meglio che paga, appunto, pagando le tasse.
E vengo alla mia idea. Da sempre il diritto di cittadinanza è fondato sui due principi del ius soli (diventi cittadino di dove nasci) oppure del ius sanguinis (mantieni la cittadinanza dei tuoi genitori). Vorrei proporre un terzo principio: la concessione della residenza permanente trasferibile ai figli, ma pur sempre revocabile. Chiunque entri in un Paese legalmente, con le carte in regola e un posto di lavoro non dico assicurato ma quantomeno promesso o credibile, diventa residente a vita (senza fastidiosi e inutili rinnovi). In attesa di scoprire quanti saremo, se li possiamo assorbire o meno, questa formula dà tempo e non fa danno. Certo, se un residente viene pizzicato per strada a vendere droga, a rubare, e simili, la residenza viene cancellata e l’espulsione è automatica (senza entrare nel ginepraio, spesso allucinante, della nostra giurisprudenza).
Insisto: l’inestimabile vantaggio di questa formula è che dà tempo. Quanti saremo? Quale sarà il punto di saturazione invalicabile? L’unica privazione di questo status è il diritto di voto; il che non mi sembra terribile a meno che i residenti in questione vogliano condizionare e controllare un Paese creando il loro partito (islamico o altro). Se così fosse, è proprio quel che io raccomanderei di impedire.

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Responses

  1. Le osservazioni di Giovanni Sartori sono sagge e pienamente condivisibili, compresa la conclusione che egli espone.
    Sarà per questo che negli ultimi tempi l’anziano politologo non gode più della pelosa ammirazione dei suoi concittadini sedicenti progressisti.

    • Il pensiero libero disturba…. lasciatelo dire da chi paga le conseguenze del suo essere controcorrente e poco disposta a lisciare il pelo ai “potenti”.
      Sartori ha una storia tale da potersi permettere di mandiare al diavolo i suoi poveri concittadini omologati.


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