Pubblicato da: chinonrisica | 3 gennaio 2012

Donne che vogliono fare la calza!

Dal blog dell’Isola dei Cassaintegrati (http://www.isoladeicassintegrati.com/) traggo il bellissimo post che segue, scritto da Claudia Sarritzu, a sostegno delle operaie OMSA.
Già da molti mesi ho inviato ai miei contatti la proposta di evitare l’acquisto di calze Omsa del gruppo Golden Lady.
Gli imprenditori che speculano sul lavoro delle operaie in un momento di crisi non meritano alcun sostegno. Mi auguro che la vicenda si risolva bene, ma se così non sarà, è necessario che nel tempo resti vivo il ricordo di quanto sta succedendo. Mai più calze OMSA, mai più Golden Lady, nemmeno per le donne di domani.

La pazienza delle donne

Non vi elencherò dati, non riporterò tabelle, numeri, nomi, colpevoli e assolti. Non abbiamo bisogno di sviluppare inchieste per parlare delle nostre mamme, fidanzate, amiche, sorelle, mogli. Di noi. Ancora una volta credo che l’unica chiave di lettura possibile per leggere questa Italia travolta da una crisi economica e sociale devastante, sia partire dalla nostra vita quotidiana per capire i fenomeni più grandi in cui ognuno di noi è costretto a sopravvivere.

Le donne tornano oggi a gridare la loro rabbia, e se un anno fa a spingerle a scendere in piazza era l’orgoglio ferito, la dignità sgualcita, oggi la stragrande maggioranza di noi lo fa perché consapevole ancora una volta che ogni manovra finanziaria, ogni taglio alle spese, ogni mancato provvedimento per la crescita, va a influire sulla nostra vita, molto più che su quella degli uomini.

Il nostro più grande pregio è purtroppo allo stesso tempo la più grande fregatura che da sempre riusciamo stupidamente a infliggerci. Ed è a mio avviso: la capacità che abbiamo di trascinarci sfinite più in là, anche quando tutto crolla, quando chiunque si fermerebbe per rivendicare i propri interessi, mentre noi possediamo sempre quella straordinaria caparbietà nel tirare la carretta, anche se con calze e voglie sfilate, perché in quelle macerie per miracolo noi recuperiamo quel briciolo di forza che ci permette ancora una volta di prenderci sulle spalle l’ennesima fatica e responsabilità.

Se non possiamo contare su un asilo, siamo disposte a rinunciare al nostro lavoro per i figli, se i genitori o i suoceri si ammalano e non abbiamo più assistenza dallo Stato, siamo capaci di clonarci e moltiplicare le ore di una giornata per occuparci anche di loro, se abbiamo un marito scansafatiche siamo in prima linea nelle faccende domestiche anche se l’uomo in questione si meriterebbe di annegare nella sua roba sporca. Se poi ci è toccato un padre o un marito violento, che si tratti di italiane per nascita o immigrate, siamo le prime a morire per frustrazione, ignoranza e miseria in una penisola in cui cresce l’emarginazione, la violenza familiare, la disgregazione sociale e dove diminuisce la tutela dei più deboli.

E gira e rigira siamo sempre lì, a quel pregio che in fondo ci rovina spesso la vita. Si chiama Pazienza: non sappiamo mandare a quel paese la famiglia, il Paese e i nostri politici fino in fondo. Per quanto teniamo duro e protestiamo, per il bene di tutti, arriva quel giorno in cui siamo ancora una volta noi, a mettere le toppe a un sistema ingiusto e sbagliato. A tirare avanti, a essere il wellfare di noi stesse, a non dare fastidio perché non è mai il momento per rivendicare le nostre prerogative. Perché noi possiamo sempre aspettare.

Il nostro pensiero oggi va a tutte le donne di questo blog, che sono donne normali, fatte di carne e ossa, di lacrime e sorrisi veri. Alla loro straordinaria forza e alle loro storie che sono l’unico orgoglio di cui possiamo ancora vantarci:

Le ragazze di Electa
di Omsa Faenza
di Agile-Eutelia
della Tacconi Latina
della Jabil ex Nokia
della Pansac Ravenna
le precarie della scuola
del mondo dell’informazione
di Teleperfomance
del Movimento Pastori Sardi
della Fiat
di Aiazzone
del Teatro Valle
alle studentesse e lavoratrici di domani.

di Claudia Sarritzu
(10 dicembre 2011)

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