Pubblicato da: chinonrisica | 14 dicembre 2011

Macondo e gli emendamenti

Credo davvero che ben pochi periodi, nella nostra storia recente, siano stati più difficili di quelli che attualmente viviamo.
L’assalto alla manovra economica del governo Monti è uno spettacolo triste, come triste è stato il piegarsi del governo stesso alle pressioni di alcuni centri di potere.
Le immagini della Grecia che decurta gli stipendi dei pubblici dipendenti, dopo averne licenziati migliaia, che non paga le pensioni e non somministra farmaci antitumorali-troppo costosi- negli ospedali,che vede fallimenti a catena di attività professionali e commerciali devono essere passate davanti ai nostri occhi come quelle di un qualunque videogame.
La logica del “tanto capita sempre agli altri” ci ha portato vicinissimi ad un punto di non ritorno:la sfiducia dei grandi investitori internazionali preme sulle banche, piene di titoli di Stato divenuti improvvisamente a rischio insolvenza; che occorre continuare ad emettere,però, anche per le quotidiane esigenze di cassa. I tagli del governo alla spesa pubblica sono deleteri, oltre che odiosi, perchè provocano un calo della domanda e, di conseguenza, della produzione. Con quest’ultima diminuiscono le entrate che lo Stato percepisce a titolo di imposta, e quindi la possibilità di fare fronte alla spesa pubblica. Con ulteriore necessità di indebitamento. Un circolo vizioso che non risparmia nessuno, nemmeno chi si crede protetto da norme speciali o da diritti costituzionali.
La Costituzione, infatti, non è che un documento pattizio,pur nobile,forte in virtù di una coesione sociale e di una solidarietà generazionale sempre più sfilacciate.
I sottili distinguo tra le competenze di Governo e Parlamento in materia di tagli alle indennità, le minacce di secessione della Lega Nord e di ritorno in “patria” di parte dell’Alto Adige, di ricorsi alla Consulta per violazione di patti ritenuti intangibili mi sembrano piccole miserie; sintomo che il malessere di questi mesi parte da molto lontano, da un sentire nazionale insufficiente, dalla scarsa solidarietà per il proprio Paese,subordinata sempre agli interessi del vicino, pingue orticello.
Se è vero che le crisi, anche le più difficili, hanno in sè il germe del rinnovamento, allora è davvero ora di riflettere su che cosa significhino, per noi, le parole popolo, nazione, patria, solidarietà.
“Così continuarono a vivere in una realtà sdrucciolosa, momentaneamente catturata dalle parole, ma che sarebbe fuggita senza rimedio quando avessero dimenticato i valori delle lettere scritte” Così definisce Garcia Marquez gli abitanti di Macondo in preda alla pestilenza della perdita della memoria, che non consentiva loro di riconoscere il significato e il valore degli oggetti e dei nomi. La loro guarigione miracolosa avvenne bevendo una” sostanza di colore gradevole”. La nostra potrà avvenire tramite una medicina amara e dolorosa?

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