Pubblicato da: chinonrisica | 25 novembre 2011

L’articolo 3 vale per tutti?

Le abolizioni dei vitalizi e le “limature” ( chiamarli tagli è davvero eccessivo) delle indennità dei politici arrivano poco alla volta. Bene, purchè si tratti solo di un inizio.
Come inizio è timido e mi auguro che in futuro si possa far meglio, per amore o per forza…..
Nel frattempo Sergio Rizzo scrive sul Corriere di oggi un articolo illuminante. Da par suo.
Una risposta a quegli ex parlamentari, abbondanti anche in Trentino, che blaterano di incostituzionalità dell’abolizione dei vitalizi già in essere e che si posizionano in tutti i posticini di potere,anche marginali, pur di vedersi riconosciuto potere con il pubblico denaro.

Abolire solo i vitalizi del futuro
I privilegi come diritti acquisiti

Meglio tardi che mai. Che il Parlamento dovesse arrivare all’abolizione dell’anacronistica e iniqua pratica del vitalizio era scontato. E che il Senato l’abbia deciso è positivo. In linea di principio, s’intende. Perché ci sono ancora alcuni aspetti niente affatto marginali da chiarire che vanno rubricati sotto questa voce: equità.

Per quello che si capisce l’abolizione del vitalizio scatterà dalla prossima legislatura e riguarderà soltanto i neoeletti. E gli altri? Il senatore Angelo Cicolani dice che non si potranno toccare i diritti acquisiti in quanto «costituzionalmente garantiti». Il che non ci convince affatto. In Italia milioni di persone hanno cominciato a lavorare con regole per la pensione completamente diverse, e poi se le sono viste cambiare radicalmente sotto il naso. Fino al 1992 le insegnanti si ritiravano con appena 14 anni, sei mesi e un giorno di contribuiti. Indipendentemente dall’età. Dopo di allora le stesse insegnanti assunte con quelle regole hanno dovuto attendere altri vent’anni. E sempre loro, presto, non potranno pensionarsi prima di aver compiuto 65 anni. Poi 66, 67, 68… Non si trovano forse nelle stesse condizioni dei parlamentari titolari di «diritti acquisiti»? Ecco perché l’abolizione dei vitalizi deve necessariamente intervenire anche su prerogative inaccettabili, pur «costituzionalmente garantite». Non è forse la stessa Costituzione a stabilire che tutti i cittadini italiani sono uguali? Ci aspettiamo quindi semplicemente che i parlamentari oggi in carica vengano trattati come tutti. Per esempio, applicando anche a loro il «contributivo pro rata»: il che significa calcolare la parte «nuova» della pensione in base ai contributi effettivamente versati. Ma anche assimilando l’età che dà diritto al vitalizio a quella pensionabile dei lavoratori dipendenti. Diversamente, potrebbero andare ancora in pensione nel 2013, e con assegni astronomici, ex onorevoli non ancora cinquantenni. Altro che equità.

Per chi invece già percepisce il vitalizio, è proprio impossibile pensare di sospenderlo, nel caso in cui il beneficiario abbia un altro reddito e non ancora i requisiti di vecchiaia (ce ne sono più di quanti si possa immaginare…)? Qualcuno ricorda quando dalla sera alla mattina venne introdotto il divieto di cumulo per i pensionati? Vogliamo proprio vedere la faccia di chi avrà coraggio di fare ricorso…

Sergio Rizzo
Corriere della Sera 25 novembre 2011

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