Pubblicato da: chinonrisica | 12 novembre 2011

Amato, pensionato, richiamato, strapagato, abbiamo dato!

Le ore difficili che stiamo attraversando vedono accendersi il dibattito tra i sostenitori del ritorno alle urne e i simpatizzanti di un governo “tecnico” che affronti con strumenti adeguati ed anche impopolari la crisi epocale della nostra economia.
Si tratta, a mio avviso, di scegliere il minore dei mali, perchè in entrambi i casi non sarà la democrazia a vincere.
Il popolo, cui di sovrano resta solo il debito, ne uscirà sconfitto in ogni caso.
Se si voterà subito lo si farà applicando una legge elettorale iniqua che poteva essere cambiata con molta facilità nel corso degli anni, dai governi Berlusconi e Prodi.
Una legge che consente solo una scelta di partito, spesso di coalizione, senza alcuna possibilità di dare preferenze o di incidere sulle candidature.
Se invece il Presidente della Republica affiderà l’incarico di formare un nuovo Governo ad un “tecnico”, si tratterà di una scelta costituzionalmente corretta, ma non attribuibile alla volontà popolare.
La persona che governerà il Paese lo farà senza la legittimazione ( e la responsabilità) che derivano dal voto.
Quale spazio resta, dunque, a quella sovranità che il popolo dovrebbe esercitare ” nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione” ?
E la carenza di democrazia reale è tanto più drammatica se si pensa che le misure che il nuovo governo dovrà prendere saranno drastiche e dolorose. E se si presta ascolto all’immancabile ” totoministri” del futuribile esecutivo “tecnico”.
Affidare, ad esempio, un ministero a Giuliano Amato sarebbe una beffa che gli Italiani non meritano.
Da aggiungere al danno di dover nuovamente retribuire chi riceve dallo Stato, al cui risanamento è chiamato ad operare, una pensione di 31000 euro lordi al mese.
Il Governo “tecnico”, di cui avremmo bisogno, sarà davvero tale solo se ad essere “tecnici” saranno tutti i ( speriamo pochi) suoi componenti.
Un Presidente del Consiglio “tecnico” affiancato da politici di lungo corso, nominati dalle segreterie, fino ad ora incapaci di restituire credibilità al Paese, magari anche artefici delle misure che ci hanno portato ad avere il terzo debito pubblico del mondo, è destinato a diventare l’ennesima, pericolosissima , disavventura italiana.

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