Pubblicato da: chinonrisica | 6 novembre 2011

Yue Yue

Da D di Repubblica riporto questo racconto, di cui ho trovato conferma in un video su you tube. Un video che non mi sono sentita di pubblicare.
Una storia per riflettere e per fare i conti con quanto rimane della nostra umanità.

Piccole storie (non solo) cinesi Ci salverà yue yue?
La bambina investita (e non soccorsa) nel Guangdong diventa il simbolo della lotta all’epidemia di egoismo

di GIAMPAOLO VISETTI

Yue Yue ha due anni. Passa il tempo nel mercato di Foshan, nel Guangdong. I genitori gestiscono una piccola lavanderia. Di notte i materassi prendono il posto dei panni e delle assi da stiro. Tutti i vicini tengono d’occhio Wang Yue, detta Yue Yue, mentre la madre serve i clienti. Una mattina non accade e la bambina va alla scoperta del mondo. Vaga per un po’ lungo la strada. Poi, attratta da un banco di frutta, attraversa. L’impatto contro un furgone è tremendo. Yue Yue, morbida come una matassa di lana, rimane schiacciata sotto le ruote. L’autista, per liberarsi la via, non esita a passarle sopra due volte. Infine prosegue, come se avesse schiacciato una scatola. Trascorrono alcuni minuti, poco meno di dieci. Davanti alle telecamere a circuito chiuso del mercato, che registrano la scena, transitano una ventina di passanti. Guardano il fagotto isolato in una pozza di sangue, accennano a fermarsi. Ognuno tira diritto per la propria strada. I lamenti della bambina si fanno già più flebili quando sopraggiunge un pulmino. Non fa in tempo a deviare, o a frenare, e schiaccia Yue Yue un’altra volta. Immagini impressionanti: una piccola folla, radunata sul marciapiede, assiste alla tragedia. La bambina viene trascinata per alcuni metri sotto il minivan, impigliata all’asse con una gamba. Si stacca, il veicolo sterza, accelera e se ne va, come se si fosse liberato del cadavere di un cane. Yue Yue giace immobile. Nessuno alza un dito e gli spettatori si disperdono. Trascorre un quarto d’ora, diciotto persone sfiorano la bambina senza fermarsi. Si avvicina una vecchia. Era poco lontana, intenta a frugare tra i sacchi dei rifiuti per trovare qualcosa da mangiare. La vagabonda si china, raccoglie il corpo martoriato di Yue Yue e l’abbraccia, senza badare al sangue che le macchia gli stracci. Avverte il suo respiro, chiama aiuto e aspetta i genitori, che accorrono in lacrime. Questo filmato, trasmesso da una tv locale, ha fatto il giro della Cina, poi del web, infine del mondo reale. Mentre scrivo, Yue Yue è in coma, irreversibile secondo i medici di Guangzhou. Quando la sua storia verrà letta potrebbe essere già morta, o ridotta allo stato vegetativo. Cinque milioni di internauti hanno guardato online le immagini della tragedia. I due autisti sono stati arrestati. I medici hanno affermato che se la bambina fosse stata soccorsa subito, sarebbe salva. Per la prima volta il paese riflette sul lato oscuro della sua nuova identità. La domanda più formulata è questa: “Come abbiamo potuto ridurci in queste condizioni?”. Yue Yue non è un episodio. È la regola. Nelle metropoli cinesi nessuno aiuta chi cade. La vita non fa sconti e ognuno lotta per farcela. Non c’è tempo per gli altri, figuriamoci per chi si ferma. Qualcuno cede al richiamo dell’umanità e tende la mano. Capita allora che la vittima lo accusi di aver causato il danno e, forte di falsi testimoni, avanzi pretese di risarcimento. Chi è Yue Yue? Una nullità che punta il dito contro l’epidemia di egoismo che svuota una nazione concentrata sull’arricchimento? Il simbolo dell’addio ai valori solidali del socialismo? La campana che suona l’allarme in una società impregnata di violenza e opportunismo, preda della paura perché vittima della diffidenza? Impartire lezioni da Occidente, è ipocrita. Tutti ricordano i bagnanti stesi al sole accanto a un cadavere coperto da un lenzuolo. Il Mediterraneo è un inferno che ci fa vergognare, ma viene venduto come il paradiso del turismo. Europa e America si muovono indifferenti tra masse di miserabili e giovani senza futuro. Anche il resto del mondo deve chiedersi: “Come abbiamo potuto ridurci in queste condizioni?”. Yue Yue appartiene dunque a tutti, rappresenta molto ed è chiaro che ognuno riflette su come si sarebbe comportato, nel mercato di Foshan. Ma il punto è che lei è nata in Cina, millenaria culla di povera gente, tenuta in piedi dalla compassione laica di un popolo più forte della bella libertà. Ora la popolazione chiede punizioni esemplari per chi non soccorre i feriti e si stupisce che ad Hagzhou solo uno straniero si sia tuffato nel lago per salvare un’aspirante suicida. Nessuno sa se Yue Yue è una merce importata, o il prossimo articolo da esportazione. Però ci è stata mandata e potrebbe ancora salvare tutti.

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