Pubblicato da: chinonrisica | 19 ottobre 2011

Chi non lavora…..

Sui giornali di oggi, La Stampa e il Corriere, trovo notizie che riguardano il lavoro delle donne.
Il Corriere riporta la notizia in base alla quale,con un’occupazione femminile più elevata, il PIL ( dio vorace e contrastato!) aumenterebbe in Italia di ben 7 punti.
La Stampa e il Corriere, poi raccontano della detenuta Patrizia Reggiani,vedova volontaria di Maurizio Gucci, la quale non vuole uscire dal carcere per usufruire della semilibertà, perchè il carcere sarebbe “meglio che lavorare”.
Un’affermazione vergognosa per chi campa a spese della collettività in un carcere, risulta nullatenente pur avendo due figlie che vivono in uno stabile extralusso di Milano, si dedica allo shopping nelle giornate in cui può uscire dal carcere per assistere(!) la madre anziana. Ancor più vergognosa se si considera che la signora, condannata per l’omicidio del marito,deve ancora risarcire, dopo 17 anni, il custode di casa Gucci, rimasto ferito nell’agguato in cui il marito stesso fu ucciso.
Mi ha impressionato leggere, a poche pagine di distanza, le statistiche sulla disoccupazione femminile e le affermazioni di questa “sciura” viziata, che snobba le occasioni di riscatto offerte da un lavoro.
E mi chiedo perchè le si permette di uscire per lo shopping( il giornale la ritrae a spasso per Milano in una foto recente).
Se deve curare l’anziana madre che resti al suo capezzale! Invece può godere di un giorno libero alla settimana (dall’alba al tramonto)e di un week end ogni due a casa con le figlie, a spasso per i negozi del centro.
Molte lavoratrici non possono permettersi tanto e certo non possono farlo le donne disoccupate o precarie. La signora Reggiani, condannata per omicidio,nullafacente dichiarata, sì.
E mi chiedo se questo rifiuto di impegnarsi in un lavoro non deponga a suo sfavore in quel curriculum di detenuta modello che, pur nullatenente, le consente tanta libertà, anche economica.
Il magistrato di sorveglianza dovrebbe a mio avviso riflettere sul fatto che la Repubblica Italiana è fondata sul lavoro: non forzato, ma certo riabilitante.
Chi non lavora non fa l’amore, cantavano Celentano e Claudia Mori in un passato piuttosto lontano. Ma oggi, possibile che chi non lavora possa comunque fare shopping d’alto bordo?
A seguire un articolo tratto da La Stampa di oggi. Buona lettura!

“Mai lavorato, non voglio uscire”
La Reggiani sceglie il carcere

FABIO POLETTI

MILANO
Noblesse oblige. Se per qualcuno lavorare è una galera, c’è chi come Patrizia Reggiani ex signora Gucci pensa che la galera sia comunque meglio che lavorare. «Mai fatto in vita mia, non inizierò certo adesso», ha risposto piccata ai giudici di sorveglianza del Tribunale di Milano, che le chiedevano come mai non avesse ancora fatto richiesta per la semilibertà, pur avendo scontato oltre la metà di quei 26 anni di carcere per avere fatto uccidere il marito, l’ultimo erede della griffe con la doppia «G» incrociata. «Non ho mai lavorato in vita mia», ha ammesso con candore questa ex signora della Milano bene, oggi cella in coabitazione al sesto raggio di San Vittore, due piante sempreverdi e un furetto a riempirle giornate sempre uguali dal gennaio 1997, quando fu arrestata per l’omicidio del marito, ucciso a colpi di pistola a nemmeno cento metri da casa.

Il suo avvocato Danilo Buongiorno cerca di difenderla anche in questa missione impossibile: «Ogni decisione spetta a lei. Qualsiasi sua decisione deve essere rispettata». Poi ripete la litania di ogni legale che ha assistito l’ex signora Gucci: «La mia cliente è provata, soffre ancora dei postumi di un intervento al cervello di tanti anni fa, la convivenza con le sue compagne di carcere non è facile…». Fin troppo facile immaginare che sia tutt’altro che agevole la condizione di detenuta per l’ex scintillante signora della Milano bene che al primo impatto con la cella allora singola, se ne uscì con una singolare lamentela: «Potessi almeno truccarmi…». Alla fine le diedero rossetti e belletti, più un paio di compagne di cella molto accondiscendenti che lei volle ringraziare pubblicamente: «Sono così carine… Mi aiutano pure a rifare la branda…».

Per questa ex cameriera dagli occhi viola diventata signora Gucci, il carcere deve essere un abisso ben peggiore dell’accusa di omicidio. Molto peggio pure dal mischiarsi con quel giro di fattucchiere e autisti disoccupati che ingaggiò a suon di milioni in vecchie lire per far fuori un marito straricco, definito impietosamente come un vanesio impenitente sempre a caccia di donne che alla fine di questa moglie si era pure stancato. Ma non così peggio dal mischiarsi con la vita qualunque, con un lavoro qualunque – in una palestra o in in un ristorante come cameriera, poteva pure scegliere – rifiutato con sdegno da questa signora alla fine rimasta uguale ad allora, quando ogni mese spendeva venti milioni di vecchie lire solo in orchidee.

«Comunque dal 2005 la mia cliente ottiene regolari permessi premio per essere vicina all’anziana madre», spiega ancora il suo avvocato. Dodici ore ogni volta, due volte al mese, in cui Patrizia Reggiani lascia il vecchio carcere di Piazza Filangieri per tornare nel lussuoso palazzo di Corso Venezia adesso intestato alle due figlie dove solitamente vive la madre con la servitù. Cinque piani di lusso esagerato più un seminterrato con una modernissima palestra dove lei passava parte del suo tempo, unica fatica sopportata in una vita tutta agi. Dodici ore che devono servirle per dimenticare San Vittore, la coabitazione in cella per qualche mese con la televenditrice Vanna Marchi che si è pure «abbassata» a fare la barista pur di uscire di galera almeno di giorno, la cattiveria delle altre detenute che per dispetto impiccarono alle sbarre della cella il suo primo furetto Bambi. Dodici ore da assaporare minuto dopo minuto, anche a costo di passare dai troppi luoghi neri di questa dama in nero: il bar elegante di piazza San Babila dove adesso fanno finta di non conoscerla, l’angolo di via Palestro dove ammazzarono suo marito, l’androne dell’ufficio di Maurizio Gucci dove il custode Giuseppe Onorato zoppica un po’ quando deve lucidare gli ottoni.

Un ricordo di quei due colpi di pistola che prese pure lui. Un dolore da niente rispetto a quei duecento milioni di vecchie lire di risarcimento danni che ancora aspetta da Patrizia Reggiani, la signora ex Gucci che vive ancora nell’illusione di un mondo tutto suo dove ha imparato a non sentire più niente, nemmeno il doppio giro di chiavistello con cui ogni sera la rinchiudono in cella.

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