Pubblicato da: chinonrisica | 10 ottobre 2011

Autonomia virtuosa

Da un intervento che il quotidiano L’Adige mi ha gentilmente pubblicato, una riflessione sull’autonomia. Quella attuale, che alza paletti e crea continui distinguo è, a mio parere, un reperto quasi archeologico.
Occorre essere attenti alla realtà che circonda il territorio regionale e comprendere che non ci si salverà da soli.
Con un’Italia e un’ Europa in crisi non basteranno le montagne a fare da baluardo all’assalto ad una ricchezza(che ci viene in parte dalle imposte di tutti gli Italiani)che non è diritto divino, ma che occorre meritare e della quale occorre, sempre più, conoscere le origini e la storia.

Le parole che Alcide De Gasperi rivolse all’Assemblea Costituente, nella fase di approvazione del primo Statuto stanno ad indicare quanta lungimiranza il grande statista trentino aveva usato nel perorare la causa dell’Autonomia.”le autonomie si salveranno, matureranno, resisteranno, solo a condizione che dimostrino di essere migliori della burocrazia statale, migliori del sistema accentrato statale, migliori soprattutto per quanto riguarda le spese. Non facciano concorrenza allo Stato per non spendere molto (sic…) ma facciano in modo di creare un’amministrazione più forte e che costi meno.”
Parole che già paventavano una possibile realtà, oggi rimproverata all’autonomia trentina: e cioè che si potesse facilmente essere migliori, spendendo però più degli altri.
Le vicende che videro sorgere il secondo Statuto non furono certo quelle, pacifiche, del puro riconoscimento della specificità territoriale da parte dello Stato.
Il secondo Statuto vide la luce a fronte dei disordini e del sangue che accompagnarono gli anni difficili del “Los von Trient”, delle due risoluzioni ONU ( ottobre 1960 e novembre 1961) ad auspicare trattative fruttuose tra Italia ed Austria. Trattative che, se fallite, avrebbero giustificato il ricorso alla Corte internazionale di Giustizia. La commissione dei 19 lavorò in un clima non certo idilliaco, in cui l’autonomia del Trentino ebbe come primi contestatori proprio i fratelli altoatesini.
E con la nascita del secondo Statuto, poi, alcune interpretazioni non proprio limpide dei testi hanno reso possibile, per il Trentino, la formazione di un tribunale amministrativo locale con una componente politica del tutto estranea ad altre realtà italiane.E alla originale volontà statutaria.
Se oggi assistiamo ad un serio e ricorrente dibattito nazionale sulla sopravvivenza delle Autonomie è perchè, a differenza di quanto auspicato da Alcide De Gasperi, tali realtà costano troppo. E a dirlo non sono certo neofascisti in vena di nostalgie stataliste, ma autorevoli giornalisti, economisti e politologi ,spesso di estrazione politica assai vicina a quella dell’attuale amministrazione provinciale.
Mi imbarazza leggere le levate di scudi di certa politica locale a fronte di ogni critica fondata su cifre, dati e statistiche.
Sulle pagine dei quotidiani nazionali di più elevata tiratura sono comparse perplessità non troppo larvate sulla spesa allegra del nostro territorio, sulle clientele coltivate con pubblico denaro, sulla frammentazione rappresentativa, sull’inflazione di aziende partecipate, su di un settore pubblico onnipresente che non può non essere finanziato che con il denaro dell’autonomia.
L’efficienza, quando c’è, non ha bisogno di alzare la guardia. Di che si potrebbe accusare un territorio virtuoso, che spende ciò che riceve ( e in gran parte produce) in attività che creano ricchezza per lo stesso territorio?
Invece il Trentino riceve 3,67 miliardi dei 25 complessivi che lo Stato trasferisce alle Regioni ( 3 miliardi li riceve l’Alto Adige) e in tempi tanto difficili non riesco a ritenere sufficiente, per tale trattamento di riguardo, la “specialità trentina” .
Convengo sulle ragioni storiche e strategiche di sopravvivenza dell’Ente Regione e sull’indispensabile unicità dello Statuto.
Ma a difendere tale unicità dovrebbero essere proprio coloro che rappresentano l’emanazione della Regione : le province autonome di Trento e Bolzano.Nate, come avviene in natura, dalla Regione che, proprio come una madre, per la loro esistenza si è spogliata di quasi ogni contenuto.
Le due “sorelle”invece divergono su tutto: persino sui festeggiamenti di quel lontano 5 settembre da cui ebbe inizio la storia dell’autonomia territoriale.
Diverse sono le scelte sulla politica scolastica, sulle leggi elettorali, sul trattamento economico dei consiglieri regionali/provinciali, sui tempi di permanenza richiesti per esercitare i diritti politici a livello locale. Su tutto tranne che sulla difesa ( e il termine è significativo) di prerogative che sempre più spesso appaiono, ai più, guarentigie insopportabili e non adeguate al difficile momento economico.
Insegno ai miei studenti il percorso storico/giuridico dell’autonomia perchè acquistino l’orgoglio dell’appartenenza ad un territorio, ma sento che farei altrettanto se ad ascoltarmi fossero giovani liguri, abruzzesi, emiliani o, dati i tempi, marocchini, albanesi o rumeni.
Le specificità locali e le autonomie sono entità culturali da riconoscere e valorizzare con quanto c’è di più prezioso: lo studio della loro storia, la rivalutazione della cultura ,la cura dell’ambiente e delle tradizioni. Sono certa che questo spirito di sana autonomia era quello auspicato da chi l’autonomia ha voluto e perseguito con animo sincero.
L’autonomia che è garantita dall’articolo 5 della Costituzione è un’ autonomia originaria, profondamente umana, che riesce a riconoscersi nell’ambito ampio della realtà statuale da cui origina e, pretendendo rispetto per sè, non identifica tale rispetto con le risorse economiche che la gratificheranno.
Monetizzare l’autonomia quantificandola in risorse economiche , scarse per definizione, scarsissime nei tempi attuali, condanna gli Statuti ad una difesa strenua e vana. Dal costo immane della crisi economica non ci salveranno gli accordi internazionali, nè la peculiarità dei percorsi storici. L’autonomia del Trentino si salverà solo con il ritorno alla sobrietà dei modelli sociali e al rispetto delle risorse pubbliche.Potrà farlo,la nostra autonomia, dimostrando moderazione negli obiettivi di spesa ed apertura ai controlli dell’opinione pubblica e degli organismi contabili. Come da più parti si è chiesto nei mesi scorsi, di saper fare meglio:con “un’amministrazione più forte e che costi meno.”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: