Pubblicato da: chinonrisica | 9 settembre 2011

Bufale e coerenza

Non so più quante volte ho pubblicato gli articoli di Giovanni Sartori. Un grandissimo ed acuto osservatore della realtà politica italiana.
Sul Corriere di ieri ha pubblicato un intervento sul futuro della legge elettorale.
In questo marasma politico-economico sono sempre più in dubbio se prestare il fianco ad una demagogia imperante o mantenermi, come ho sempre fatto, nella minoranza di critici costruttivi.
La proposta di legge elettorale proposta( da lungo tempo!) da Sartori è ottima, a mio pare, per quanto può esserlo una legge elettorale.
L’entusiasmo montante per la critica fine a se stessa mi imbarazza. Chi critica deve partire da se stesso, revisionare i propri comportamenti, analizzare il passato.
Il nefando attuale governo ha molti padri, compreso chi, (come un recente nobiluomo!) non fece notare per tempo il conflitto di interessi che lo rendeva ineleggibile ab origine.
E tutti coloro che oggi propongono il referendum elettorale dovrebbero ricordare di aver governato quel tanto che bastava per eliminare conflitti di interesse e porcellum.
Il referendum è uno strumento delicato e fragile, quasi quanto la memoria dei cittadini.
La coscienza civile va smossa( e le raccolte di firme in ciò sono importanti), ma non bisogna dimenticare che la coerenza non è un optional e che ricordare è importante, per evitare errori futuri e non cadere nella demagogia.
Per questo ammiro Sartori: fedele da sempre ad una linea,ambientalista convinto e sincero liberale.

Buona lettura!
Onorevoli, elezioni e bufale

Onorevoli, elezioni e bufale

Dopo cinque affannosi e sgangherati rifacimenti la manovra della nostra salvezza economica (perché tale dovrebbe essere) è stata approvata dal Senato e, sempre blindata dal voto di fiducia, passerà tal quale alla Camera. Resta un segreto: che fine ha fatto, si è chiesto ieri su queste colonne Dario Di Vico, il dimezzamento dei nostri parlamentari?

Come si ricorderà, fu la prima promessa del governo, anche perché indorava la pillola dei sacrifici. Alla maggioranza degli italiani lasciare a casa metà degli onorevoli dà soddisfazione, è vissuta come una meritata punizione. Ma di questa promessa del primo giorno non si è più parlato. Era uno specchietto per le allodole, oppure è perché il dimezzamento dei parlamentari richiede una modifica costituzionale (così come la soppressione delle Province, che è invece la promessa dell’ultimo giorno)? Confesso che la soddisfazione di vedere un bel mucchio di poco onorevoli onorevoli rimandati a casa è anche mia. Resta però una controindicazione, questa: che tanto maggiore è il numero degli elettori, di altrettanto diminuisce il loro singolo potere di farsi sentire dagli eletti. Come ha di recente ricordato Sergio Romano, in Gran Bretagna la Camera dei Comuni è composta da 650 deputati, il che fissa a 70/80 mila il numero degli elettori rappresentati da ogni singolo parlamentare. Pertanto dimezzare il numero dei nostri rappresentanti crea dei mega-collegi elettorali i cui elettori sono il doppio di oggi. Il che non crea un avvicinamento, ma, semmai, un allontanamento degli elettori dagli eletti. In realtà la «misura umana» sussiste e resta possibile solo al livello comunale, che è, a mio giudizio, l’unità o l’entità non solo da difendere ma da rafforzare.

L’altro problema connesso a quello del dimezzamento dei parlamentari è se sia vero che tornando a un sistema elettorale maggioritario (come quasi tutta la sinistra sembra volere), la scelta dei candidati al Parlamento tornerebbe nelle mani degli elettori. Mi dispiace (anche per la mia personale popolarità), ma questa è proprio una bufala.

Finché avremo una maggioranza di elettori che si disinteressano perdutamente di politica e che non sanno chi sia chi, in queste condizioni mi sfugge quale possa essere la capacità di scelta delle loro scelte. Non sanno niente, o quasi, di nessuno, né conoscono i problemi che il Paese deve affrontare e risolvere. Ma poniamo che l’Italia torni a un sistema proporzionale con voto di preferenza. In tal caso i partiti ricreano, se già non c’erano, correnti e fazioni intese a promuovere i propri leader, i propri capibastone. Non ricordo chi l’abbia detto per primo, ma la amara verità non è che gli elettori scelgono i candidati, ma piuttosto che i candidati si fanno scegliere dagli elettori.

Una ulteriore bufala è di sostenere che gli elettori scelgono meglio se votano con un sistema maggioritario uninominale. Ma perché mai? Se votano per affiliazioni di partito, il loro partito propone «un nome solo» (sistema, appunto, uninominale). Semmai il sistema che più e meglio consente all’elettore di scegliere è il sistema maggioritario a doppio turno, perché in tal caso può scegliere due volte. Contro il doppio turno si argomenta che alla seconda votazione il numero dei votanti diminuisce. Ma anche se così fosse (non è sempre così) vuol dire che i più somari vengono perduti per strada. Tanto meglio.

Giovanni Sartori
08 settembre 2011 07:54

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