Pubblicato da: chinonrisica | 7 settembre 2011

la moltiplicazione degli sciocchi

Sono grata alla mania di riordinare periodicamente i miei mucchi di carte perchè mi ha permesso di recuperare un articolo splendido, di Pietro Citati, tratto da La Repubblica del dicembre 2008.
Un articolo di grande attualità, per la condizione economica in cui ci troviamo. E’ una vera chicca, dedicata a chi si trovi di passaggio sul blog.

La Repubblica 27 Dicembre 2008

di Pietro Citati
Le idee

L`OSSESSIONE DEL PROGRESSO
E LA MOLTIPLICAZIONE
DEGLI SCIOCCHI
Non passa ora senza sentire, sulla bocca di molti, la frase: «Non si può tornare indietro di trent`anni». Se il nostro sistema pensionistico o sanitario è insostenibile, bisogna andare avanti: se le spese per le nostre scuole elementari sono enormi, bisogna andare avanti: se una recente riforma ha quasi cancellato l`università, bisogna andare avanti: se gli insetticidi sparsi sul mais uccidono le api, bisogna andare avanti: se la pesca indiscriminata distrugge centinaia di specie marine, bisogna andare avanti; se nel Kosovo gli Stati Uniti e l`Europa hanno costruito uno stato di banditi, bisogna andare avanti. Non importa se, avanti, ci sia l`abisso o una più modesta voragine. L`uomo del 2008 è (o era) convinto di non sbagliare mai: quello che ha fatto, appunto perché stato fatto, è giusto o sacrosanto. O, per meglio dire, possono sbagliare i panettieri, gli ingegneri, i pedoni, gli operai, i contadini, gli scrittori, ma un uomo politico o un economista o un banchiere non sbaglia.
Anche in altri tempi gli uomini facevano sciocchezze, ma mai con tanta fiducia ed ostinazione. Come molti confratelli del passato, l`uomo del 2008 crede nel progresso. Per lui, la storia è saltata su un treno velocissimo, o su un jet che sfonda l`infinito, e continua a procedere nel vuoto del futuro. La storia non erra: se lo si ammettesse, il treno e il jet dovrebbero fermarsi, e procedere lentamente all`indietro; e ciò è impossibile ed escluso.
Come quasi tutti gli storici sanno, nella storia non c`è nemmeno un`ombra, o un barlume, di progresso ininterrotto. Quando sta per giungere alla meta, all`improvviso la storia si ferma, bivacca per qualche tempo in un bosco o in una palude, si addormenta, produce catastrofi, ripercorre la strada che ha già percorso, procede a zig-zag. Sarebbe bello conoscere la strada che ci porta, cautamente, indietro. Ma gli uomini del 2008 non si guardano attorno: sono lieti ed irresponsabili, e contemplano già, in sogno, il radioso volto del futuro.
L`attuale crisi economica americana è il segno che un momento storico si sta, forse, concludendo. Abbiamo vissuto per quasi quarant`anni nella fiducia che il treno rapidissimo del progresso corresse sempre avanti. Ogni anni il Prodotto interno lordo (il famoso Pil) doveva essere maggiore che l`anno prima; e se il Pil cresceva, cosa importava il resto? Il passato era un peso e una seccatura.
Distruggevamo le buone cose del passato, che avevano dimostrato la loro solidità, appunto perché erano passate.
Non importava nulla se ogni giorno violavamo la natura, e così cancellavamo la possibilità di avere pesci nel mare, miele nelle arnie, boschi sul pianeta.
Da trenta o quarant`anni, non viviamo più nel presente. Pareva inutile fare le cose che servono al presente: leggere libri, studiare, saper scrivere in italiano, francese ed inglese, cercar di osservare e capire ciò che accade fuori di noi (e dentro di noi), vedere il mondo com`è e non secondo le nostre immaginazioni ed illusioni. Avevamo solo il desiderio di inghiottire, degustare, divorare ciò che ancora non esisteva. Gli americani compravano case con soldi non posseduti, fidando nei mutui concessi da banche avventurose e incompetenti, e le banche giocavano con la carta, dove qualcuno aveva scritto cifre irreali, come in una partita di Monopoli. L`Europa faceva lo stesso, sebbene con più misura. Nessuno ascoltava il vecchio motto, il tedioso brontolio della civiltà borghese e contadina, che ricordava: «Non bisogna fare il passo più lungo della gamba».
Viviamo in un periodo di stolida ubriacatura, nel quale il mondo occidentale ha smarrito la testa. So bene che ciò che dico appartiene al più trito buon senso tradizionale. E che verrò tacciato come difensore del principio di realtà, completamente superato dai tempi. Ma è bello abitare il 27 dicembre 2008, o qualsiasi giorno dell`anno, conoscendo quanto accade, ora, nel mondo, fissando le cose quali sono, osservandone i limiti, spiegandole e raccontandole, – piuttosto che nutrirsi di quelle che sembrano speranze e sono soltanto gas.
Senza precisione ed esattezza, non si costruisce niente: nemmeno i sogni, che obbediscono ad una logica più rigida della nostra. La scomparsa del principio di realtà ha fatto declinare l`intelligenza, abolendo le qualità costruttive della nostra mente. Ha moltiplicato una cosa sola: il numero degli sciocchi e dei megalomani.

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