Pubblicato da: chinonrisica | 17 giugno 2011

La crepa nel cuore

Mese difficile, questo. Pochi post e tanti pensieri.
Pensieri rivolti soprattutto alla scuola, al mio lavoro che amo e che riscopro amato ogni volta che, con amarezza, decido di averne abbastanza, di volerlo equiparare ad ogni altro momento della vita.
Ed è stato con tenerezza che ho letto l’articolo di Marina Boscaino su Il Fatto di qualche giorno fa.

Lo propongo al blog, come rientro dalla full immersion di scrutinio e lavoro finale, che prosciuga le forze e lascia un senso di vuoto, tipico di queste settimane senza alunni.

LA CREPA NEL CUORE da Il Fatto Quotidiano

Il nostro lavoro brucia i tempi, scansiona i mesi e li rattrappisce in
scadenze obbligate; strizza la dimensione del tempo, in eterna
proiezione verso un più o meno immediato futuro: prossima verifica,
prossimo collegio, fine-quadrimestre, lo finisco il Romanticismo in
seconda? Impegni ciclici, episodi di una liturgia immutabile, scansione
di contenuti: dove sei in terza con letteratura? Domanda ricorrente tra
colleghi, linguaggio cifrato e lessico familiare, spesso unica
condivisione nelle spire di un’autoreferenzialità sempre più
disorientata. La speranza è sentirsi dare risposte che fughino dubbi e
perplessità – in crescita di anno in anno – su ciò che vai facendo. E su
come lo vai facendo. Sul senso.
A SETTEMBRE tempi infiniti, infinite potenzialità, infinito disagio da
macerare; montagne insormontabili o progetti stimolanti (dipende dagli
stati d’animo). Poi tutto si fa rapidissimo: giostra che in un batter
d’occhio sbalza all’estate, nuovi scrutini, nuovi esami, altri alunni da
salutare. Non saprai mai fino a che punto sia servito davvero. Se ne è
valsa la pena. Li hai visti per tre anni ogni giorno, parti importanti
delle reciproche vite. Tra poco toccherà anche a loro. L’altro giorno
spiegavo Pasolini: passione (e ideologia?) nelle mie parole e davanti
loro, schiantati dal caldo, spirito fiaccato, stomaco liquefatto
dall’imminente Esame di Stato, inerti davanti a versi, passaggi,
disinteressati ad abbozzare qualsiasi feedback con me, impegnata a
sperare di convincerli. “Che avete?” “Siamo stanchi”. Bene, stanchezza
insopportabile, ora: Pasolini lo fate da soli. Sono stanca anch’io. E
anche tragicamente incapace di mantenere minacce di questo tipo. Evito
la solita tiritera: sto lavorando, avete l’esame, se non vi appassiona
questo non so proprio cosa potrebbe farlo. Silenzio. “È la crepa nel
cuore, prof.”. Luigi: 20 anni, un rapporto non proprio lineare con la
scuola, intelligenza, cuore, indolenza, intuito quanto basta. “Bella
l’immagine, me la scrivi? Basta un sms”. Invece, la sera mi scrive una
mail: “Se dovessi dar voce al suo monologo interiore – quello che ci
fate studiare – credo che queste sarebbero le sfumature più adatte a
lei: Questa è la crepa nel cuore del mio essere insegnante. Mi dilania e
più passa il tempo più mi rendo conto che loro sono diversi da me, e che
ognuno è diverso dagli altri. E ciò che per me è oggettivamente
fondamentale, importante e vitale per la mia esistenza, per loro è
banale rispetto al calcio, o alla musica, o al semplice ozio. E la cosa
non dovrebbe stupirmi. Sono io, in fondo, che insegno la relatività, la
soggettività, l’inconscio. In fondo so, che tutto questo accade perché
così SIAMO: diversi. E questa conoscenza occupa uno spazio ben definito,
dentro di me. E questo spazio è vuoto. Vuoto. Una vera e propria crepa,
che s’inabissa nell’inconoscibilità. “.
NON POTEVO LASCIARE Luigi senza risposta: “Stare in classe insieme per 3
anni significa provare a condividere un amore, quello per la
letteratura; e usarla per rendervi cittadini. Ma soprattutto fare un
pezzo di strada insieme. È quando ho l’impressione che questo non sia
possibile, o che almeno non lo è quanto e come vorrei: questa è la
crepa. Quando mi pare di non lasciare il segno, non perché non ce la
stia mettendo tutta, ma perché non c’è empatia: questa è la crepa.
Tentare la passione e trovare l’inerzia: questa è la crepa. La scommessa
era consegnarvi il libro che vi avrebbe aiutato a capire. In alcuni
momenti penso, ho pensato che sia stato così. A volte no. Questa è la
crepa nel cuore (…) Voi avete – tra innumerevoli difetti – avuto il
pregio di non farmi annoiare. Sono stati sguardi, parole, litigate,
sorrisi, delusioni. Non potrei più fare questo lavoro se non avessi
ancora un po’ di curiosità per l’altro. E se non avessi ancora voglia di
mettermi in gioco per provare a capire come siete: diversi, tanti,
impazienti e apatici, superficiali e analitici, scostanti, accoglienti,
simpatici, antipatici. La ciclicità che tu descrivi non esiste. Ogni
classe, una storia”. La storia con loro sta per finire. Un anno pesante,
esame è alle porte. È finita la scuola, ma la scuola non è finita.
Nonostante stiano facendo ogni cosa per distruggerla, noi – gli altri –
ci siamo. Vigiliamo per coltivare confronto, dialettica, interesse per
l’altro. Perché la crepa non diventi voragine, ma stia lì a ricordarci
il senso.

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