Pubblicato da: chinonrisica | 1 giugno 2011

Sarà vera eccellenza? Ai posteri…..

Uno dei tre quotidiani locali ha avviato un dibattito sulla scuola. La scuola: per me croce e delizia. Ho inviato a quel quotidiano un contributo, che pubblico sul blog.
Nel frattempo la scuola trentina si distingue ancora per il modo incoerente di porsi. Niente esame aggiuntivo per la prova finale di terza media.
Evidentemente le famiglie sono un bacino di voti importante, meglio non irritarle.
Come può essere valido a livello nazionale un titolo di studio conseguito in Trentino, quando i parametri su cui si basa sono molto differenti da quelli previsti altrove? Lo erano per la scuola superiore, lo sono ora anche per le scuole medie.
Se fossi il genitore di un ragazzo in procinto di affrontare l’esame pretenderei di far sostenere a mio figlio anche la prova che si sosterrà nel resto d’Italia.
Tra un anno saremo costretti ad adeguarci ( come è stato per il voto di condotta, che ora entra nella media generale dei voti, come nel resto del Paese, visto che non esiste competenza primaria provinciale in materia scolastica), ma che ne sarà di coloro che si iscrivono alla scuola secondaria di secondo grado con un titolo di studio diverso da quello previsto a livello nazionale? E se uno studente promosso in Trentino volesse iscriversi ad un liceo di Verona, che succederebbe? Un Governo insipiente e pasticcione, unito ad una Provincia spocchiosa fanno il male dei nostri giovani. Che hanno bisogno di certezze, di conoscenze, di competitività culturale, di pensiero critico.
Il sapere perduto non si riproduce. Il disegno che mira a distruggere la scuola democratica è in atto e le poche “Cassandre” vengono zittite da destra e da sinistra, con obiettivi diversi, ma purtroppo,stranamente convergenti. Si salvi chi può!

Gentile Direttore,
il dibattito sollevato dal suo editoriale e proseguito, con argomentazioni condivisibili e sagge,dal professor Rauzi è intrigante.
La scuola è un mondo a parte, a metà tra luogo di lavoro e autentica passione di vita
Ne analizza, a mio parere assai bene , i contenuti, Paola Mastrocola, in un dialogo a distanza con l’ex ministro Tullio De Mauro, dalle pagine del Corriere della Sera di qualche settimana fa.
L’insegnante che voglia perseguire il semplice obiettivo di trasmettere sapere, oggi è un reietto:guardato con commiserazione da molti colleghi e dalle famiglie, spesso interessate ad una semplice custodia dei propri figli, più che ad un percorso di conoscenza e di acquisizione di un valido metodo di studio.
Gli stessi dirigenti scolastici minimizzano gli insuccessi, dal momento che la scuola è semplice ” agenzia formativa”, come tale dispensatrice di servizi, volti, come è naturale, alla customer satisfaction.
Ogni insegnante sa bene che dovrà combattere, nelle prossime sedute di scrutinio, per poter assegnare insufficienze ( da definire diligentemente “carenze”, con la forma che diventa ipocrisia, in modo assai poco educativo) a coloro che non hanno mostrato alcun impegno.
Come se il docente, cattivo, desiderasse punire, cercasse vendette improbabili, avesse a cuore la rovina psicologica dei propri studenti.
La ricerca della promozione facile è perseguita da dirigenti che si contendono nuove iscrizioni, da docenti che non vogliono inimicarsi le famiglie o bramano l’effimera benevolenza degli studenti, dalla politica che ha capito come una professione “femminilizzata” possa essere emarginata, senza troppe conseguenze negative per il consenso.
Il “successo formativo” è diventato un mantra, che colpevolizza chi non è in grado di garantirlo, che trasforma lo studente in perenne creditore e il docente in un povero istrione, a cui si chiede inventiva, creatività, strategia e infinita pazienza.
Non voglio negare che in questo percorso nefasto abbiano trovato spazio difese corporative ingiustificabili, ma questo credo accada in ogni settore.
La responsabilità degli insegnanti, tuttavia, è complementare a quella dei genitori e di tutti coloro che vivono a contatto con le giovani generazioni.
La politica che indebolisce la scuola e svilisce gli insegnanti è la stessa che trascura interventi sostanziali per la famiglia, nell’intento di creare nuove e pericolose solitudini.
La progressiva inconsapevolezza dei reciproci doveri, l’età sempre più bassa dei giovani devianti, l’aumento delle nuove dipendenze ci dice che non siamo sulla strada giusta. Che il successo formativo non è un obbligo, che la scuola non supplisce alle carenze educative di una famiglia zoppicante e distratta, che trasformare il docente in un burocrate non giova se non a chi desidera contenere piuttosto che formare, blandire invece di educare.

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