Pubblicato da: chinonrisica | 29 maggio 2011

Dialogo sul bilancio

Su L’Adige di ieri , 28 maggio 2011, il nostro Sindaco, Alessandro Andreatta, scriveva della necessità di effettuare scelte, forse non indolori, in materia di bilancio triennale per il Comune di Trento.
Gli rispondo, con i mezzi che ho, con la voce che ho, ma in tutta franchezza., dal mio blog.

In notevole anticipo rispetto agli anni scorsi, la Giunta comunale ha avviato già nei primi giorni di maggio una riflessione sul prossimo bilancio triennale 2012-2014. Siamo infatti consapevoli che stavolta chiudere il bilancio sarà più difficile del solito, sostanzialmente per due ragioni. La prima: le risorse a disposizione sono fortemente diminuite, perché siamo obbligati dal patto di stabilità a dare il nostro contributo al contenimento della spesa pubblica nazionale. In secondo luogo, la maggior parte dei servizi pubblici comunali ha costi difficilmente comprimibili, soprattutto se si ha l’intenzione di salvaguardarne gli standard qualitativi. Intendiamoci: tutto si può tagliare. Potremmo prendere esempio dal Comune di Bologna, che ha deciso d’amblé di chiudere quattro o cinque asili nido, lasciando a casa decine di educatrici e centinaia di bambini.Oppure potremmo fare come il Comune di Roma, che si è inventato gli asili nido «low cost»: preso il costo a bambino di una struttura comunale, l’ha diviso circa a metà e poi ha detto alle cooperative: «Cercate di starci dentro» (ma l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici ha dichiarato illegittima questa alzata d’ingegno). Oppure potremmo adottare la soluzione di molti Comuni campani o del Molise o anche toscani, che hanno ridotto i chilometri del trasporto pubblico, diradato le corse, dichiarato irraggiungibili le frazioni più lontane. Certo, potremmo. Ma non vogliamo. Perché, quando siamo stati eletti, abbiamo fatto un accordo con i cittadini di Trento: ci siamo impegnati a non tagliare sul sostegno alle famiglie, a non arretrare sul trasporto pubblico, a dare il nostro contributo al superamento di questa crisi assicurando a tutti, ricchi e poveri, uno stesso standard di servizi. Forte di questa convinzione, qualche settimana fa la Giunta, insieme ai tecnici del Comune, ha iniziato a studiare le entrate e le voci di spesa del bilancio. Per prima cosa abbiamo cercato di contenere i costi della «macchina comunale» stabilendo, per esempio, attraverso opportune riorganizzazioni dell’attività, che i dirigenti che vanno in pensione non vengano sostituiti e prevedendo una progressiva ulteriore riduzione del numero dei dipendenti. Abbiamo limato e razionalizzato tutto quel che c’era da limare e razionalizzare ma, come ho sentito dire a un amico, con le briciole è difficile fare una pagnotta. Che fare, allora? Certo non si può far finta di nulla né lasciar passare il tempo sperando che la situazione migliori. Non si può neppure prendere in giro i cittadini e dire che tutto è come prima, che nulla è cambiato. Con la Grecia che sta meditando di tornare alla dracma, il Portogallo che non riesce a far fronte ai debiti, il gran numero dei Comuni italiani a rischio fallimento, il deficit nazionale da tener sotto controllo, non possiamo pensare che Trento, che il Trentino non risentano della situazione. Abbiamo dunque preferito guardare in faccia la realtà e prospettare alcune soluzioni. Che in definitiva sono di tre tipi: tagliare servizi, calare gli standard, trovare nuove risorse. Come ho già spiegato, vorremmo evitare di percorrere le prime due strade. Anche la terza è accidentata, ma con le dovute cautele può essere meno pericolosa. Si è parlato in questi giorni dell’introduzione dell’addizionale Irpef con aliquota dello 0,2, misura che in realtà è solo una delle ipotesi sul tappeto. Porterebbe nelle casse comunali 3,6 milioni di euro l’anno e costerebbe 20 euro l’anno per i redditi oltre i 30 mila euro, 40 euro per i redditi oltre i 40 mila euro, 60 euro per quelli oltre i 50 mila etc. Sarebbero invece esenti i redditi sotto i 20 mila euro. Occorre allora farsi una domanda: i cittadini sono disposti a pagare 20 o 40 o 60 euro all’anno per conservare l’attuale livello di servizi? Non abbiamo già la risposta, cercheremo di capirlo discutendone in commissione bilancio, in consiglio comunale, consultando le parti sociali. Si sappia comunque che una soluzione bisognerà trovarla, dunque non basta dire “no” per risolvere il problema. Sul fronte del reperimento di nuove risorse intendiamo fare ricorso, quando è possibile, al contributo dei privati, sull’esempio di quanto sta avvenendo per le feste Vigiliane. E’ un’opzione valida solo per alcuni ambiti (la cultura, lo sport, gli eventi in primis) che consentirebbe al Comune di risparmiare e ai nostri imprenditori e istituti di credito di partecipare e radicarsi maggiormente nella vita cittadina, con un evidente ritorno d’immagine. Inoltre, sempre per quanto riguarda la ricerca di nuovi fondi, abbiamo dato mandato ai Servizi di spulciare tutti i bandi europei, in modo da accedere ai finanziamenti che Bruxelles destina soprattutto all’ambiente, all’energia e ai trasporti. L’altro lato della questione riguarda i trasferimenti provinciali. Questa Amministrazione comunale ha cercato più volte di sottolineare che i servizi della città di Trento non sono servizi a disposizione dei soli cittadini di Trento, ma vengono incontro anche alla domanda dell’intero Trentino. Dunque impegnarsi per Trento non significa impegnarsi per la città, ma significa impegnarsi per tutta la provincia. Quando allora chiediamo una maggiore attenzione, anche dal punto di vista economico, per il capoluogo, non chiediamo il riconoscimento di un privilegio, quanto piuttosto gli strumenti necessari per esercitare al meglio funzioni e servizi sovracomunali a cui la nostra città fa già fronte quotidianamente. Concludo con un’annotazione sulle letture che in questi giorni sono state date dei numeri del nostro bilancio comunale. E’ vero che, insieme a Bolzano, godiamo dei trasferimenti più ricchi d’Italia. Ma è altrettanto vero che il Comune di Trento (vedi l’ultima ricerca della fondazione Civicum sui bilanci) è la municipalità italiana con le minori entrate tributarie, il più alto volume di investimenti e le maggiori risorse destinate al settore sociale. Non a caso il capoluogo del Trentino è la città della qualità della vita. Per quanto mi riguarda, deve continuare ad esserlo anche in futuro.
Alessandro Andreatta. È sindaco di Trento

Leggo con interesse le parole del nostro Sindaco, Alessandro Andreatta, sul tema delicato dei conti pubblici cittadini.
Un momento difficile, questo, per chi governa. E’ facile gestire quando le risorse sono abbondanti ed assicurano ,senza troppo sforzo, un livello alto di servizi pubblici per tutti.
Lo è molto meno quando le risorse si assottigliano e quando, contemporaneamente, è necessario fare fronte a livelli di governo crescenti, che assorbono di necessità una fetta maggiore di pubblico denaro.
Il Sindaco dice, ed è vero, che Trento offre servizi di qualità, anche a cittadini di molte altre realtà territoriali.
Credo sia giusto ed importante che ciò avvenga: l’alternativa sarebbe una Trento chiusa e settaria, dedita a garantire privilegi e a perpetuare discriminazioni.
Personalmente sono soddisfatta di vedere giovani di tutta Italia (non solo trentini) , affollare locali e mostre, gironzolare per il centro cittadino, utilizzare i nostri mezzi di trasporto pubblico e le nostre biblioteche. Non è chiudendo le porte o auspicando una università per soli residenti ( magari politicamente allineati) che saremo all’altezza delle sfide del futuro.
Ma un Comune capoluogo non può essere costretto ad aumentare una già pesante pressione fiscale sui propri cittadini quando l’Ente deputato a finanziarlo sperpera milioni di euro in progetti propagandistici e in riforme istituzionali fallimentari.
Da cittadina e consigliere comunale mi piace pensare a Comuni autonomi, come da Costituzione. Enti territoriali originari, liberi dal giogo di una Provincia dispensatrice arbitraria di risorse provenienti dagli abitanti delle stesse municipalità; Comuni consapevoli che alcuni cordoni ombelicali possono strangolare, invece di nutrire.
Non ci possono essere spazi per regalie generose o tirate d’orecchie alle giunte incapaci, da parte di una Provincia ora madre ora matrigna: devono esserci, invece, trasferimenti tarati su parametri equi ed eventuale ricorso agli organi di controllo contabile, qualora si ravvisino spese eccessive o incongrue.
Solo dopo che la razionalizzazione della spesa avrà toccato tutti gli enti territoriali, ad iniziare da uno Stato che deve al più presto rivedere i rimborsi milionari ai partiti , continuando con una Provincia che destina milioni di euro alle Comunità di Valle, potremo chiedere, ai cittadini di Trento un sacrificio in più.
Un sacrificio che, ne sono certa, molti accetterebbero senza troppe lamentele, se non vedessero in contemporanea, il loro denaro destinato a spese per i vitalizi dei parlamentari, per commemorare padre Kino ( 120000 euro), per le nuove divise degli Schutzen o per progetti internazionali di assai dubbia validità.

Giovanna Giugni- consigliere comunale a Trento-

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