Pubblicato da: chinonrisica | 27 maggio 2011

Addizionale Irpef? No, grazie!

Deve essere stato piuttosto semplice, in passato,governare avendo a disposizione ragguardevoli risorse economiche, con cui fare fronte alle crescenti necessità dei cittadini.
Molto più complicato è scegliere quando la coperta, ristretta dal lavorio di innumerevoli abili roditori, si è di molto rimpicciolita.
A volte sembra che il linguaggio degli economisti, soprattutto dei fiscalisti, sia volutamente complesso e davvero troppo astratto. Perchè parlare di reddito lordo quando sappiamo che molto di quel “lordo” non lo vedremo nemmeno, trattenuto da un fisco vorace che non teme, con quel lordo, di sporcarsi le mani?
E perchè parliamo di fisco territoriale quando la somma dei tributi, ovunque pagati e da chiunque trattenuti, graverà sempre sullo stesso reddito, quello del cittadino utente e consumatore?
Se diversi sono i soggetti attivi ( Stato, Regioni, Province, Comuni) uno solo è il soggetto passivo: il contribuente.
A volte ho l’impressione che su quest’ultimo si accanisca un legislatore cieco, che effettua sui redditi la stessa operazione di riduzione della moneta praticata dai “tosatori”dell’antichità , i quali limavano dalle monete il metallo prezioso, impoverendone il peso e quindi annacquandone il valore.
Il potere d’acquisto diminuito rendeva più povero, nell’immediato, lo sfortunato possessore, nel lungo periodo l’intera Comunità.
Sulla stessa linea allora, chiediamoci – ed indignamoci, visto che altri già lo fanno- se è lungimirante e produttivo addossare ai comuni, l’onere di innalzare le imposte , o adeguare tariffe o tagliare servizi essenziali per la vita dei cittadini.
Uno Stato virtuoso taglierebbe le spese per la propria pletorica organizzazione, abolirebbe gli scandalosi rimborsi elettorali ai partiti( già bocciati da un referendum nel giugno del 1991),spazzerebbe via enti territoriali inutili e boccerebbe il tentativo, tutto trentino, di crearne di nuovi; curerebbe poi il patrimonio che può generare reddito, agevolerebbe la formazione di nuovi nuclei familiari, per restiture futuro ad una intera generazione.
Ed una Provincia virtuosa farebbe lo stesso, indagando al suo interno sulle possibili razionalizzazioni di spesa. Eviterebbe lo sperpero volto al mantenimento di una pluralità di assemblee elettive e i costi del coordinamento tra livelli di governo, allontanando lo spiacevole sospetto che si debba inseguire più il potere delle lobby che il bene comune.
Fatto ciò, e solo dopo tutto questo, si potrebbe avere il coraggio di chiedere di più, di tagliare servizi, di proporre sacrifici ai cittadini.
La popolazione che aumenta e che invecchia chiamerà tutti a rivedere le scelte strategiche per il futuro. E nessuno potrà lamentarsi di una pressione fiscale aumentata,secondo la progressività costituzionalmente prevista, se il ricavato andrà a vantaggio della pensione futura dei propri figli o nipoti.
Lo farà, e con ragione, quando anche solo un euro in più, servirà a perpetuare una distribuzione arbitraria di quelle risorse che, tra rimborsi milionari ed evasione fiscale, sembrano provenire sempre dalle stesse tasche.

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