Pubblicato da: chinonrisica | 12 aprile 2011

Energie pulite?

Si preannuncia una serata difficile in Consiglio Comunale….il bando per la realizzazione dell’inceneritore è andato deserto ed ora il centrodestra, con la sua mozione, vuole tentare di fare in modo che la scelta del trattamento termico dei rifiuti si riveda.
Certo è strano che a proporlo siano forze politiche favorevoli all’energia nucleare, ma proprio nel giorno in cui si scopre che il disastro alla centrale nucleare di Fukushima è più grave di quello che toccò a Chernobyl, è inevitabile ragionare in termini concreti.
Le diossine e le radiazioni non rispettano i confini, si beffano delle frontiere e ci presentano il conto di una crescita compulsiva e disordinata, di cui siamo artefici e totalmente responsabili.
Il solito, graffiante Massimo Fini, riprende temi malthusiani, dalle pagine de Il Fatto Quotidiano del 9 aprile.

Condannati alla crescita
Dopo la tragedia di Fukushima sono state avanzate le soluzioni più svariate: centrali nucleari “sicure” di terza o quarta generazione, rafforzamento del già consistente apparato idroelettrico e, naturalmente, valorizzazione delle cosiddette fonti di energia “alternative” o “pulite”, fotovoltaico, solare termico, eolico. Non esistono fonti di energia che, usate in modo massivo, non siano inquinanti, in un modo o nell’altro. Alcuni anni fa in una piattissima regione fra Olanda e Belgio, battuta dal vento, furono impiantate trecento enormi torri eoliche. Gli abitanti ne uscirono quasi pazzi. Per il rumore delle pale e perché erano abituati ad avere davanti agli occhi una pianura sconfinata che ora trovavano sbarrata da queste torri. Un foglio di carta in una casa è un innocente foglio di carta, centomila fogli ci soffocano. Non c’è niente da fare.

Nessuno ha osato proporre la soluzione più ovvia: ridurre la produzione. Questo è il tabù dei tabù. Perché il nostro modello di sviluppo è basato sulla crescita. A qualunque costo. Il lettore avrà sentito dire mille volte, e non solo in questi tempi di crisi, da politici, di destra e di sinistra, da economisti, da sindacalisti: “Bisogna stimolare i consumi per aumentare la produzione”. Se la guardate bene, a fondo, questa frase è folle. Perché vuol dire che noi non produciamo più per consumare, ma consumiamo per produrre. Che non è il meccanismo economico al nostro servizio, ma noi al suo.

La crescita non è un bene in sé. Anche il tumore è una crescita: di cellule impazzite. Il tumore dell’iperproduttività finirà per distruggere il corpo su cui è cresciuto. Non perché verranno a mancare le fonti di energia e le materie prime come nel 1972 ipotizzavano che sarebbe avvenuto entro il Duemila quelli del Club di Roma nel loro libro-documento I limiti dello sviluppo (magari ci avessero azzeccato, saremmo stati costretti ad autoridurci per tempo): la tecnologia è probabilmente in grado di risolvere questo problema. Ma per la ragione opposta. Un modello che si basa sulle crescite esponenziali, che esistono in matematica ma non in natura, quando non potrà più crescere, perché non troverà più mercati dove collocare i propri prodotti, imploderà su se stesso. Sarà uno tsunami economico planetario.

Questo il futuro prevedibile. Ma basta il presente. La spietata competizione economica fra Stati – questa è, in estrema sintesi, la globalizzazione – passa attraverso il massacro delle popolazioni del Terzo e ora anche del Primo mondo. In termini di più lavoro, di più fatica, di stress, di angoscia, di un perenne pendolo fra nevrosi e depressione in una mancanza di equilibrio e di armonia che ha finito per coinvolgerci tutti. E gli stessi autori de I limiti dello sviluppo, che non erano dei talebani, ma degli scienziati per di più americani, del mitico Mit, quindi dei positivisti, non ponevano la questione solo in termini tecnici, ma umanistici e concludendo il loro documento scrivevano: “È necessario che l’uomo analizzi dentro di sé gli scopi della propria attività e i valori che la ispirano, oltre che al mondo che si accinge a modificare, incessantemente, giacché il problema non è solo di stabilire se la specie umana potrà sopravvivere, ma anche, e soprattutto, se potrà farlo senza ridursi a un’esistenza indegna di essere vissuta”.

Ma non sono stati ascoltati. Corre, corre la “società del benessere”, col suo sole in fronte e le sue inattaccabili certezze, e, come un toro infuriato, non si rende nemmeno conto, mentre già gronda sangue, che, in ogni caso, al fondo non più tanto lontano dalla strada delle crescite esponenziali, l’aspetta la spada del matador.

Il Fatto Quotidiano, 9 aprile 2011

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Responses

  1. Quello che non capisce il Consiglio Comunale o in generale la gente, è che le energie rinnovabili sono il futuro della produzione energetica mondiale, e che le nuove tecnologie necessitano però di alcuni elementi per rendere al meglio.
    Le nuove tecnologie per produrre energia pulita necessitano di elementi rari e difficili da reperire in natura. La domanda è: la rivoluzione delle energie pulite è davvero sotto minaccia?

    • A pochi giorni da un referendum per il quale ho tanto lavorato ( raccogliendo firme, autenticandole e corredandole da certificati elettorali) mi trovo ad aver paura che l’agognato quorum non venga raggiunto!
      La disinformazione è tanta, la pubblicità astensionista martellante,il pensiero che sia meglio avere ora uno stile di vita comodo , incuranti del futuro ,è insidioso.
      Non so se le energie pulite sono “sotto attacco”, ma credo che trasmetterne il valore sia difficile, se tutti non rivediamo i nostri consumi.
      Sobrietà e riutilizzo: questi non dovrebbero essere realtà minacciate. In ciò, paradossalmente, la crisi può aiutare. Buon voto a tutti!


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