Pubblicato da: chinonrisica | 27 febbraio 2011

il meccanismo dell’arancia

Il vuoto educativo e culturale produce effetti devastanti. Ho cercato e, finalmente, trovato un articolo di Cesare Fiumi dall’inserto settimanale del Corriere della Sera.
Questi giovani “compagni di branco” sono i nostri figli, i nostri studenti, i vicini di casa.
Sono comunque frutto del disinteresse e di una politica autoreferenziale.
Non si tratta, in questo caso di movimenti giovanili,di mode temporanee e fugaci, ma della reazione ad un’esclusione senza speranza.Esclusione economica, culturale ed emotiva.
C’è quindi il branco che aggredisce a caccia di status e di riconoscimento, quello che umilia le donne con cui non riesce a rapportarsi, quello che danneggia i beni altrui o pubblici, per l’incapacità di comprendere il valore del lavoro e dell’impegno collettivo.
Stanley Kubrick aveva compreso tutto da ben quarant’anni. Alex e i suoi Drughi erano un branco, come i nostri giovani, tutti gratuitamente crudeli e lontani dalla scuola, figli di famiglie impotenti e drammaticamente sole.

“Milano, un sabato sera di febbraio,poco dopo mezzanotte.Un ragazzo di sedici anni insieme con un amico esce da un bar dove ha comprato una bottiglia di vodka. Inavvertitamente urta un avventore facendogli rovesciare il bicchiere. Appena fuori,il gruppo lo circonda, uno gli sferra un pugno in faccia,insieme lo prendono a calci e così gli fratturano la mandibola,gli provocano un ematoma cerebrale,gli spezzano vari denti. Lo abbandonano a terra tramortito e sanguinante,gli aggressori erano in quattro,rientrano nel bar e, come se nulla fosse, riprendono a bere,scolandosi anche la vodka sottratta alla vittima. Il povero ragazzo sedicenne è stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico e ne avrà per più di tre mesi.

Una notizia di cronaca come tante altre,la cronaca di una violenza inutile,gratuita,crudele,senza alcun senso.E’ successo a Milano ma succede dappertutto,al nord e al sud,nelle città e nei paesi.Per fatti come questi qualche giovane ha anche perso la vita.

La mamma di uno degli arrestati ha scritto al Corriere della sera,e ha fatto una cosa inaspettata,non ha difeso il figlio,come molti genitori fanno in casi come questi, anzi ne ha riconosciuto la responsabilità affermando : “ Ha sbagliato ed è giusto che paghi”.Una cosa positiva in una vicenda terribile che chiama in causa la responsabilità anche di genitori i quali magari hanno fatto tutto ciò potevano per crescere bene i figli e scoprono che sono capaci di violenze efferate alla Arancia meccanica. Il coraggio di non giustificare i figli diventa allora un esempio di coscienza civile.

Ma resta il problema del branco,delle aggressioni feroci,della violenza che esplode nelle nostre città in tempo di pace,valvole di sfogo per qualcosa che ci sfugge,un’aggressività sotto traccia,silente, pronta a scagliarsi contro altri giovani, o vecchi,contro barboni, o chiunque altro abbia la sventura di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

Ecco, tra le tante innumerevoli incalcolabili “emergenze” per le quali viene chiamata in causa oggi la scuola, come se l’istruzione o l’educazione potessero essere medicine, o calmanti, o vaccini,per i mali sociali,forse la violenza del branco è un argomento che dovremmo mettere nei programmi, di cui dovremmo occuparci in maniera continua. Dovremmo occuparci della “banalità del male” di cui parlò Hannah Arendt, secondo la quale l’uso del pensiero previene il male. L’incapacità di pensare non dipende dalla stupidità,può essere presente anche in persone intelligenti e la malvagità non è la sua causa ma è necessaria per creare grande male. Una delle questioni principali poste dalla Arendt è il fatto che un’intera società può sottostare ad un totale cambiamento degli standard morali senza che i suoi cittadini emettano alcun giudizio circa ciò che sta accadendo.

Un tranquillo weekend di paura. Uno come tanti. Fine settimana che si assomigliano tutti e dappertutto.La stessa frustrazione,la stessa ferocia,la stessa noncuranza della vita degli altri. Storie che si ripetono in ogni angolo d’Italia,mai così unitaria nella persistenza di giovani branchi che vagano per le sue strade in cerca di qualche vittima e di un po’ di identità.L’agguato,prima ancora che voglia di far male e strafottenza nei confronti del reato,come una forma di vita – una prova della propria esistenza – nella terra di nessuno che stiamo diventando,abitata da pulsioni violente senza alcun movente, ma buone per scaricare tutto il precipitato di risentimento che a troppi ragazzi si solidifica dentro…

Così come manca a queste storie nere di giovani branchi,più o meno rabbiosi,più o meno frustrati,qualcuno che se ne faccia carico,in un Paese sempre più vecchio arnese – e occupato a curarsi del proprio ombelico raggrinzito – che di questi pezzi di giovane generazione alla deriva assolutamente non si cura. Allarme disinserito,non un progetto,il futuro sempre a vista. Fino al prossimo tranquillo weekend di paura. >

(CESARE FIUMI – COMPAGNI DI BRANCO,FRUSTRATI E FEROCI,Sette/Corriere della Sera/17 febbraio 2011, n. 7)”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: