Pubblicato da: chinonrisica | 25 febbraio 2011

Non è un Paese per docenti

Venerdì pomeriggio è il momento della pausa di riflessione.Il lavoro a scuola riprenderà lunedì, e la stanchezza si fa sentire.
Penso spesso al mio ruolo di insegnante, un ruolo che amo profondamente e che ho scelto. Ma che sento sempre più distante dalla attuale concezione di scuola.
Non sono nata per fare la piazzista del sapere e ritengo che i nostri ragazzi dovrebbero essere grati delle potenzialità offerte, delle opportunità di conoscere, degli spazi confortevoli loro destinati.
Ma, come ogni diritto non conquistato, come ogni eccessiva blandizie, otteniamo, consapevoli o no, l’effetto contrario.
Ecco allora giovani più maleducati, più ignoranti e meno preparati. Ed ecco che noi docenti ci interroghiamo sulle nostre responsabilità. Quelle, a mio avviso, di aver ceduto ad un modello di scuola-azienda in cui, come addetti al call-center, ci prodighiamo per offrire……contenitori vuoti, pacchi luccicanti pieni di nulla,fumo negli occhi.
Chiamati ad insegnare abbiamo voluto “formare”,chiamati a trasmettere un sapere siamo diventati agenzie di viaggio,assistenti sociali, confessori, educatori, baby sitter,guide turistiche,famiglie surrogate…..
Ho sempre vissuto con disagio questa mescolanza di professionalità.
Molto modestamente, vorrei insegnare una materia, testimoniarla con il mio impegno, avere dignità e tempo sufficiente per prepararmi al meglio, aggiornarmi con libertà ed efficacia, confrontarmi periodicamente, senza ansie compulsive, con colleghi chiamati, come me, a collaborare per la costruzione di professionalità , a preparare giovani lavoratori e persone responsabili di fronte agli impegni della vita.
Il medioevo della conoscenza in cui viviamo non rende giustizia al lavoro di chi vuole insegnare.
Non è un Paese per docenti!

UN ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA SUL MODELLO DI SCUOLA IMPOVERITO –

Cesare Segre riprende alcuni passaggi fondamentali del libro di Paola Mastrocola.

Cesare Segre, dalle pagine de Il Corriere della Sera, in un articolo intitolato “Scuola facile, un modello che non va”, interviene sul libro di Paola Mastrocola (Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare, Guanda), sottolineandone alcuni degli aspetti più importanti. A partire dalla considerazione secondo la quale contestualmente alla menomazione della capacità di apprendere degli studenti si verifica un impoverimento sostanziale del loro vocabolario e della loro capacità di esprimersi che non è compensato dal largo uso dei moderni mezzi di comunicazione: in pratica, i giovani di oggi, non sanno neanche esporre il contenuto di un libro o di un film.
La Mastrocola, spiega Segre, mostra «come e perché lo studio sia compromesso e svuotato». Il suo bersaglio polemico è la didattica di don Milani e di Gianni Rodari, che «comunque diedero un appoggio, autorevolissimo, a tendenze già in atto». Il primo «svalutando il concetto di nozione come conoscenza, e, in generale, il tipo di conoscenze che sono di solito oggetto di studio», il secondo trasformando «l`insegnamento in gioco» e l’aula scolastica «in palcoscenico o in laboratorio» dove «gli scolari, distolti dallo studio, mettevano allegramente in gara la loro pretesa inventività».
Questa mentalità, dove le materie difficili sono inevitabilmente poste in secondo piano, sono rende tutti contenti: gli studenti, perché fanno meno fatica; i professori, non più obbligati a farli ragionare; i genitori, senza più l’assillo delle fatiche dei figli; i vari ministri succedutisi nel tempo, infine, cui è, da tempo, invalso l’uso di farneticare sul «diritto al successo formativo» Ebbene, si è affermata una nuova pedagogia, che predilige «la scuola del fare, del saper essere, del saper stare (insieme), dello smanettamento collettivo e dell`invasamento tecnologico, non certo la scuola del sapere, delle nozioni (intese come conoscenze), della letteratura e dello studio astratto, teoretico», dice la Mastrocola.
La soluzione? «Occorre – conclude Segre – un nuovo cambio di mentalità, che rimetta al centro dell`insegnamento lo studio, e che annulli l`insensato asservimento del sapere umanistico a quello tecnologico. Per ora, la Mastrocola dovrà rassegnarsi ad essere considerata una reazionaria. Ma questo è forse uno dei pochi casi in cui solo la reazione può difendere ideali e principi vitali prima che vengano definitivamente cancellati».

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: