Pubblicato da: chinonrisica | 24 febbraio 2011

La guerra sotterranea

Credo che le nuove modalità di discriminazione contro le donne siano davvero sottili e subdole: le donne, molte almeno, vogliono vendersi, a loro va bene così. Guadagnare con il proprio corpo è una scelta.
Invito tutti a leggere l’intervista che la giovane bunga-bunga baby sulla bocca di tutti( Ruby) ha rilasciato a La Repubblica: violenze, botte e miseria morale ed economica.
L’unica libertà concessa è stata quella di fuggire di casa per cercare, quasi bambina, una vita più degna.
La libertà delle donne si chiamano, a mio avviso, conoscenza, pensiero critico, opportunità professionali vere e lavoro dignitoso. Pubblico un articolo molto interessante, a questo proposito, tratto dal Corriere del 21 febbraio scorso. Firmato da Dacia Maraini

La guerra Sotterranea
Contro ogni Donna

Il messaggio è: sei libera di venderti, ma non di camminare per strada

di DACIA MARAINI

Colpiscono i dati: a Roma sono diminuiti gli scippi, le rapine, i furti, ma aumentano le violenze contro le donne. Come interpretare questo fenomeno, che non riguarda solo Roma ma tutta l’Italia? Non si tratta solo di città più o meno sicure. Si tratta di un degrado culturale che le donne sono le prime a pagare.

Voglio ricordare che lo stupro è un’arma di guerra. Non lo dico io, l’ha stabilito l’Onu. Lo stupro non ha niente a che fare con il desiderio sessuale, ma con l’umiliazione di un corpo che si vuole punire. Colpendolo nel luogo più sacro e più potente, il luogo dove prende piacere e dà la vita. Qualcuno potrebbe chiedersi: ma perché un’arma di guerra in tempo di pace? La risposta è che dentro ogni pace pretesa covano delle guerre sotterranee che oppongono una cultura di genere che si ritiene minacciata nei suoi privilegi, contro l’altro genere. Lo stupratore è spesso il soldato inconsapevole che partecipa a un conflitto più grande di lui. Forse non se ne rende conto, ma violentando una donna dà sfogo a una diffusa e antica rabbia maschile che non sopporta la perdita delle gerarchie tradizionali e trova offensiva ogni insubordinazione femminile. Avvilire, mortificare, castigare una donna per quello che è, sta alla base dello stupro. Non a caso nelle guerre più antiche era considerato un diritto del vincitore abusare delle donne del vinto. Era un modo per sancire, anche simbolicamente, la propria superiorità.

Sporcare il ventre femminile, lacerarlo, avvilirlo fa parte della strategia del dominio. Ma poiché oggi la guerra fra i sessi non è ammessa, anzi si opera in nome della parità di diritti, le tecniche di sottomissione si spostano dalla prigionia familiare, dall’esclusione dei mestieri, dall’uso delle punizioni corporali, alla continua e insistita svalutazione del pensiero e dell’autonomia femminile. Nel momento che si dichiara libero il suo corpo, lo si relega al libertinismo: sei libera di spogliarti, di agghindarti, di venderti, ma non di camminare tranquillamente per strada di notte.

La paura di un corpo indipendente, autonomo, che pretende di scegliere il proprio piacere, può fare impazzire chi, nonostante le pretese di parità, crede nella sottomissione di un sesso da parte dell’altro. Da lì alla violenza il passo è breve e molti lo compiono senza neanche rendersi conto della gravità di ciò che fanno. Un poco di sesso, che sarà? Dopotutto le donne vogliono questo no? «Vis grata puellis», dicevano i latini: «la forza piace alle fanciulle». Perfetta razionalizzazione di un atto di prepotenza. Ma lo stupro colpisce anche chi non lo subisce. È una ferita sociale che tocca tutti. Perché oltre a limitare le libertà femminili (quante ragazze avranno paura di uscire sole?) distrugge la fiducia nell’altro sesso, che è la base di ogni rapporto erotico e amoroso.

Dacia Maraini
Articolo dal Corriere della Sera, pagina 20
21 febbraio 2011

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