Pubblicato da: chinonrisica | 15 febbraio 2011

Nazionalismi

Gian Antonio Stella commenta da par suo le recenti esternazioni del rais Durnwalder.
I suoi colleghi si sono affrettati a fare marcia indietro sulle sue dichiarazioni anti italiane. Le cifre portate da Stella sono inequivocabili. Gli altoatesini sono gli Italiani che godono di maggiori privilegi, coccolati e tenuti tranquilli come figli difficili di un Paese che ha ben altro da pensare.
Credo che l’anniversario imminente abbia avuto il merito di evidenziare questa realtà da operetta, in cui abbondano i denari pubblici e in cui sopravvivono gli stereotipi di tedeschi ed italiani che si prendono gioco gli uni degli altri. E Stella ci dice, dati alla mano, che sono una piccola minoranza coloro che desiderano riunirsi ad una madrepatria del tutto indifferente alle loro istanze.
Si rassegnino, quindi, i nostri concittadini di lingua tedesca. Poteva toccare loro anche di peggio.

IL PRESIDENTE ANTI ITALIANO CONTESTATO IN ALTO ADIGE

Durnwalder, presidente «tedesco» :Italiani e ladini lo contestano di GIAN ANTONIO STELLA

Chi di nazionalismo ferisce, di nazionalismo… Se n’è accorto Luis Durnwalder. Che dopo avere liquidato a nome dei tedeschi e dei ladini le celebrazioni per i i5o anni dell’Unità d’Italia, è finito sotto il tiro proprio dei ladini: parla per te e seminai per i tedeschi. Una reazione inattesa, almeno da parte sua. Che pone, dicono gli italiani, un problema: può ancora dirsi «il presidente di tutti»? Sono giorni che i quotidiani locali, in particolare l’Alto Adige, sono inondati da lettere di protesta. «Perché allora non ci restituite la montagna d’oro che noi, lo Stato italiano (non austriaco), generosamente vi lasciamo?», si sfoga Davide Morisi. «Penso sinceramente che trascorrerò le prossime vacanze in un’altra regione montana..». – «Caro Presidente Luis, ti scrivo questa lettera per suggerirti una soluzione riguardo la scultura del Duce a cavallo. Perché non ti ci metti tu al posto suo? La somiglianza c’è» affonda Sandra Guglielmo riprendendo la polemica esplosa per la decisione del governo Berlusconi di dare alla Svp, in cambio di due voti alla Camera, ciò che nessun governo aveva mai dato e cioè la rimozione di un altorilievo fascista sui muri degli uffici finanziari del capoluogo: «Un politico del tuo livello dovrebbe dare il buon esempio. Hai finalmente fatto vedere di che pasta sei fatto. Complimenti a te e a tutti gli altri politici che la pensano come te. I soldi che ti intaschi mensilmente sono italiani, ricordalo. Non ti considero più il mio Presidente». E via così. Lettere su lettere. Durnwalder l’aveva messo in conto? Difficile dirlo. Da tempo aveva aperto un dialogo speciale con la «sua» minoranza Tedeschissimo nel nome, nel cognome, nella faccia che sarebbe piaciuta al Diirer, gran giocatore di watten (una briscola, variante sudtirolese), non dovendo convincere nessuno sulla sua identità etnica per anni ha intonato canzoni napoletane con la sua compagna Heike. Ci ha dato dentro con la cucina mediterranea. Non ha perso occasione per aprire agli italiani fino a lanciare appelli elettorali, accolti bene se è vero che alle provinciali de12o03 arrivò a raccogliere circa io mila voti tricolori. Un record che lo avrebbe portato a rivendicare di essere «il presidente di tutti, anche degli italiani» e a rifiutare due anni fa la guida della Svp: «Rappresento anche gli italiani». Una scelta obbligata. E rivendicata fin da quando, una ventina d’anni fa, andò a prendersi gli insulti dei secessionisti in una indimenticabile manifestazione al Brennero: «Ho preso un sacco di fischi! Bene bene! Vuol dire che ho parlato chiaro!». Pochi giorni dopo, un sondaggio della Swg di Trieste compiuto telefonicamente su un campione di Box persone che rispecchiava perfettamente la società altoatesina (gruppo etnico per gruppo etnico, città per città, valle per valle…) gli dava ragione. Non solo la maggioranza era a favore dell’Italia, ma addirittura il 4i,2% dei tedeschi, appagati dal sistema di garanzie strappato al governo romano nel dopoguerra dopo le angherie del ventennio fascista (il paese di Durnwalder venne ribattezzato Durra di Selva) era per l’Italia. Il 3o% era per un Sud Tirolo indipendente, un 24,8% non rispondeva e solo i14% invocava l’annessione alla Repubblica austriaca L’Unione Europea e la cancellazione del confine hanno cambiato tutto. Ma che aria tiri a Innsbruck, tra i «fratelli» del Tirolo verso i sudtirolesi lo ha detto un mese fa un altro sondaggio della Tiroler Tageszeitung: il 64% dei tirolesi è contro la riunificazione del Tirolo. Peggio: i166% è contro la concessione ai cugini della cittadinanza anche austriaca. Perché? Il dibattito è aperto da anni. Tra le mille ragioni, però, una è sicura: i sudlirolesi sono visti come un gruppo in qualche modo «viziato» da tanti privilegi che nessuno, al di là del confine, sarebbe più in grado di garantire. Un esempio? Il Siidtiroler Tageszeitung è andato a vedere quanto guadagnano i consiglieri del «parlamentino» di Innsbruck e quanto quelli del consiglio provinciale bolzanino. I primi incassano 3.370 euro netti al mese, i secondi 6.300: il doppio. Così come quasi il doppio del collega austriaco guadagna Durnwalder. 26.708 euro lordi al mese. Manterrebbero uguali prebende sotto Vienna? Mah… La vera sorpresa però, come dicevamo, è _ stata la reazione allo smarcamento sull’Unità del presidente altoatesino («Fa l’italiano a corrente alternata. Comodo *** così» ride Luca Zaia) da parte di vari leader della minoranza ladina sentiti dal nostro Corriere dell’Alto Adige. Tutti concordi: certo, i tedeschi vivono il loro rapporto con l’Italia nella scia d’una dolorosa storia di occupazione ma Dumwalder non doveva parlare anche a nome del gruppo ladin. «Noi siamo ladini, altoatesini e italiani, ma una cosa non esclude l’altra. Non ci creerebbe nessun tipo di problema festeggiare il giorno dell’Unità d’Italia» sostiene Werner Pescosta, presidente dell’Unione ladini della Val Badia. «Noi ladini siamo sempre stati più aperti. Siamo cresciuti fra i turisti e con gente sempre diversa che ci stava intorno. Non siamo abituati a chiuderci. Inoltre per noi fare festa è sempre giusto e bello» concorda Robert Rottonara, sindaco (della Svp!) di Corvara. Finché chiude il discorso Walter Kasslatter, presidente dell’Unione ladini della Val Gardena: «Non capisco come Dumwalder possa strumentalizzare l’opinione dei ladini senza realmente sapere come la pensiamo. Lui ha detto che non ci vuole offendere partecipando ai festeggiamenti del 17 marzo, ma noi gli rispondiamo che nessuno si offenderebbe se lui andasse a Roma per le celebrazioni. Anzi, deve partecipare se non altro come segno – minimo di educazione e rispetto verso un invito ricevuto. Si tratta semplicemente, in primis, di buone maniere. E poi siamo in Italia da quasi cento anni, ci stiamo molto bene e non vedo problemi. Cos’è questo continuo desiderio di creare scontro?».

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