Pubblicato da: chinonrisica | 9 febbraio 2011

Senonoraquando

http://senonoraquando13febbraio2011.wordpress.com/category/video/

Una manifestazione epocale si prospetta per domenica 13 febbraio.
Mi sono piaciute le sollecitazioni video presenti sul sito della manifestazione, che pubblico sul blog per non dimenticarle mai….
Angela Finocchiaro è semplice e credibile.
Le donne sono una potenza inespressa; quando capiranno la loro potenzialità e si ritroveranno sorelle, qualcuno dovrà preoccuparsi, e molto,per il proprio status privilegiato.
Un cambiamento epocale sarebbe quello per il quale a dividerci fossero solo le opinioni.
Il resto, invidie, gelosie anagrafiche o di taglia, colori dell’ombretto o benevolenza del maschio dominante, confinato tra gli orpelli inutili.
Che patrimonio di saperi e di saggezza stiamo sprecando!
Tra qualche decennio forse tutto sarà diverso.
Oggi soffriamo ancora della gelosia di chi, non essendo libero, vive della libertà riflessa di chi ordina e controlla e ne tutela l’esclusività anche a danno di altri. Soprattutto di altre.
Il momento in cui ciò non avverrà più e ci riconosceremo portatrici di vita e di forza intrinseca, non definibili come parte per il tutto, ma per meriti, capacità e cuore è forse ancora di là da venire.
La manifestazione di domenica lo renderà, forse, un po’ più vicino

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Responses

  1. Stamattina sarei dovuta andare in piazza monte grappa a varese alla manifestazione. Purtroppo mio marito ha 39 di febbre e non gli ho potuto lasciare i ns. bimbi di 6 e 3 anni. Ci sarei andata soprattutto per la nostra bimba di 3 anni perchè non voglio che cresca in un mondo nel quale si pensi di “arrivare” sfruttando la propria bellezza o il proprio corpo. Sono contenta di essere circondata da uomini (primo fra tutti mio marito), che esaltano le capacità e l’intelligenza femminili e non vorrei che tutto ciò che è stato faticosamente guadagnato nel corso di decenni di lotta sia cancellato da un “sultano megalomene” e dalla sua corte.

  2. Credo che a queste manifestazioni si possa partecipare anche con il cuore e con l’impegno educativo verso i figli.
    Tante, oggi, sono state prese da impegni quotidiani, dal lavoro….ma abbiamo avvertito una potenzialità immensa nella forza e nell’allegria delle manifestanti.Molto più di un 8 marzo fossilizzato, questo 13 febbraio ci ha viste unite, senza simboli se non quelli, gioiosi, della femminilità.
    Il messaggio alle più giovani ( e alle supergiovanissime come la tua bimba) è chiaro: non giudichiamo chi usa il proprio corpo, ma vogliamo che non sia una scelta per emergere, l’unica per le donne.
    Il sultano deve imparare a fare a meno dell’harem ( e del viagra!): le donne devono contare sulla loro preparazione e il loro talento. Le statistiche ci dicono che siamo la maggioranza e che siamo, spesso, più preparate. La carriera, per le donne, deve essere una scelta e non deve passare attraverso le voglie di chi, in fondo, le disprezza, e le tratta come una qualunque merce di scambio.

  3. Temo proprio che le femministe “autentiche” siano scomparse.
    Forse si sono “imborghesite” o forse hanno perduto i denti e non osano digrignare le gengive. E di protesi, neanche per idea.
    Alludo a quelle che in Roma, le ricordo bene, metà anni ’80 gridavano in corteo “Papa babbaleo cornuto e scorreggione, beccate ‘sto corteo e arichiude er finestrone” così intendendo dire che “io sono mia” e “tremate tremate le streghe son tornate” e “aborto libero e gratuito” e “dito+dito = orgasmo garantito” = e tutto in nome della
    [ LORO ] “LIBERTA’ DELLA DONNA”.
    Adesso -pare- le sedicenti femministe (?) manifestano gracidando non ho capito bene cosa in merito a una vicenda privata di avvenenti mignottelle ben pagate e uomini politici.
    Ma le slave-schiave che battono i marciapiedi delle nostre città; e le mediorientali disgraziate costrette -a schianti di legnate sulla gobba- a circolare con la tragicomica bacucca; e le africane analfabete nella loro ligua segregate in casa come fossero un elettrodomestico e/o tutt’al più adoperate come una sex-machine; e le bambine straniere che subiscono (in territorio italiano) abominevoli mutilazioni genitali, e le ragazze musulmane sfregiate con l’acido, o ammazzate a pietrate, o decapitate e poi seppellite in giardino solo perchè avevano denunciato le violenze subite in famiglia o perchè osavano frequentare ragazzi Italiani: ecco: per quelle, le nostre “femministe” (si fa per dire) cosa fanno?
    Stanno zitte come tante merde sull’erba. Che brave. VERGOGNA.

    • Mi spiace che i toni siano così accesi, ma devo dire che alcuni dei contenuti che lei propone sono comprensibili.
      Da donne occidentali , figlie di un certo benessere, fatichiamo a comprendere le disgrazie a cui è sottoposto il genere femminile di altre parti del mondo.

      Per quel che mi compete ho presentato una mozione in Consiglio Comunale, per esercitare azioni positive in favore delle donne immigrate, che soffrono di intollerabili restrizioni alla loro libertà.
      Tuttavia credo che neanche le “mignottelle” di cui lei parla siano davvero libere: sono schiave di una modalità propositiva dell’universo femminile solo apparentemente meno violenta di quella che propone burqa o bastone, matrimoni combinati o lavori forzati e stupro libero.
      Da donna, voglio essere libera di non scegliere tra l’immagine avvilente della donna occidentale ( italiana in primis) siliconata e scosciata o di quella orientale, coperta di veli e di mazzate.
      Che c’è di male nel voler essere solo persone?

  4. Gentile Signora,
    anzitutto La ringrazio per il Suo garbato commento al mio scritto. Ammetto di avere adoperato toni leggermente “accesi” ma Lei certo riconoscerà che non tutto ciò che è vero è bello, così come non tutto ciò che è bello è vero. E la realtà va descritta e commentata in termini, per l’appunto, reali. La retorica la apprezzo (entro ragionevoli limiti e quando sostiene un’etica giusta), la metafora la accetto, ma la ipocrisia cerco di evitarla.
    Meno male: Lei riconosce “fatichiamo a comprendere le disgrazie a cui è sottoposto il genere femminile di altre parti del mondo”.
    Tuttavia qui debbo -mio malgrado- replicarLe che:
    1) il “genere femminile di altre parti del mondo” lo abbiamo sul pianerottolo di casa, lungo le strade, e visibile in tanti altri posti nel nostro Paese. Le neo- femministe nostrane sono forse cieche?
    2) Lei inizia bene: “esercitare azioni positive in favore delle donne immigrate, che soffrono di intollerabili restrizioni alla loro libertà” = giusto. Ma prosegue -e conclude- male: “le ‘mignottelle’ di cui lei parla … sono schiave di una modalità propositiva dell’universo femminile solo apparentemente meno violenta di quella che propone bacucca …etc” : NO Signora, su questo sono in totale disaccordo con Lei: non può mettere sul medesimo piano la “schiavitù” ( ? ! ) di qualche ragazza che approfitta liberamente e spregiudicatamente della propria avvenenza per avere “amicizie” importanti e i conseguenti vantaggi materiali, con la condizione permanente di innumerevoli donne vittime indifese -e loro bensì oggettivamente schiave- di mentalità ( e per favore, vogliamo una buona volta piantarla di definirle “culture” !? = la “Cultura” è un organico tessuto di nozioni collegato a una corretta etica civile: niente a che fare con “bacucca o bastone, matrimoni combinati o lavori forzati e stupro libero” ) barbare o per lo meno assai retrograde. C’è una bella differenza tra le “mignottelle” che a quanto pare scandalizzano ( ipocrisia !! ) quelle che gridavano circa venti anni or sono nei cortei romani (o forse le loro figlie) e moltitudini di immigrate tragicamente sole e ignorate, le cui vicende sono trattate per lo più nella cronaca nera dei giornali per finire poi nei tribunali (e talvolta nei cimiteri).
    Gli è che le “femministe” (vere o sedicenti) quando si tratta di stranieri (femmine o maschi, poco importa) da brave immature viziate e represse e condizionate dai luoghi comuni del “pensiero di sinistra” nonché praticamente incapaci di un’analisi obiettiva e razionale della realtà, come per una sorta di riflesso condizionato da quel cancro morale che è il “relativismo culturale”, tacciono siccome pare loro che l’osar criticare certi comportamenti abominevoli derivanti da mentalità ( o, se preferisce, sub-culture ) primitive e aberranti sia una palese e inammissibile espressione di “razzizmo”. Avanti di questo passo, criticando scelte singole discutibili ma sostanzialmente libere e nel contempo passando sotto un omertoso silenzio tanti drammi veri della nostra cronaca, avranno ( e avremo tutti ) meno libertà e civiltà.
    Mi spiace per la prolissità, ma la natura del tema la richiede.
    Sono grato per la Sua cortese attenzione e La saluto con stima.
    Giancarlo MATTA

    • Gentile signor Giancarlo,le sue parole mi ricordano un articolo di Massimo Fini sulle donne. Un articolo che mi fece arrabbiare e suscitò polemiche a cascata su Il Fatto Quotidiano dell’anno scorso. Lo incollo a seguire:

      Una razza nemica, meglio soli

      “Le donne sono una razza nemica. Bisognerebbe capirlo subito. Invece ci si mette una vita, quando non serve più. Mascherate da «sesso debole» sono quello forte. Attrezzate per partorire sono molto più robuste dell’uomo e vivono sette anni di più, anche se vanno in pensione prima. Hanno la lingua biforcuta. L’uomo è diretto, la donna trasversale. L’uomo è lineare, la donna serpentina. Per l’uomo la linea più breve per congiungere due punti è la retta, per la donna l’arabesco. Lei è insondabile, sfuggente, imprevedibile. Al suo confronto il maschio è un bambino elementare che, a parità di condizioni, lei si fa su come vuole. E se, nonostante tutto, si trova in difficoltà, allora ci sono le lacrime, eterno e impareggiabile strumento di seduzione, d’inganno e di ricatto femminile. Al primo singhiozzo bisognerebbe estrarre la pistola, invece ci si arrende senza condizioni.

      Sul sesso hanno fondato il loro potere mettendoci dalla parte della domanda, anche se la cosa, a ben vedere, interessa e piace molto più a lei che a lui. Il suo godimento — quando le cose funzionano — è totale, il nostro solo settoriale, al limite mentale («Hanno sempre da guadagnarci con quella loro bocca pelosa» scrive Sartre). La donna è baccante, orgiastica, dionisiaca, caotica, per lei nessuna regola, nessun principio può valere più di un istinto vitale. E quindi totalmente inaffidabile. Per questo, per secoli o millenni, l’uomo ha cercato di irreggimentarla, di circoscriverla, di limitarla, perché nessuna società regolata può basarsi sul caso femminile. Ma adesso che si sono finalmente «liberate» sono diventate davvero insopportabili. Sono micragnose, burocratiche, causidiche su ogni loro preteso diritto. Han perso, per qualche carrieruccia da segretaria, ogni femminilità, ogni dolcezza, ogni istinto materno nei confronti del marito o compagno che sia, e spesso anche dei figli quando si degnano ancora di farli. Stan lì a «chiagne» ogni momento sulla loro condizione di inferiorità e sono piene zeppe di privilegi, a cominciare dal diritto di famiglia dove, nel 95% dei casi di separazione, si tengono figli e casa, mentre il marito è l’unico soggetto che può essere sbattuto da un giorno all’altro sulla strada. E pretendono da costui, ridotto a un bilocale al Pilastro, alla Garbatella, a Sesto San Giovanni, lo stesso tenore di vita di prima.

      Non fan che provocare, sculando in bikini, in tanga, in mini («si vede tutto e di più» cantano gli 883), ma se in ufficio le fai un’innocente carezza sui capelli è già molestia sessuale, se dopo che ti ha dato il suo cellulare la chiami due volte è già stalking, se in strada, vedendola passare con aria imperiale, le fai un fischio, cosa di cui dovrebbero essere solo contente e che rimpiangeranno quando non accadrà più siamo già ai limiti dello stupro. Basta. Molto meglio restare soli.

      Una razza nemica, meglio soli, Massimo Fini ”

      Da tempo sto ripensando ai ruoli e alle aspettative reciproche, tra donne e uomini. E sono giunta alla convinzione che la distinzione non sia solo, o non sia più, tra uomini e donne, ma tra persone attente alle esigenze e alla dignità altrui e persone che non lo sono. Conosco donne abominevoli e uomini cortesi. Ma purtroppo è più facile semplificare e distinguere per genere: è più immediato e più d’effetto.
      Il relativismo culturale non mi appartiene, perchè rispetto il modo di pensare altrui, ma sui valori fondamentali non transigo. In altre parti del blog troverà le mie posizioni , molto nette, su burqa e discriminazioni sessuali.
      La delinquenza che prospera sulla miseria di ( donne e uomini) migranti mi fa orrore e sarei per inasprire tutte le pene per lo sfruttamento dello stato di bisogno in cui versa chi arriva nel nostro Paese. Ho sempre detto che vorrei che si punissero i clienti di quelle giovani ragazze che solo una mente malata e gli ormoni impazziti possono far immaginare maggiorenni.
      Le donne spesso sono più deboli e diventano preda anche dei più deboli degli uomini.
      Ricorda John Lennon? Woman is tha nigger of the world.
      Grazie per la sua attenzione.

  5. Mi complimento per le osservazioni di G.Matta e per la serietà del Sito.

    • Grazie per il suo apprezzamento! Il signor Giancarlo ha contribuito con serietà al dibattito. In un contesto che mi sforzo di mantenere su livelli di correttezza e di verità. Per rispetto di chi ha la bontà di leggermi.


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