Pubblicato da: chinonrisica | 25 gennaio 2011

Che direbbe, oggi, Lina?

I

In questi giorni carichi di volgarità, di allusioni sessuali, di festini e di manifestazioni, penso spesso a Lina Merlin e alla sua legge «Abo­lizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui». Le sue battaglie, difficili in un mondo al maschile, furono vittoriose. Oggi lo sfruttamento della ptostituzione avviene nei luoghi “di Stato”, nei palazzi del potere e non c’è traccia di battaglia contro tutto ciò. O meglio, si tratterebbe, visti i sondaggi, di una battaglia persa.
Così propongo un post lungo, ma interessante, a mio giudizio. Un’intervista che la senatrice Merlin rilasciò all’Europeo nel 1963, un colloquio con un’intervistatrice d’eccezione, Oriana Fallaci. Buona lettura

Intervista a Lina Merlin
realizzata da Oriana Fallaci e pubblicata da L’Europeo nel 1963

ORIANA FALLACI: A Montecitorio, quando mi capi­tava di andarci e lei era ancora deputata, iscritta al Psi, mi incantavo spesso a guardarla, senatrice Merlin. E non perché il suo nome fosse legato alla chiusura delle case chiuse, ma perché tutto in lei ricordava un mondo che sta per scomparire: quello dei vecchi socialisti, sentimentali e un po’ anarchici, galantuomini e puri. Guardavo i suoi capelli bianchi, i suoi occhi accesi, e tornavo a un’epoca che non ho conosciuto: liberale, laica. Pensavo che mi sarebbe piaciuto parlarle, anzi, ascoltarla. Non è mai capitato e mi sembra quasi indiscreto venire a disturbarla ora che non è più senatrice, né deputata, né iscritta al Psi, e siede carica di amarezza (mi dicono), per­fino malata (mi dicono), nel salottino borghese di una casa borghese sul mare Adriatico, la finestra aperta su una spiaggia di ombrelloni e turisti. Ma la sua legge sulle case chiuse…
LINA MERLIN: Anzitutto io non sono malata, sto benissimo, malata sarà lei; ho un cuore che lei giovane non si sogna nemmeno, e al mare non sto per curarmi, ma perché tutti gli anni vado al mare. Poi non sono carica di amarezza per niente, sono tranquilla, serena, e se mi son ritirata è perché non voglio morire prima di quando mi tocchi; ciascuno ha diritto di morire più tardi possibile. La mia vecchia pelle m’è cara e se restavo un giorno di più fra i mestieranti della politica finivo al cimitero anzitempo. Le racconterò ogni cosa, se vuole: io non faccio misteri. Intanto sappia che quando i non onesti trionfano, gli onesti lasciano. Quanto alla mia legge sulle case… Ne parlano ancora?!

OF: Come no, senatrice. E tornato a essere uno degli argo­menti del giorno per gli italiani, che la presero per un dispetto. E si lamentano, s’agitano, s’inquietano; quasi, anziché cinque anni, fossero passati due giorni e non riuscissero a darsene pace
LM: Ah! Questo Paese di viriloni che passan per gli uomi­ni più dotati del mondo e poi non riescono a conquistare una donna da soli! Se non gli riesce di conquistare le donne, a questi cretini, peggio per loro. Perché non fanno come i miei compagni di Adria? Un giorno vado ad Adria e dico: com’è, compagni, che voi non mi avete mai chiamato a fare una conferenza sulla mia legge? «Perché non ci interessa, Lina», rispondono. E ora le voglio raccontare una storia, le voglio. Un altro giorno vado a tenere una conferenza in una sede del Psi a Milano e appena entro qualcuno mi infila una busta gialla tra le mani. La apro e c’è scritto: «Compagna, pensa al male che fai con la tua legge: dove può andare un vedovo vecchio e gobbo se non in quelle case?». Io raggiungo il tavolo e dico: m’è stata consegnata una lettera così e così, spero che il compagno sia tra noi per rispon­dere a una domanda. Compagno, come può fare una vedova vecchia e gobba che non sa dove procurarsi un bel giovanotto? Ma scusate, compagni, chi ve lo ha detto che le donne non hanno i loro problemi? Pressapoco il discorso che feci alla Camera: se voi ritenete che quello sia un servizio sociale, e i cittadini maschi abbiano diritto a quel servizio sociale, allora istituite il servizio obbligatorio per le cittadine dai 20 anni in su. E che anche per le cittadine sia considerato un servizio sociale. Alcuni giornalisti commentarono la mia logica come indecorosa. Indecorosa io, che non ho mai detto una parola volgare e invece dell’espressione prostituta uso sempre l’aforisma “quelle disgraziate”. Volgare io, che dico come quel prete di Londra: «Non chiamatele prostitute; sono donne che amano male perché furono male amate».

OF: C’è stato un processo per sfruttamento della prostitu­zione al tribunale di Firenze e il giudice ha accettato l’eccezione avanzata dal difensore secondo cui la sua legge è incostituzionale perché non tiene conto dell’articolo della Costituzione col quale lo Stato si impegna a difendere la salute del cittadino. L’ordinanza del giudice è ora all’esame della Corte costituzionale e…
LM: Oh, sì. Ero sicura che fosse venuta a farmi arrabbiare su questo. E urlo: la mia legge è costituzionalissima e se la Corte costituzionale prende anche solo in considerazione l’ordinanza di quel giudice, allora è il crollo di tutto. Allora vuoi dire che il mio Paese non merita nulla, che il mio Paese è selvaggio, che i giudici ^ del mio Paese non conoscono neanche il significato delle leggi: ma che si rileggano un po’ Montesquieu! Io sono stata uno dei 70 soloni che hanno fatto la Costituzione, sa, la Costituzione io la conosco, e conosco l’articolo sulla salute pubblica perché l’ho voluto. Che dice questo articolo? «La Repubblica ha il dovere di difendere la salute dei cittadini purché ciò non offenda la loro dignità umana». Purché ciò non offenda la loro dignità umana: chiaro? E sottoporre quelle disgraziate a visita coatta non è offen­dere la loro dignità umana? Tanto più che non sono più schedate. E allora come fanno a sceglierle? Col criterio che avevano prima con le clandestine? Fermare tutte quelle che camminano sole per strada, magari senza documenti o fumando? Le è mai capitato di camminar sola per la strada, la notte, magari fumando?

OF: Sì, qualche volta.
LM: Bene. Lo sa cosa accadde a una sua collega che all’una e mezzo del mattino, uscita dal giornale, si avviava fumando alla ricerca di un taxi? La fermarono e: «Lei viene in questura». «Nemmeno per sogno, e perché?». «Perché lei viene in questura. Documenti». «Non li ho. Ma sono la Tal dei Tali, quello è il mio giornale». «Non ci interessa. Lei fumava per strada. Venga in questura». Le andò bene, era un tipo deciso e li trattò come meritavano. Ma metta che si fosse lasciata condurre, come si la­sciarono condurre altre onestissime donne che esercitavano il loro diritto di camminar sole per strada, che cosa sarebbe successo? L’avrebbero chiusa in guardina e l’indomani avrebbe subito una visita coatta. E avrebbe aspettato otto giorni per il responso. Perché otto giorni ci vogliono per il responso. Proseguiamo. Quale altro criterio per fermare una donna: l’aria provocante? Quante donne oggi non hanno un’aria provocante? Non che voglia fare la vecchia strega, non che mi scandalizzi perché le donne si truc­cano troppo e si pettinano alla Brigitte Bardot, dico anzi che è la moda, se domani la moda ordinasse di andare al mare dentro un sacco a pelo della Prima guerra mondiale anziché col bikini, le donne ci andrebbero: ma resta il fatto che sono molto truccate. Allora che facciamo? Il questurino le ferma per questo? «Perché mi ferma, questurino?». «Perché lei è una prostituta». «E lei da cosa lo capisce?». «Dal suo aspetto». «Ah, sì? Lei, questurino, si permette di giudicare l’aspètto?». «Lei può esser malata, bella mia». «Ah sì? Lei, questurino, fa il medico e giudica a occhio se una donna è malata?». «Niente discorsi, via dal dottore». Il dottore la visita, magari la trova malata. «Ah», dice, «questa è una prostituta». Perché è malata? Dunque il questurino fa il medico e il medico fa il questurino? Quale altro criterio per fermare una donna? Quelle, dicono, che ricevono in casa molti uomini. Senta: io per vent’anni ho ricevuto moltissimi giovanotti in casa
mia; davo lezioni di italiano e francese, per vivere; il fascismo mi aveva tolto la cattedra. E se una portinaia maligna avesse detto che le mie lezioni erano una scusa? Non ero mica brutta, da giovane, sa? I miei corteggiatori li avevo e mio marito morì che ero giovane. E se la portinaia lo avesse detto? Tante donne che vivevano sole, donne perbene, sono state denunciate e sfrattate. Ma io sono una persona civile, io rispetto il mio prossimo, la libertà del mio prossimo, io non tollero questo!

OF: Lo Stato potrebbe far visitare tutti, uomini e donne, sani e malati, come si fa per la vaccinazione contro il vaiolo. La polizia potrebbe cominciare dalle passeggiatrici sicure, quelle che fanno la posta in punti precisi…
LM: Ma non sa proprio nulla, lei! Quella di far visitare tutti i cittadini malati, uomini e donne, è una legge che esiste già e che non è stata ancora applicata. Quanto alle passeggiatrici, no: come facciamo, se non abbiamo le prove, se non sono schedate? Le schediamo di nuovo? Diamo loro di nuovo quella tessera che Benito Mussolini chiamava ipocritamente sanitaria e che era peggio di una condanna a vita, di un marchio sulla fronte degli schiavi? Ma lo sa che il giorno in cui una donna non voleva o non poteva fare più la prostituta, e andava in questura e diceva «ecco la vostra tessera», per prima cosa doveva tornarsene al paese col foglio di via e per anni restava una vigilata speciale della questura? Ma lo sa che se aveva un figlio, questo restava per tutta l’esistenza il figlio di una schedata? Quasi tutte quelle disgraziate hanno un figlio e anche se per lui sono le madri migliori del mondo, anche se lo tirano su bene, viene sempre il giorno in cui egli ha bisogno di un foglio bollato, di dare infor­mazioni per partecipare a un concorso. E allora vien fuori che è il figlio di una schedata e non può fare non dico il diplomatico, nemmeno il questurino. Schedarle vuoi dire ridare loro la tessera di prostitute, vuoi capirlo, sì o no?

OF: Senatrice Merlin, sono d’accordo con lei; non si arrabbi. A partire da questo momento però mi comporterò come se non fossi d’accordo con lei e, la prego non si arrabbi, le porrò alcune domande che riassumono le colpe delle quali la accusano.
LM: Colpe? Che colpe? Accuse? Che accuse? Non ho mica fatto nulla di male, io, ho fatto una cosa buona.

OF: Lo so, senatrice Merlin: e nessuno l’ha mai ringraziata per questo. L’hanno insultata, derìsa, lapidata. Nessuno, lo sap­piamo, è più odiato del benefattore, e la gratitudine non esiste. Dunque mi risponda, la prego. Prima accusa: le prostitute, dopo l’applicazione della sua legge, sono raddoppiate.
LM: Può darsi; è aumentata la popolazione, saranno aumen­tate anche quelle disgraziate. E comunque qual è il termine di confronto? Le hanno contate? Le avevano contate prima? Come dice? Si vedono? E prima non si vedevano? Se ne vedevano meno, dice? Ma faccia il piacere, ma non sa proprio nulla lei! Non si vedevano quando non si volevano vedere. Io le ho sempre viste. Una volta, a Milano, ho fatto le quattro del mattino, le quattro del mattino ho fatto, incontrandole ovunque.

OF: Seconda accusa: aumento delle malattie veneree. Questo lo dicono persone molto serie, però. Qui ci sono i dati.
LM: Ma come è ingenua, lei! I dati di chi? E contrapposti a quali dati? Ma lo sa che nel 1937 ci furono centinaia di migliaia di casi? Diminuirono fortemente con la scoperta degli antibiotici, ma crebbero di nuovo nel 1953, quando le case erano ancora aperte: si sono chiuse nel 1958. E il fatto che rispetto agli antibiotici si crei assuefazione e dopo un certo uso non abbiano più lo stesso effetto, dove lo mette? E il fatto che tutte le malattie vanno soggette a cicli, dove lo mette? C’è una gran recrudescenza della poliomielite e del cancro in questi anni: anche questa è colpa della senatrice Merlin? E come si combatte quella recrudescenza, semmai? Riaprendo le case che son focolai di infezione? Senta, lei che non capisce proprio nulla: lo sa quante volte quelle disgraziate erano visitate nelle case? Due volte la settimana. Le pare sufficiente? Con decine di clienti al giorno ciascuna? E a cosa serviva visitare 2.500 donne, tante vivevano nelle case chiuse, quando fuori c’erano almeno 50mila’clandestine non obbligate a marcar visita? E le tenutarie che dicevano al dottore: «Dottore, non dica che la Rosetta l’è ammalata, mi lavora tanto», e il dottore che le accontentava? Ma stia zitta, stia!

OF: Terza accusa: aumento dei delitti sessuali, dei teddy boys che si organizzano in bande, del pappagallismo. E non parlo, perché mi fa ridere, del problema dei militari che secondo taluni osservatori si son trasformati in soldataglie voraci e pronte ad attentare a spose virtuose, zie ignare, vergini candide…
LM: Ma non capisce proprio nulla, lei! Ma crede proprio a tutto, lei! Guardi quell’asino che vola, guardi: l’ha visto? Delitti sessuali! Come se prima non esistessero! Teddy boys! Di 14 e 15 anni, magari. Come se prima, a quell’età, potessero entrare in case dove si poteva entrare solo a 18! Pappagallismo! Come se non ci fosse mai stato. Ora i militari. Se lei non vuole parlarne, ne parlo io. Silenzio! Stia zitta. Anzi, stia attenta: quanti sono i militari in una grande città? Decine di migliaia. Quante case c’erano in una grande città? Al massimo 16. Per un totale di 250 donne. Bastavano? Eh? Evidentemente i militari si arrangiavano altrove. Che continuino ad arrangiarsi. Costano troppo, dirà lei…

OF: Io non dico nulla.
LM: Silenzio! Costano troppo, dirà lei. Guardi, io ai militari ci penso: ma per evitar loro la guerra, non per procurare loro postriboli. E a quei generali che si lamentano io vorrei chiedere se i postriboli non sono per caso il prezzo con cui pagano la vita di tante creature. Lo stesso vorrei chiedere a certe madri. Lo sa chi mi da più disgusto? Le madri che dicono: e ora chi mi educherà sessualmente mio figlio? Ah sì? Ti chiedi questo e non ti chiedi se il medesimo figlio te lo mandano a morire ieri per la patria, domani per Mussolini, dopodomani per il petrolio? Eppoi, che giovani son questi che per avere una donna devono farsela servire su un vassoio come un fagiano? Bei giovani! Facciamo come quegli universitari che mi dissero: guardi, signora, per noi il problema non esiste, ci arrangiamo benissimo con le nostre compagne.

OF: Quarta accusa: quella che la prostituzione non si sia per niente abolita, anzi che continui come prima, nella stessa brutale umiliazione morale, nello stesso sfruttamento, nella stessa desolazione. Questo, e non si arrabbi, senatrice Merlin, è proprio vero. Comunque lo credo anch’io.
LM: Ma è matta lei! Ma davvero non capisce nulla! E chi pretendeva di abolire la prostituzione? Io?!? La mia legge mirava solo a impedire la complicità dello Stato. Rilegga il titolo: «Abo­lizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui». Stop. Io avevo anche aggiunto «… e contro il pericolo delle malattie veneree», ma me l’han tolto perché c’era già una legge. Davvero mi meraviglio che dica simili bestialità. La prostituzione non è mica un crimine, è un malcostume. E ammettiamo che per taluni sia un crimine: la differenza tra le clandestine e le regolamentate è la stessa che pas­serebbe tra i ladri autorizzati a rubare e i ladri che come in tutto il mondo rubano di nascosto. Scusi, conosce un Paese in tutto il globo terrestre, uno solo, dove non esista la prostituzione?

OF: La Cina, almeno a sentire le testimonianze dei cinesi. E in questo credo che siano sinceri.
LM: Può darsi. In uno Stato dittatoriale è possibile. Le fuci­lano. Ma io non accetto la dittatura, nessuna specie di dittatura. Io voglio vivere in un Paese di gente libera: libera anche di pro­stituirsi, purtroppo. Ma libera.

OF: Dica, senatrice Merlin: conosce per caso qualche pro­stituta che ha smesso di esercitare?
LM: Eccome. E molte si sono anche sposate. A Venezia, dove c’è una casa di recupero, abbiamo avuto tre matrimoni in un mese. Sposate, sono brave, sa. La lezione è stata molto dura e ora risultano mogli fedelissime.
OF: Nessuna si è fatta monaca, che lei sappia?
LM: Qualcuna sì, ma pochissime. E son tutte finite al Cottolengo: a curare quei poveretti. Secondo me erano approdate per suggestione alla malavita; quindi pronte a subire una suggestione contraria. Lo dico senza malizia, io non ho nulla contro le mo­nache. Sono stata educata come mia madre e mia nonna in un collegio di monache e mi ci sono trovata fantasticamente.

OF: Sinceramente: insulti ne ha mai ricevuti? Insomma, le è mai capitato che per strada qualcuna la riconoscesse e le mandasse contro qualche accidente?
LM: Mi riconoscono sempre, e mi salutano con dolcezza, e mi chiamano “Mamma Merlin”. Gli insulti mi venivano, mi vengono, dai tenutari. Settemila lettere ho ricevuto e a volte mi scrivevano perfino: «Ti ricordi quando la prostituta la facevi tu?». Quelle disgraziate invece sono piene di gratitudine. Ho parlato con 2mila donne e non ne ho trovata una sola che fosse contro. Ah, non dimenticherò mai quel luglio caldo, quando un gruppetto di loro venne a Montecitorio. Piangevano: «Si­gnora, con questo caldo, 14 ore chiuse dentro una camera, a servire 120 uomini al giorno, signora, non è possibile, chiuda quelle case e sarà una santa!». In carcere, io sono stata prigio­niera politica in sette carceri, sognavano sempre che qualcuno le chiudesse, quelle case. Sere fa ne ho trovata una: clandestina. Vede, signora, mi dice, è sempre un gran mestieraccio: ma ora almeno vado con chi voglio e più di due o tre clienti per sera non mi permetto. Un gran sollievo. Capirà… E poi, non essendo più schedate, possono anche smettere.

OF: Senta, senatrice. Io non so se lei è anarchica o libe­rale, più che socialista. Certo, in un partito dev’essere assai scomoda.
LM: Scomoda? Scomodissima! Anarchica, sa, non è mica un’offesa per me: al contrario. Liberale, bah! Può anche darsi: son socialista, ma socialista per davvero, io. E così dettero l’or­dine di farmi decadere da parlamentare; non essendoci riusciti, cominciarono a stancarmi, a logorarmi. C’era un’inondazione e mandavano me, cascava un argine e mandavano me, bisognava visitare 12 paesini di fila e mandavano me: via la povera vecchia a bagnarsi e ammalarsi. Finché diedi le dimissioni e decisi di non presentarmi più alle elezioni.

OF: E non le è dispiaciuto lasciare Montecitorio?
LM: Dispiaciuto?! Nausea ne avevo! Guardi: ambiziosa non sono, i soldi per campare li ho, ho la mia pensione di pro-fessoressa, 11 mila lire al mese, e mi basta. Io non stavo mica lì per lo stipendio, come fa qualcun altro!
OP: E non si annoia a vivere in questo riposo, lei che ha trascorso la vita a lavorare e rischiare? Come passa la sua gior­nata, ora, senatrice? Che cosa fa?
LM: Io non mi annoio mai e la giornata la passo benissimo. Mi alzo alle otto, mi pulisco la casa, perché la cameriera non l’ho mai avuta, vado a fare la spesa, mi cuocio il mangiare, cose semplici perché ho la colite, riso al burro, una bistecchina o una bella fetta di fegato, mi lavo i piatti, e nel pomeriggio leggo o scrivo, o riordino i miei libri. Vivo sola. Mio marito morì nel 1936 e figli non me ne ha lasciati; i suoi tre figli, due morirono in esilio e uno a Mauthausen. Ogni tanto vedo la mia nipote, questa con cui son venuta al mare, e suo figlio, Paolino. La solitudine non mi pesa, e neppure l’amarezza.Mi sono sempre adattata alle sventure senza farmi travolgere: con distacco.

9-03-2009

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