Pubblicato da: chinonrisica | 13 gennaio 2011

Pil e dignità

Il 2011 si apre con un fuoco di fila di notizie che lasciano sgomenti.Nel vicino Maghreb cittadini, per lo più giovani, manifestano, e muoiono, per i rincari dei generi alimentari. Rincari che rendono difficile sopravvivere, quando si è senza lavoro.

A Bologna, città solidale e di tradizioni progressiste, muore di freddo un piccolo senzatetto. Mentre gli operai di Mirafiori si accingono a votare per quello che somiglia più ad un ultimatum che a un referendum: diritti in cambio di lavoro.

Come se l’umanità avesse abdicato a se stessa, la povertà, o il serio timore della povertà, ci assediano, da luoghi sempre più vicini, sempre più insospettabili.

L’egoismo che rende ciechi è quello del “si salvi chi può”, quello della necessità che fa guardare all’altro come ad un avversario in agguato, che rende capaci di non vedere o non voler vedere un aumento imbarazzante del bisogno: di quello estremo ed evidente, di quello silenzioso, più nascosto, ma non meno disperato.

Le statistiche ci dicono che le famiglie, soprattutto quelle con figli, hanno sempre più difficoltà ad onorare i debiti ( non solo i mutui) , a pagare le bollette, a far fronte a spese impreviste. Ma le statistiche sono numeri, aridi, che creano assai poca empatia. Le famiglie che non possono pagare l’affitto dormono in auto, quando ne hanno una, o per strada, come quella del povero neonato bolognese; consumano poco, rinunciano a molto.

E quando li vediamo, i clochard, intontiti dall’alcool che serve a scaldare o dai farmaci che servono a non pensare, siamo infastiditi. Strumentalmente distratti.

La perdita della dignità nasce, spesso, dalla perdita del lavoro e su questo le statistiche, ancora, sono impietose. Giovani con sempre minori aspettative professionali diventeranno adulti rabbiosi e frustrati, innescheranno meccanismi di intolleranza verso chi arriva da realtà più disastrate, daranno origine a conflittualità generazionali crescenti.

Da questa situazione difficile non ci salverà il mercato, con buona pace degli apologeti del PIL. Non ci salverà un numero maggiore di giornate lavorative( per chi produrre, se non c’è il denaro per comprare?), ma una rinnovata ottica di solidarietà sociale,un consumo responsabile e uno sguardo più profondo al nostro essere, in definitiva, tutti portatori di eguale dignità.

E, soprattutto, una dose abbondante di verità, che ci permetta di comprendere, finchè lo si può, la barbarie incombente, la sudditanza strisciante e il nulla morale verso cui ci avviamo.

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